lunedì 5 gennaio 2026

Papa Sisto 1°

San Sisto I Papa

Festa: 3 aprile(Papa dal 115 al 125).

Prete romano, fu eletto con i voti di tutto il clero.
Fu il sesto Papa dopo Pietro.
Sisto vive a Roma in un’epoca di semi-tolleranza nei confronti dei cristiani, ai tempi dell’imperatore Traiano prima e di Adriano poi. Alla sua morte, dopo dieci anni di Pontificato, viene seppellito in Vaticano vicino a San Pietro. Fu lui a disporre che i calici e gli arredi sacri dell'altare potessero essere toccati solo dai sacerdoti.

Etimologia: Sisto = variante di Sesto

Martirologio Romano: A Roma, san Sisto I, papa, che, al tempo dell’imperatore Adriano, resse la Chiesa di Roma, sesto dopo il beato Pietro. in latino: Xystus (Roma, –126/128 ca.), fu il 7° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo.
Fu papa orientativamente tra il 117/119 e il 126/128.

Era figlio di un certo Pastor, romano della regione di via Lata. Il suo nome, Xystus, probabilmente di origine greca, è stato in seguito erroneamente confuso con Sistus che fu il sesto successore di Pietro. Secondo il Catalogo Liberiano dei papi, svolse il suo pontificato sotto l'imperatore Adriano, ovvero dal 117 al 126. Lo storico Eusebio di Cesarea invece, in due scritti diversi riporta due periodi diversi: nel Chronicon dice che fu papa dal 114 al 124, mentre nell'Historia ecclesiastica afferma che regnò dal 114 al 128. In ogni caso, tutti gli studiosi concordano sul fatto che regnò circa 10 anni. Secondo il Liber Pontificalis, durante il suo pontificato emanò 3 disposizioni:
nessuno, ad eccezione dei ministri del culto, durante la consacrazione può toccare il calice e la patena; i vescovi che si sono recati presso la Santa Sede, al loro ritorno nella diocesi devono presentarsi con una lettera apostolica che conferma la loro piena comunione con il successore di Pietro;
dopo il Prefazio della messa il sacerdote deve recitare il Sanctus con l'assemblea. Al periodo del suo papato forse, risalgono le prime divergenze tra la Chiesa di Roma e le chiese d'Oriente, in quanto mentre queste già celebravano la festa della Pasqua, tale festa non era ancora stata stabilita in occidente. A lui furono attribuite due lettere, sulla dottrina della Trinità e sul primato del vescovo di Roma, che sono considerate apocrife. Secondo una leggenda fu lui ad inviare il primo missionario per l'evangelizzazione della Gallia, il vescovo Pellegrino. Alla sua morte, il suo corpo fu inumato nella Necropoli vaticana. La memoria liturgica di San Sisto I ricorre il 3 aprile. « 3 aprile - A Roma, san Sisto I, papa, che, al tempo dell’imperatore Adriano, resse la Chiesa di Roma, sesto dopo il beato Pietro. » Viene venerato come patrono di Alife e di Alatri, nelle diocesi di Alife-Caiazzo e diocesi di Anagni-Alatri. Variegate sono le tradizioni locali per cui le reliquie di san Sisto I si trovino in queste due città. Dal Medioevo, fino a pochi anni or sono, la questione delle reliquie ha diviso le città di Alife e di Alatri, ognuna delle quali riteneva di detenere per intero il corpo di san Sisto. Recenti studi, condotti sia ad Alife che ad Alatri negli anni ottanta, mostrano che entrambe le città hanno circa il 50% del corpo del Santo. Queste tradizioni locali hanno solide origini medievali. Alcune altre reliquie sono conservate in San Sisto a via Appia, dove, nella parete sinistra della chiesa, è murato, dietro una lapide, un cofanetto che le contiene, insieme a quelle di altri martiri.

Né Oro! Né Incenso! Né Mirra!



Né Oro! Né Incenso! Né Mirra!

Nel nostro paese, che è la Persia, mago vuol dire sapiente, cioè studioso. Anche noi avevamo molto studiato, specialmente sul libro chiamato Avesta. Le nostre spalle si erano incurvate su quel libro.Le nostre barbe erano diventate bianche nello studio. Il libro annunziava la venuta di un "saggio signore o, di un "vittorioso Liberatore" degli uomini. Prima di noi, generazioni e generazioni di sapienti avevano atteso questo miracoloso personaggio, ma sempre invano. Ormai eravamo vecchi, e temevamo di dover chiudere gli occhi senza aver visto il Liberatore. Guardavamo il cielo, in attesa di un segno annunziante la sua venuta..........Ed ecco una stella di straordinario splendore farci segno di seguirla. Partimmo felici, montati sulle migliori cavalcature, vestiti riccamente con le corone in testa e i doni in mano. Non sarebbe stato conveniente presentarsi a quel gran personaggio senza regali. Uno di noi prese una coppa d'oro simbolo di potenza regale, un altro prese un'anfora piena d'incenso simbolo d'onore sacerdotale, l'altro ancora prese un calice di mirra simbolo di redenzione......La stella ci faceva da guida.Valicammo monti,attraversammo pianure, guadammo fiumi e incontrammo città, senza che la stella accennasse a fermarsi. Giunti a Gerusalemme, il re Erode fu avvertito del nostro arrivo. Seppe che cercavamo il Re dei Giudei e chiese ai suoi sapienti:- Dove dicono i libri che deve nascere il Redentore? Anche gli ebrei avevano un libro chiamato Bibbia, dove era annunziata la venuta del Salvatore. Perciò i sapienti risposero al re Erode:- Betlem sarà la sua culla. - Andate a Betlem, - ci disse Erode - e al ritorno mi narrerete di lui. Riprendemmo a viaggiare, e la stella viaggiava con noi, finché non si fermò sopra una povera stalla. Trovammo il Bambino fasciato e deposto nella mangiatoia, fra due animali. Quale abbandono e quanta miseria! Il Re del mondo giaceva su paglia trita,senza corte d'attorno e senza onori. A quella vista, la nostra sapienza si confuse. Avevamo sperato di trovare un potente Re in una reggia sfarzosa, in mezzo a ricchezze e a splendori.Vedendo tanta umiltà ci sentimmo umiliati. Mettemmo fuori i nostri doni: oro, incenso e mirra.Il Bambino ci guardò come per accettarli,ma noi sentimmo che non bastava offrir quei soli doni. Egli non s'appagava né d'oro né d'incenso né di mirra.Voleva insieme il nostro cuore, e lo voleva ripieno di quella ricchezza che non s'estingue mai, e che si chiama Amore. A questo Amore, che si traduce in Carità, la nostra scienza di vecchi sapienti non aveva mai pensato.
Ce lo insegnò un bambino,nato da poco, in una stalla,con un sorriso che ringiovanì il nostro vecchissimo cuore.
web.

Ida Magli


Ida Magli

(Roma, 5 gennaio 1925 – 21 febbraio 2016)
è stata un'antropologa e filosofa italiana.
Conseguì il diploma in pianoforte presso il conservatorio di Santa Cecilia, poi si laureò in filosofia con una specializzazione in psicologia medica sperimentale a La Sapienza di Roma discutendo una tesi sperimentale sul linguaggio radiofonico. Divenne in seguito docente di psicologia sociale all'Università di Siena, dove insegnò per alcuni anni. Ottenne poi la cattedra di antropologia culturale all'Università La Sapienza di Roma, cattedra che ha ricoperto fino al pensionamento nel 1988. Ida Magli è stata la prima ad adoperare il metodo antropologico per analizzare la società europea e in particolare quella italiana, dall'antichità al medioevo fino alla contemporaneità, con gli stessi strumenti adoperati dall'antropologia per le società "primitive".Si è servita della sua conoscenza della musica per comprendere in pieno e adoperare il concetto di "modello" culturale, messo a punto da Franz Boas e Alfred Kroeber, come "forma" chiusa e significante in sé stessa: la "cultura" come una specie di "fuga bachiana". È riuscita, così, a mettere in luce l'importanza di moltissimi fenomeni di solito ignorati dagli storici, soprattutto quelli riguardanti il "Sacro", i tabù, l'impurità, l'evitazione delle donne, la "potenza della parola" legata al primato dell'organo sessuale maschile, le differenze nella concezione del tempo fra la religione giudaica, centrata sull'attesa della salvezza e quella cristiana centrata sul divenire... I suoi scritti, quindi, rispecchiano il risultato di questo metodo e danno ampio spazio a fenomeni e a fatti di solito passati sotto silenzio: la storia delle donne non come mondo a parte ma come intrinseca al potere maschile, la predicazione popolare e la devozione mariana come importantissimo documento storico, il rapporto fra il Sacro e il Potere negli avvenimenti politici. Ida Magli era anche nota come forte polemista nei confronti dell'Unione europea. Fin dal 1994 aveva sostenuto tesi contrarie all'unificazione europea e aveva cercato inutilmente di convincere i politici a desistere da quello che considerava un progetto fallimentare, foriero della fine della civiltà europea. Nel 1982 vinse il Premio Brancati per la letteratura con il suo libro Gesù di Nazareth. Ha scritto le principali voci di Antropologia culturale per l'Enciclopedia Garzanti di Filosofia e Scienze umane; la voce Sociologia e Religione e la voce Monachesimo cristiano femminile per l'Enciclopedia delle Religioni diretta da Alfonso M. Di Nola ed. Vallecchi; la voce Parentela nel volume Sistematica dell'Enciclopedia Einaudi; la voce Perfezione nel Dizionario enciclopedico degli Istituti di Perfezione; la voce Antropologia culturale e Psichiatria nell'Annuario della Scienza e della Tecnica Mondadori 1980-82. Nel 1976 fondò e diresse la Rivista internazionale di studi antropologici sulla donna DWF Donna Woman Femme, ed. Bulzoni; fondò e diresse dal 1989 al 1992 la rivista Antropologia culturale AC, ed. Genovese. Ha collaborato per molti anni al quotidiano la Repubblica e al settimanale L'Espresso scrivendo decine di articoli di commento all'attualità politica e sociale con particolare riguardo agli aspetti antropologici. Dal 1994 collaborava al quotidiano il Giornale. È morta nella sua residenza. È sepolta al Vittoriale. Nel novembre 2016 è stato dedicato alla sua memoria il Premio Impegno Civico "Libertà va cercando ch'è sì cara".

Troppo bello!!!!

 


domenica 4 gennaio 2026

Betty Williams

Betty Williams 
(Belfast, 22 maggio 1943 – Belfast, 17 marzo 2020)
è stata un'
attivista nordirlandese.

Ha ricevuto, assieme a Mairead Corrigan, il Premio Nobel per la Pace nel 1976 per il suo ruolo di cofondatrice della Community of Peace People, un'organizzazione che si batteva per una soluzione pacifica della questione dell'Irlanda del Nord. In seguito è stata a capo della Global Children's Foundation ed è stata presidente del World Centers of Compassion for Children International.  Suo padre lavorava come macellaio e sua madre era una casalinga. Betty ricevette la sua istruzione primaria dalla St. Teresa Primary School di Belfast e frequentò la St Dominic's Grammar School for Girls per i suoi studi di scuola secondaria. Dopo aver completato la sua istruzione formale, iniziò a lavorare come receptionist d'ufficio. Raro per l'epoca in Irlanda del Nord: suo padre era protestante e sua madre cattolica. Un background familiare da cui Williams in seguito disse di aver derivato la tolleranza religiosa e un'ampiezza di visione che l'aveva motivata a lavorare per la pace. All'inizio degli anni '70 si unì a una campagna contro la violenza guidata da un prete protestante. Williams attribuì a questa esperienza il merito di averla preparata a fondare il proprio movimento per la pace, che si è concentrato sulla creazione di gruppi per la pace composti da ex oppositori. Betty Williams iniziò la sua attività pubblica dopo aver assistito in prima persona alla morte di tre bambini investiti da un'auto. Il conducente era un latitante dell'IRA (Irish Republican Army), Danny Lennon, che aveva perso il controllo del veicolo dopo essere stato colpito da proiettili sparati dalla polizia britannica.Due giorni dopo il tragico incidente Williams aveva già ottenuto 6 000 firme su una petizione che chiedeva la pace in Irlanda del Nord. Contemporaneamente organizzò assieme a Mairead Corrigan, sorella di Anne Maguire (la madre dei tre bambini che poi si suicidò nel gennaio 1980)[ una marcia alla quale parteciparono circa 10 000 persone, soprattutto donne, sia protestanti che cattoliche. La marcia pacifica fu tuttavia disturbata con violenza dai membri dell'IRA che accusarono i manifestanti di essere "dupes of the British" La settimana successiva Williams guidò una nuova marcia con 20 000 partecipanti  in Ormeau Park che si concluse con successo senza incidenti. In seguito Betty Williams fondò, assieme a Mairead Corrigan, la Women for Peace che in seguito, grazie alla collaborazione di Ciaran McKeown divenne la Community for Peace People. Nel 2006, Williams ha fondato la Nobel Women's Initiative insieme ai premi Nobel per la pace Mairead Corrigan Maguire, Shirin Ebadi, Wangari Maathai, Jody Williams e Rigoberta Menchú Tum. Queste sei donne, che rappresentano il Nord e il Sud America, il Medio Oriente, l'Europa e l'Africa, hanno unito le loro esperienze in uno sforzo congiunto per la pace con giustizia e uguaglianza. L'obiettivo della Nobel Women's Initiative è aiutare a rafforzare il lavoro svolto a sostegno dei diritti delle donne in tutto il mondo. Williams era anche membro di "PeaceJam". Williams ha fondato anche il Nobel Laureate Summit, che si tiene annualmente dal 2000. Il 28 gennaio 2008 l'Università degli Studi della Basilicata le conferì la laurea honoris causa in Scienze della Formazione Primaria per il suo impegno nella realizzazione di metodologie didattiche dedicate ai bambini, per le sue attività umanitarie e per le sue iniziative atte a promuovere la pace nel mondo. La cerimonia si svolse a Potenza, durante l'inaugurazione dell'anno accademico 2007-2008. Nel 2009 è stata costituita grazie ad una sua idea la Fondazione Città della Pace per i bambini, realizzata in Italia assieme all'attivista e amico Enzo Cursio, che prevede strutture che possano ospitare i bambini che vivono in situazioni di pericolo nei loro paesi, da realizzarsi nei comuni lucani di Sant'Arcangelo e di Scanzano Jonico, luogo che il Governo italiano nel 2003 aveva destinato a diventare deposito unico nazionale di scorie nucleari. La Città della Pace ha l'obiettivo di garantire istruzione, assistenza ed educazione a minori in condizioni di disagio sociale o pericolo derivanti da guerre o disastri ambientali. Nel 2010 sono arrivati i primi ospiti a Sant’Arcangelo che si sono integrati nella àomunita grazie a specifici percorsi di formazione e a una forma di ospitalità diffusa che li ha portati a popolare il centro del paese. Le strutture di Scanzano Jonico, invece, non sono state ultimate. Al momento in cui ha ricevuto il premio Nobel, Williams era sposata con Ralph Williams. La coppia ha avuto due figli. Il matrimonio è stato sciolto nel 1981. Nel dicembre 1982 ha poi sposato l'uomo d'affari James Perkins; vivevano in Florida negli Stati Uniti. Nel 2004 è tornata a vivere in Irlanda del Nord. Williams è morta all'età di 76 anni.

Mairead Corrigan

Mairead Corrigan 
(conosciuta anche come 
Mairead Corrigan Maguire; 
Belfast, 27 gennaio 1944)

è una pacifista nordirlandese, cofondatrice, con Betty Williams, della Community of Peace People, un'organizzazione a favore della pace nel conflitto nordirlandese. Insieme alla Williams, vinse il premio Nobel per la pace nel 1976. Figlia di un macellaio e di una casalinga. Nata in una famiglia di religione cattolica, studiò alla St Teresa's Prymary School e alla St. Dominc's Grammar school, prima di trovare lavoro come segretaria. Ha iniziato a interessarsi di diritti umani dopo che tre suoi nipoti furono investiti e uccisi da un'automobile, il cui guidatore, un militante del Provisional Irish Republican Army, era stato colpito dal fuoco di un soldato. Fa parte di un movimento pro-life ed è contro l'aborto, la pena di morte e l'eutanasia. Nel 2009 si è schierata contro il Premio Nobel per la pace a Barack Obama. Mairead Corrigan fa parte del comitato di patrocinio del Coordinamento internazionale per il Decennio. Nell'aprile del 2007, ha partecipato a una manifestazione contro la costruzione della barriera di separazione israeliana presso il villaggio palestinese di Bil'in ed è stata colpita da un proiettile di gomma e da gas lacrimogeno. Nel 2010 è stata coinvolta negli eventi successivi all'Incidente della Freedom Flotilla, nel tentativo da parte della nave Rachel Corrie di violare il blocco israeliano della Striscia di Gaza. Oltre al premio Nobel, nel 1990 Mairead Corrigan ha ottenuto il premio Pacem in Terris, così chiamato per ricordare l'omonima enciclica di Papa Giovanni XXIII. Inoltre, le è stato assegnato il Norwegian People's Prize.

Dario Guzzon







Dario Guzzon 
è stato un fumettista e illustratore italiano.

Dario Guzzon, è uno dei tre componenti del gruppo di fumettisti che si firma EsseGesse, noto dagli anni Cinquanta per aver inaugurato la produzione di storie in équipe, scambiandosi a seconda delle esigenze il ruolo di sceneggiatore, matite e chine. I personaggi più celebri da loro creati: Il Grande Blek, Capitan Miki, Il Comandante Mark, Alan Mistero, pubblicati con successo sia in Italia sia all'estero. Diplomato maestro elementare, Guzzon frequenta la scuola d'arte dal 1946 al 1948, poi la Libera Accademia di Belle Arti, dove insegnano i pittori torinesi Micheletti, Bercetti, Stroppa e Tribaudino. Nel 1948 inizia a lavorare per l'editrice torinese Taurinia, che gli affida le copertine illustrate a mezza tinta (china diluita) per la rivista Piccina, un periodico nato sulla scia di Grand Hôtel. Qui incontra Pietro Sartoris, anch'egli insegnante elementare ai suoi primi passi nel fumetto. I due iniziano subito a lavorare in tandem. Quando la Taurinia chiude, Guzzon e Sartoris si trasferiscono a Milano dove trovano da disegnare alle Edizioni Alpe dell'editore Giuseppe Caregaro, che affida a Guzzon alcuni episodi per la testata Cucciolo. Altro lavoro arriva dall'editore Tristano Torelli, quando i due incontrano Giovanni Sinchetto, il terzo torinese. I tre artigiani factotum decidono di formare un trio chiamandosi con la sigla EsseGesse, ottenuta dalle iniziali dei loro cognomi. I primo loro personaggio in team viene pubblicato nel 1950 sul settimanale torinese La Gazzetta dei Piccoli: Olenwald, il Nibelungo, seguito da Kinowa e i più noti Blek e Miki per la Dardo di Milano dell'editore Gino Casarotti. Guzzon, l'ultimo dei tre a scomparire, chiude la carriera realizzando i numeri annuali dello speciale per la Bonelli Editore de Il Comandante Mark, con la collaborazione di Lina Buffolente, fino al 1995 (lasciando poi a lei la continuazione della serie), 'Signora del fumetto italiano' con la quale tenterà pure, dal 1994, un ultimo nostalgico rilancio dei classici Blek e Miki nel formato originale in striscia.

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