martedì 7 maggio 2024

Antonino Cassarà


detto Ninni

(Palermo, 7 maggio 1947 – Palermo, 6 agosto 1985),
è stato un poliziotto italiano, vittima della mafia.
Commissario della Polizia di Stato nella Questura di Reggio Calabria e poi a Trapani, dove ebbe modo di conoscere Giovanni Falcone. Fu poi Vice Questore Aggiunto in forza presso la Questura di Palermo e il vice dirigente della squadra mobile. Nel 1982 lavorava per le strade di Palermo insieme all'agente Calogero Zucchetto, nell'ambito delle indagini sui clan di Cosa nostra. In una di queste occasioni Cassarà e Zucchetto riconobbero i due killer latitanti Pino Greco e Mario Prestifilippo, ma non riuscirono ad arrestarli perché questi fuggirono. Tra le numerose operazioni cui prese parte, la nota operazione "Pizza Connection", in collaborazione con forze di polizia degli Stati Uniti. Cassarà fu uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del cosiddetto "pool antimafia" della Procura di Palermo e le sue indagini contribuirono all'istruzione del primo maxiprocesso alle cosche mafiose. Era sposato e padre di tre figli. Fu ucciso dalla mafia nel 1985, all'età di 38 anni. Il 6 agosto 1985, rientrando dalla questura nella sua abitazione di via Croce Rossa a Palermo a bordo di un'Alfetta e scortato da due agenti, scese dall'auto per raggiungere il portone della sua abitazione quando un gruppo di nove uomini armati di fucile AK-47, appostati sulle finestre e sui piani dell'edificio in costruzione di fronte alla sua palazzina, sparò sull'Alfetta. L'agente Roberto Antiochia, che era uscito dall'auto per aprire lo sportello a Cassarà, venne violentemente colpito dagli spari e morì, e Natale Mondo restò illeso (ma sarebbe stato ucciso anch'egli il 14 gennaio 1988). Cassarà, colpito dai killer quasi contemporaneamente ad Antiochia, spirò sulle scale di casa tra le braccia della moglie Laura, accorsa in lacrime dopo aver visto l'accaduto insieme alla figlia dal balcone della propria abitazione. Antonino Cassarà è seppellito nel Cimitero di Sant'Orsola a Palermo. Il 17 febbraio 1995, la terza sezione della Corte d'Assise di Palermo ha condannato all'ergastolo cinque componenti della Cupola mafiosa (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Bernardo Brusca e Francesco Madonia) come mandanti del delitto. Medaglia d'oro al valor civile
«Con la piena consapevolezza dei pericoli cui si esponeva, nella lotta contro la feroce organizzazione mafiosa, ispirava, conduceva e sviluppava in prima persona e con eccezionale capacità investigativa una serie di delicate operazioni di polizia giudiziaria che portavano all'identificazione e all'arresto di numerosi fuorilegge. In un proditorio agguato teso davanti alla propria abitazione, veniva colpito da assassini armati di fucili mitragliatori, trovando tragica morte. Alto esempio di attaccamento al dovere spinto fino all'estremo sacrificio della vita.»
— Palermo, 6 agosto 1985

lunedì 6 maggio 2024

Senza rancore....



Porta chiusa
Non ascoltare Amore
quando ti dice: -non ho chiesto niente!-
Amore è prepotente,
non s'accontenta d'esser spettatore.
L'amore è come un fiore
che devi annaffiar continuamente,
si secca facilmente
se tu gli togli l'acqua ed il calore.
S'io sono stato il vento
tu hai tagliato il filo all'aquilone,
se son stato canzone
tu l'hai accompagnata col lamento.
T'ho sempre il cuore aperto
tu all'improvviso hai la porta chiusa,
t'ho domandato scusa
ignorando il fattor dello sconcerto.
Ora, senza rancore,
vorrò goder dell'oro che m'hai dato;
mi sono rassegnato
a rinunciare di capir l'amore.
Zamblon 2-maggio-2011

Milly Vitale



nome d'arte di Camilla Vitale

(Roma, 6 maggio 1932 – Roma, 2 novembre 2006),
è stata un'attrice italiana. Figlia del direttore d'orchestra Riccardo Vitale e della coreografa russa Natasha Shidlowski inizia la sua carriera cinematografica nel 1947 col film I fratelli Karamazoff. Nello stesso anno diviene nota interpretando il ruolo di Maria nel film Anni difficili al fianco di attori come Massimo Girotti, Ave Ninchi e Delia Scala. Grazie a Eravamo sette fratelli (1954), raggiunge anche una certa notorietà internazionale. Nel 1960, trasferitasi negli Stati Uniti, sposa il petroliere Vincent Lee Hillyer, già marito della principessa iraniana Fatemeh Pahlevi, dal quale divorzia nel 1970 tornando a vivere in Italia. Nel corso della sua quarantennale carriera ha recitato in cinquantasette pellicole. Muore a Roma nel 2006 ed è sepolta presso il Cimitero del Verano.

Fanny Cerrito




(Napoli, 11 maggio 1817 – Parigi, 6 maggio 1909)
è stata una danzatrice italiana, 
una delle più famose ballerine dell'era romantica.

Il suo vero nome era Francesca Teresa Giuseppa Raffaela Cerrito.

Iniziò gli studi presso la scuola del teatro San Carlo di Napoli. Studiò con  Arthur Saint-Léon (con il quale fu sposata dal 1845 al 1851). Debuttò a Napoli nel 1832 e negli anni seguenti conquistò i teatri di quasi tutte le capitali europee. Divenne Prima Ballerina del Teatro alla Scala di Milano a partire dal 1838. Dal 1840 al 1848 fu Prima Ballerina presso il Her Majesty's Theatre a Londra, conquistando così le platee inglesi. Dal 1847 al 1851 danzò regolarmente all'Opéra di Parigi, insieme al marito Arthur Saint-Léon. Creò il ruolo principale in Alma ou la fille de feu (1842), Ondine (1843), La Vivandière (1844), Lalla Rookh (1846) e Gemma (1854). Partecipò alla prima produzione del Pas de Quatre (1845) e del Pas des Déesses (o Le Jugement de Paris, 1846). Fu soprattutto molto apprezzata nella danza di carattere o di mezzo carattere in cui poteva mettere in mostra le sue grandi qualità di mimo (che a volte colmavano le lacune della sua tecnica non sempre perfetta). Per questa sua caratteristica si contrapponeva allo spirito etereo della Taglioni con la quale visse una rivalità enorme. All'epoca il pubblico era diviso tra i "taglionisti" e i "cerritisti". Fu anche, cosa abbastanza eccezionale per il tempo, una delle prime donne coreografe. La prima coreografia che la Cerrito firmò da sola fu Rosida su musica di Cesare Pugni nel 1845 e le fu subito riconosciuto un notevole talento. Si ritirò dalle scene a quarant'anni, nel 1857

Madonna delle galline

 Madonna del Carmelo detta Madonna delle galline Pagani (Sa)


La tradizione popolare racconta che nel secolo XVI, alcune galline, razzolando, portarono alla luce una piccola tavola lignea su cui era raffigurata la Madonna del Carmine. Era l´ottava di Pasqua. Il quadro fu forse sotterrato nell´ottavo-nono secolo , per sottrarlo alla distruzione della lotta iconoclasta , che vietò il culto delle immagini sacre, o anche alle feroci incursioni e razzie dei saraceni. L´immagine dopo il disseppellimento, fu conservata a lungo nel piccolo oratorio dell´Annunziatella, detto anche Spogliaturo, perché lì i confratelli , prima di accompagnare i morti alla sepoltura, si svestivano dei loro abiti per indossare quelli prescritti dal rito. Certamente lo stato di deperimento del quadro rese necessaria la sua riproduzione su tela e ciò dovette avvenire nei primi anni del 1600 , quando, a seguito del primo miracolo ad opera della sacra immagine (l´improvvisa guarigione di uno storpio), ne seguirono in poco tempo ben altri sette. Si infervorò così nel popolo la devozione verso la Madonna del Carmine e nel 1610, accanto all´oratorio dell´Annunziatella, si iniziò la costruzione della chiesa a lei dedicata, che dalla metà del secolo XVIII è conosciuta anche come Madonna delle galline. Nel 1954 è stata elevata a Santuario Mariano. Gravemente danneggiata dal sisma del 1980, è stata poi restaurata e riportata al suo splendore e abbellita da colonne, decorazioni in stucco e due statue allegoriche- la Pudicizia( a sinistra) e la speranza ( a destra). Sul portale spicca il bassorilievo raffigurante la madonna del Carmelo con in braccio il bambino, seduta su di un nugolo di nuvole e nell´atto di essere incoronata da due angioletti.

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Petrarca, Platone e punto croce.


 Petrarca, Platone e punto croce.

Accanto alla letteratura italiana e latina, al diritto, alla filosofia e alle lingue straniere, tra le materia del liceo femminile c'erano i "lavori donneschi".
Peccato che le giovani cittadine di oggi sappiano più attaccarsi un bottone.

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