lunedì 30 dicembre 2019

30 dicembre Sant' Eugenio di Milano.



(VIII secolo – Milano, VIII secolo) 
vescovo
Emblema: Bastone Pastorale
Non abbiamo quasi nessuna notizia certa su di lui, da Landolfo Seniore sappiamo che si trattava di un vescovo venuto in Italia al seguito di Carlo Magno, di cui era anche padre spirituale.A lui veniva attribuito il merito di aver difeso, durante un concilio a Roma, il Rito ambrosiano, contro i tentativi di abolirlo fatti da papa Adriano I e dallo stesso Carlo Magno. Per dirimere la questione i padri riuniti in concilio decisero di posare sull'altare della basilica di San Pietro i due messali romano e ambrosiano, dopo le porte della basilica furono chiuse e sorvegliate, e tutti pregarono e digiunarono per tre giorni. Quando furono riaperte le porte della basilica, i due messali erano ancora chiusi, ma miracolosamente si spalancarono tutti e due, ciò fu interpretato come un segno del Cielo che ambedue i riti avevano pari dignità. Il culto di sant'Eugenio oggi è considerato ufficialmente un culto locale dell'arcidiocesi di Milano, dove la memoria liturgica è fissata il 30 dicembre.  La data del 30 dicembre come giorno della sua festa è legata al giorno in cui il suo corpo venne riesumato e traslato nella chiesa di Sant'Eustorgio luogo dove, nella sala capitolare conventuale, è conservata una statua del XII secolo che lo raffigura.

wikipedia.


 

Nulla viene per caso........


domenica 29 dicembre 2019

Anno vecchio addio!



Lentamente te ne vai
portandoti appresso

tutti i giorni trascorsi

con gioia o in solitudine
triste. 
 
Menzognero è lo sguardo
rivolto al passato:
riporta alla luce
malinconia e  pianto
sottraendo alla vista ciò che di buono e bello
vi sarà pur stato.

La neve fuori,
gelida, copre ogni cosa:
nessuno spiraglio di sole
a riscaldare il cuore.

Ecco ora in arrivo
un raggio di luce:
  è l' anno nuovo
col volto di bimbo
che porta con sé
nuova vita
e tanta speranza.

 Censorina

Le stagioni umane



Quattro stagioni fanno intero l'anno
quattro stagioni ha l'animo dell'uomo.
Egli ha la sua robusta Primavera
quando coglie l'ingenua fantasia
ad aprire di mano ogni bellezza;
ha la sua Estate quando ruminare
il boccone di miel primaverile
del giovine pensiero ama perduto
di voluttà, e così fantasticando,
quanto gli è dato approssimarsi al cielo;
e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno
quando ripiega strettamente le ali
pago di star così a contemplare
oziando le nebbie, di lasciare
le cose belle inavvertite lungi
passare come sulla siglia un rivo.
Anche ha il suo Inverno di sfiguramento
pallido, sennò forza gli sarebbe
rinunciare alla sua mortal natura.


John Keats

cartoline vintage buon anno


"PIU' DEI TRAMONTI"


Più dei tramonti,
più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto
è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi
dopo la catastrofe,
dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre,
anche quando non ci crede,
anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi,
di quelle ferite da mina anti-uomo
che ti da la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo
non finisce più,
che ti stai giocando l'esistenza
in un lavoro difficile,
che ogni mattina è un esame,
peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa,
che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza
o se ti devi condannare.
Così ogni giorno,
e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te,
che hai paura anche solo di dormirci,
con un uomo; che sei terrorizzata
che una storia ti tolga l'aria, che non flirti
con nessuno perché hai il terrore
che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu,
poi soffri come un cane.

Sei stanca:
c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare,
che ti vuole cambiare,
o che devi  cambiare tu
per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine
dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici
anche quando parli con le altre:
"Io sto bene così. Sto bene così,
sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata
a vivere,
ci hai abitato Natali e Pasque.
In quell'uomo
ci hai buttato dentro l'anima;
ed è passato tanto tempo,
ce ne hai buttata talmente tanta
di anima,
che un giorno cominci a cercarti
dentro lo specchio perché non sai più
chi sei diventata.

Comunque sia andata, ora sei qui
e so che c'è stato un momento
che hai guardato giù
e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta:
nella tua storia,
nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi. E hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua
nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi
in una strada affollata,
alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente.
Non potevi trattenerlo.

E quella notte che hai preso la macchina
e hai guidato per ore,
perché l'aria buia ti asciugasse
le guance? E poi hai scavato, hai parlato.
Quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole.
Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri
che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così?
Com'è che ripeto sempre
lo stesso schema?
Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù
con la ruspa dentro alla tua storia,
a due, a quattro mani,
e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile.
Ecco,è qui che inizia tutto.
Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole
per guardarti così,
scomposta in mille coriandoli,
che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque,
ha dentro un istinto
che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia,
dovrai inventarti
una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti
di nuovo,
di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa. Non ti entusiasma?
Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi,
o farlo per la prima volta,
è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.

Non importa da dove cominci,
se dalla casa,
dal colore delle tende
o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita,
per questo meraviglioso modo
di gridare al mondo
"sono nuova"
con una gonna a fiori
o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere:
"Attenti: il cantiere è aperto.
Stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole,
una donna in rinascita
è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti.


   Jack Folla

"La mia generazione





Non può essere, non dev'essere, io non posso accettarlo

di essere tagliato sempre quando parlo.

Che dico. Che sogno. Di che cosa ho bisogno.

Se sono ignorante e se me ne vergogno.

E a te che ti diletti della mia generazione:

rispetta il bisogno e l'emozione

di chi più niente aspetta. Non spera

non spara. Rifila solamente con l'accetta la sua bara.

O padri. O padri. O padri disperati

da padri che vi fecero già adulti e sistemati

di libertà selvaggia ci avete contagiati

e come cormorani, da soli, abbandonati

sull'ultima spiaggia col petrolio sulle ali.

Non può essere, non dev'essere, io non posso accettarlo

che questa mia generazione di cui parlo, tarlo,

dovrà rosicchiarsi un posto al sole, rubarlo

ad ogni costo. Contesto. Non voglio farlo,

la globalizzazione è il vostro stupido pretesto, mondiale

per buttare a mare una generazione da scartare. Vero?

Non speculare, su questo silenzio che non ci fa urlare. Peggio.

Noialtri non verremo a votare al vostro seggio.

Né grideremo Baggio-Baggio. Non puoi farci sfogare

per lavartene le mani che non c'è da lavorare. Scruta

dalla tua reggia, saggia, milioni di ragazzi

su questa ultima spiaggia. Attenti. Pazzi.

Diccelo tu che vali ?

Perché il sole sta sciogliendoci il petrolio dalle ali."
 
Jack Folla

Nel giardino

Nel giardino. (a mio padre) Tu speri ancora che dovrò guarire e vai facendo più grande il giardino dove una volta, prima di partire, mi leva...