venerdì 31 ottobre 2025

Tristezza della Luna



Tristezza della Luna

Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima d'addormirsi carezza il contorno dei seni,
e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona
a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche che salgono nell'azzurro come fiori in boccio.
Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere su questa
terra una lagrima furtiva, un pio poeta, odiatore del sonno,
accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d'opale, e la nasconde
nel suo cuore agli sguardi del sole.
(Charles Baudelaire)

MANISCALCO

Il maniscalco, un uomo curvo sul ferro rovente, che nella piccola bottega vibrava il colpo sull’incudine e di sottofondo si udiva lo scalpitio di un cavallo. I suoi occhi guardavano, scrutavano e costruivano un legame speciale col cavallo, simbolo di libertà e potenza. Si iniziava a lavorare molto giovani nelle botteghe come apprendisti e si cercava di acquisire da bravi maestri i segreti dell’arte, una gavetta lunga per imparare questo mestiere fatto di tante piccole cose. Martello, pinze, ferri, fuoco, non si poteva sbagliare, perché non si poteva rendere zoppo un cavallo. La forgiatura doveva essere perfetta. Lo zoccolo del cavallo è l’organo più delicato dell’animale ed è necessario proteggerlo, pena la sua vita. Far combaciare perfettamente l’orlo del piede con la faccia del ferro, appoggiato ancora rovente sullo zoccolo dell’animale, era un’operazione di grande difficoltà e per compierla servivano pazienza, abilità ed ingegno. Un’arte, iniziata con l’allevamento del cavallo migliaia di anni fa, è termina intorno agli anni '50, quando la tecnologia ha sostituito l’abilità artigiana con tecniche più moderne.

L'amore non è

 


Ottobre ci lascia ad un mese un po' più triste.



Ottobre ci lascia ad un mese un po' più triste. Ma non si sa mai il tempo che ci riserverà. Può anche essersi stufato di essere chiamato il mese triste e sfatare la leggenda, visto che tutto cambia, non disperiamo. Intanto molti da stasera faranno il ponte e così tanto triste non comincia.

Buon fine Ottobre a tutti e non abbandoniamo la speranza in nessuna cosa! Non è mai ne tutto bianco ne tutto nero!!!
Lucia ❤

Una mia ipotesi sulla "nascita" della ribollita a Firenze...... 😁😁

 


Una strega pasticciona
nella pentola per sbaglio,
mise al posto di un ranocchio
uno spicchio o due di aglio.
Mise invece che il veleno
della vipera reale,
un mazzetto di carote,
dei fagioli e un po' di sale.
Ed al posto di un serpente
versò un cardo e una cipolla,
e poi disse: "è tutto fatto,
aspettiamo che ben bolla."
Indi, invece d'un scorpione, pan raffermo a profusione,
e siccome ben ci stà,
cavol nero a volontà.
Ben bolliva quell'intruglio
tra scintille, fuoco e fumo,
e nell'aria si spandeva
un buonissimo profumo.
Stupefatta quella strega,
mescolando il minestrone,
assaggiava e poi diceva:
" Che magnifica pozione"

La leggenda del crisantemo

 


La leggenda del crisantemo

In una casetta del bosco vivevano una mamma e una bambina.
Intorno alla casetta sbocciavano bellissimi fiori;
quando giunse la brutta stagione, tutti i fiori appassirono.
Solo uno era rimasto alla bimba, perché ella lo aveva conservato in casa.
Un giorno la mamma della bimba si ammalò gravemente;
allora colse il fiore e l’offrì alla Madonna, perché facesse guarire la sua mamma.
Mentre pregava sentì una voce:
“La tua mamma vivrà tanti anni quanti sono i petali del fiore che mi hai donato!”
La bimba contò i petali del fiore e vide che erano pochi;
allora per amore della mamma, ridusse i pochi petali in tante striscioline.
Così i petali divennero molti e la mamma visse per tanti anni.
Nacque così il crisantemo, il fiore dai mille petali.
Brano senza Autore

Ma allora

 


Sui tetti

I passeri spiando, un fanciulletto
furtivo uscir per un abbaino vidi,
e sul vertiginoso orlo del tetto
frugar dei nuovi pigolanti nidi.

Esterrefatta, con le mani al petto
serrate, contenea la madre i gridi;
ma già rendeasi a lei quell'angioletto,

con leggerino piè sui coppi infidi.

Egli roseo, ridente: ella nel viso
come una morta: ed al suo cor  lo stringe,
con frenesia di pianto e riso.

Così talor, di fatue gioie in traccia,
l'alma sull'orlo ai baratri  si spinge;
nè torna sempre alle materne braccia.

Maria Alina Brunamonti.

L’AZZURRO

L’AZZURRO

Chiedo perché la bella età si celi
o negli anni futuri o nei passati;
chiedo qual cara illusïone ornati
gli abbia co’ suoi dïamantini veli:
per qual virtù sien di zaffiro i cieli
e in dolci lapislazzuli stemprati
i monti; e, in tersa calma addormentati,
sien mari e laghi a quel color fedeli.
Voce discreta all’anima susurra:
-
Non l’orizzonte è azzurro, od i profili
delle nostre montagne; e non è azzurra
la gioventù, l’amore e la speranza,
la gioia ancor non nata e i püerili
sogni del core: azzurra è la distanza.
Né s’inzaffira il ciel, né l’oceàno,
ma ogni profondit
à chiara e tranquilla:
è il loro esser dïafano e lontano,
che in turchina apparenza al guardo brilla.
Dell’anima così nella pupilla,
se non l’appanna un turbamento umano,
s’incolora di cerula favilla
l’eterno, l’invisibile, l’arcano.
L’amorosa preghiera
agita l’ale
verso il divo sereno, e l’uom si crede
partecipe alla vita siderale.
Che val se ha fermo sulla terra il piede,
dacché tra la sua vista e l’immortale
un cilestrino vel solo intercede
 
Oh che gentil varïetà m’appare
nelle tinte azzurrine
!
Ha un bel pallore
d’orïental turchese il piccol fiore,
che un amante chiamò: non mi scordare.
E in foco di zaffiro usa brillare
il fioraliso nell’estive aurore,
siccome gemma pronuba d’amore,
se ondeggia e freme delle ariste il mare.
Ma io amo l’azzurr
o e cupo e nero,
l’azzurro della notte e della morte,
l’azzurro del silenzio e del mistero.
Ché della santa eternità le porte,
diamantate di stelle e aperte al vero,
varco allora con fede agile e forte.
 
 Maria Alinda Bonacci Brunamonti

Pescatore del Trasimeno

 



Pescatore del Trasimeno

Par tremolio di marina in amore

l’incresparsi in questa umbra laguna,

quando le infonde l’imminente luna

nella conca d’opale il suo splendore.

Rabbrividisce in un sottil vapore

d’aere malsano la vallata bruna;

ma lento approda senza tema alcuna,

tra i ciperi e le schiancie il pescatore.

Se il ribrezzo talor della quartana

lo coglie, a maledir mai non impara

la sua povera patria laghigiana:

Ché la terra natia sempre è la gemma

d’ogni paese, e sovra ogni altra è cara,

anche a pié del Vesuvio, anche in Maremma.


Maria Alinda Brunamonti

Maria Alinda Brunamonti

 Maria Alinda Bonacci Brunamonti

Fu la primogenita di Teresa Tarulli di Matelica e di Gratiliano Bonacci, nativo di Recanati, insegnante di retorica nel perugino Collegio della Sapienza, autore delle Nozioni fondamentali di estetica,il quale curò personalmente la sua istruzione di indirizzo classico.Con l'incoraggiamento della madre, devota cattolica, iniziò giovanissima a comporre versi di carattere religioso, dati alle stampe nel 1856 con il titolo Canti e dedicati a Pio IX. Nel 1854 la famiglia fu costretta a lasciare Perugia per motivi politici, trasferendosi prima a Foligno e poi a Recanati: in questo periodo compose versi di ispirazione leopardiana, i Versi campestri, pubblicati nel 1876. La ripresa del movimento risorgimentale e la repressione pontificia della rivolta di Perugia del 20 giugno1859 le ispirò i versi patriottici e anti-pontifici dei Canti nazionali, editi a Recanati nel 1860. In quell'anno, la Bonacci fu l'unica donna ammessa eccezionalmente a votare per il plebiscito di conferma dell'annessione delle Marche e dell'Umbria al Piemonte.Dal 1868, dopo il matrimonio con Pietro Brunamonti, di Trevi, docente di filosofia del diritto nell'Università di Perugia - da cui ebbe due figli, Beatrice, nata il 2 aprile1871, e Fausto, morto a soli cinque anni il 25 giugno1878 - stabilì la sua residenza a Perugia. Ebbe l'amicizia di intellettuali italiani, in particolare di Giacomo Zanella, di Andrea Maffei e di Antonio Stoppani.Influenzate dallo Zanella sono le successive poesie, di carattere didascalico e con accenti religiosi: Nuovi canti (1887), Flora (1898), appesantite «da un'intonazione etico-riflessiva irrimediabilmente provinciale».Migliori si rivelano i Discorsi d'arte (1898) e i Ricordi di viaggio, pubblicati postumi.Un'ictus, che la colpì nel 1897, le impedì di scrivere fino alla morte, avvenuta nel 1903.

giovedì 30 ottobre 2025

Curiosità sulle prime giostre

Le giostre antiche di una volta con quei bei cavalli colorati da noi e nel resto del mondo girano in senso orario. In Inghilterra girano in senso antiorario.
Un certo signore tedesco di nome Otto fu il primo ad allestire in Italia le prime montagne russe e si chiamarono Ottovolante.
Era il 1903 quando a Cuney Island venne costruito il primo parco di divertimenti del mondo e si chiamò Luna Park.
Le montagne russe si chiamano così in tutto il mondo meno che in Russia. Infatti vengono chiamate colline Americane..
Lo zucchero filato sinonimo di giostre o feste paesane venne inventato da due barbieri del Tennessee nel 1897. In Italia fece la sua prima comparsa ad Udine all'inizio del 900 col circo di Buffalo Bill.

Pianefforte ‘e notte

 

Nu pianefforte ‘e notte
sona luntanamente,
e ‘a museca se sente
pe ll’aria suspirà.

È ll’una: dorme ‘o vico
ncopp’a sta nonna nonna
‘e nu mutivo antico
‘e tanto tiempo fa.

Dio, quanta stelle ‘n cielo!
Che luna! E c’aria doce!
Quanto na bella voce
vurria sentì cantà!

Ma sulitario e lento
more ‘o mutivo antico;
se fa cchiù cupo ‘o vico
dint’a ll’oscurità.

Ll’anema mia surtanto
rummane a sta fenesta.
Aspetta ancora. E resta,
ncantannese, a pensà.

Salvatore Di Giacomo

Salvatore Di Giacomo

Salvatore Di Giacomo 
(Napoli, 12 marzo 1860  Napoli, 5 aprile 1934)
è stato un
 poeta, drammaturgo e saggista italiano.

Fu autore di notissime poesie in napoletano (molte delle quali poi musicate) che costituiscono una parte importante della poesia e della musica partenopea e insieme campana. È molto apprezzato come novelliere nero. Insieme ad Ernesto MuroloLibero Bovio e E. A. Mario è stato un artefice della cosiddetta epoca d'oro della canzone napoletana. Dopo aver conseguito la licenza liceale presso il Vittorio Emanuele, frequentò per volere del padre la facoltà di Medicina. Di Giacomo non aveva alcun interesse per gli studi cui era stato indirizzato, tanto che nello ottobre 1880 abbandonò l'università in seguito a un celebre episodio che egli stesso descrisse sei anni più tardi. Di Giacomo si sentiva attratto dalla letteratura e dalla critica letteraria. Alleggerito del fardello di studi coatti, poté cercare di realizzare i propri desideri. Si rivolse così al Corriere del Mattino, diretto da Martino Cafiero. La collaborazione cominciò con «alcune novelle di genere tedesco», ispirate principalmente alla coppia Erckmann-Chatrian. Cafiero e Federigo Verdinois, che si occupava della parte letteraria, sospettarono potesse averle tradotte. Di Giacomo fu costretto a scriverne altre per dimostrarne l'autenticità, e al tempo stesso ricevette uno sprone a proseguire nell'attività di novelliere. Dopo alcuni mesi diventò ordinario collaboratore del Corriere, assieme a Roberto Bracco, con cui instaurò una profonda amicizia, e Giuseppe Mezzanotte.  Fino al 1903 Di Giacomo aveva goduto di notevole popolarità e pressoché unanimi consensi, ma la sua produzione continuava ad essere segnata dall'etichetta di "poesia dialettale". Uno studio di Benedetto Croce, apparso quell'anno su La Critica, giovò alla reputazione dell'artista presso i critici e cercò di dissolvere un equivoco frequente. Secondo Croce un autore è innanzitutto poeta, e Di Giacomo aveva dimostrato di eccellere scrivendo in versi. Si era impadronito della poesia tout court, per cui la lingua in cui l'aveva espressa era un aspetto secondario. Francesco Gaeta, citando lo scritto crociano, ne enucleava efficacemente le linee essenziali: «Salvatore Di Giacomo è, sic et simpliciter, un poeta. Quanto all'aggettivo "grande", esso traspariva dall'intero contesto dello studio». Il 20 febbraio del 1916 sposò a Napoli Elisa Avigliano (Nocera Inferiore, 13 ottobre 1879 - 15 giugno 1962). Nel 1930, mentre si trovava in villeggiatura a Sant'Agata sui due Golfi, Di Giacomo fu colpito da un malore dovuto a un disturbo alla vescica. Dopo qualche giorno si riprese ma col passare del tempo il male lo costrinse al riposo assoluto. Morì nella sua abitazione in via S. Pasquale a Chiaia, nella notte del 5 aprile 1934, all'età di settantaquattro anni. È sepolto nel Cimitero di Santa Maria del Pianto, insieme agli altri leggendari napoletani Caruso e Totò.

Eliminare le persone nocive


 

La miseria era tanta


 

Non esistono grandi guerrieri


 

mercoledì 29 ottobre 2025

Cadere 7 volte e alzarsi 8

"Cadere 7 volte e alzarsi 8", così afferma un Proverbio giapponese. E' dai fallimenti incontrati durante la vita, dalle crisi e scelte difficili che ogni volta si puó trovare la forza di ripartire. Un insuccesso porta con sé problemi economici, di salute, di coppia, paure, mancanza di ispirazione per una nuova avventura professionale... Bisogna trasformare la sconfitta e la paura in capacità di agire per vincere.


29 ottobre 1929. A Wall Street

29 ottobre 1929. A Wall Street è il "martedi nero" :

il giorno in cui nella Borsa di New York si verifica il calo vertiginoso delle azioni di aziende grandi e piccole. Per decine di miliardi di dollari. E il crollo di Wall Street Wall Street si propagò alle altre Borse, prima alle americane e poi a quelle europee.

Maddalena penitente



 "Maddalena penitente", (1594 ca), Caravaggio, Galleria Doria-Pamphilj, Roma.

Questo dipinto, di una modernità sconvolgente per i tempi, raffigura la Maddalena mentre piange. In realtà quello che vediamo è una ragazza vestita semplicemente, abbandonata su una sedia bassa, le mani sul grembo. Accanto a lei, per terra, un vasetto d'unguento, un filo di perle e altri monili, dipinti con la precisione di una natura morta, ma emblemi del peccato e della vanità del mondo a cui la Maddalena ha rinunciato: non per nulla sono finiti sul pavimento. La giovane ha un'espressione triste, rivolge lo sguardo verso il basso, ha una lacrima che le scende lungo la guancia. Ed è sola, nel centro di una stanza spoglia, in cui trapela la luce del giorno dall'alto, come a simboleggiare un futuro di speranza.
Particolare curioso: si dice che il Caravaggio per questo quadro avesse usato come modella Annuccia Bianchini, una prostituta di 17 anni che frequentava, piccola di statura e con i capelli lunghi e fulvi come nel dipinto, e che lei si fosse addormentata mentre lui la ritraeva.

La poesia

 


L’apostrofo



L’apostrofo non è un disegno
ma un piccolo segno
al posto di una vocale
che viene tolta perché suona male
due vocali vicine non possono stare
la prima si deve eliminare.
Apostrofo all’ombrello
ma non al cappello
aggiungilo all’amore
ma non a cuore
mettilo all’amico
e non al nemico
aggiungilo all’aurora
e il cielo si colora
lo vuole anche l’arcobaleno
e torna il sereno!
Web

Una delle nostre missioni

Una delle nostre missioni presso Yogi Super Foods è creare opportunità di lavoro di qualità nel villaggio di San Pedro Las Huertas in Guatemala, dove si trova la nostra fabbrica. Dalla nostra fondazione, offriamo posti stabili di entry-level ai giovani adulti affinché possano costruire esperienze lavorative. Con la formazione e l'esperienza che ricevono, hanno la possibilità di progredire nel percorso professionale scelto. E per chi rimane con noi può avanzare internamente man mano che cresciamo come azienda. Speriamo con il nostro continuo successo di poter aumentare queste opportunità. Anche noi abbiamo un forte impegno nel nostro team; senza chi lavora per Yogi Super Foods, non potremmo continuare ad espanderci. Ecco perché l'amministratore delegato ha deciso di condividere i profitti con i nostri dipendenti dedicati. Ogni anno di successo Yogi Super Foods si riflette negli assegni bonus di fine anno per i nostri dipendenti.

LE CARAMELLE DI MIA NONNA

LE CARAMELLE DI MIA NONNA

La ricordo ancora
la mia nonna,
Col suo grembiule
profumato di marsiglia
e il suo pensiero
rivolto sempre alla famiglia.
Si alzava presto al mattino
e con le mani giunte
ringraziava Gesù Bambino.
Faceva colazione
inzuppando il pan nel latte,
Era la sua colazione preferita
E toccando la foto di Santa Rita
Non vi era volta
che non si baciava quelle sue dita.
Era buona
la mia nonna,
teneva nelle tasche
sempre tante caramelle
che luccicavano come le stelle.
Le donava a noi bambini
e anche ai non piccini.
Tanti sorrisi
comparivano sui visi
perché quel sapore
sapeva proprio di amore.
Non finivano mai
le caramelle di mia nonna,
Ed anche oggi
che lei non c'è più
Guardando ogni notte lassù
c'è sempre una caramella
che somiglia tanto ad una stella.
BERNARDO PANZECA

martedì 28 ottobre 2025

Addio, per sempre addio!

 


Addio, per sempre addio!

Addio, per sempre addio, Patria diletta
cui godrò consacrar la vita intera...........
 Vaghi lidi il cui specchio, il cui sussurro
Sol per interna imago or sento e miro
Ove in me riflettea vivido azzurro
D'un bel ciel, d'un bel mar l'emul zaffiro.

Bei campi ove offre il dì che sorge e cade
Quasi smeraldi e perle, erbe e rugiade
Coronato di nubi alto Appennino
Ai cui fianchi pascean torme lanose.

Colline apriche ove scherzai bambino
Ove adulto cantai vallette ombrose
Addio per sempre: Innanzi al guardo mio
Non verrete mai più: per sempre addio!
 
Gabriele Rossetti

Vasto

 


Vasto


Antico Municipio de’ Romani
Ove apersi le luci ai rai dei giorno.

Tu che ornando la spiaggia dei Frentani
Hai l'Adria a fronte e lieti colli intorno
Ed a mostrarci dei tuoi figli il merto
T'inghirlandasti di palladio serto.

Vaghi lidi il cui specchio, il cui sussurro
Sol per interna imago or sento e miro
Ove in me riflettea vivido azzurro
D'un bel ciel, d'un bel mar l'emul zaffiro.

Bei campi ove offre il dì che sorge e cade
Quasi smeraldi e perle, erbe e rugiade
Coronato di nubi alto Appennino
Ai cui fianchi pascean torme lanose.

Colline apriche ove scherzai bambino
Ove adulto cantai vallette ombrose
Addio per sempre: Innanzi al guardo mio
Non verrete mai più: per sempre addio!


Gabriele Rossetti

A Dio


A Dio

Voglio unir la voce mia
delle sfere all'armonia.....

Quanto chiude e cielo e terra,
quanto il mare in se rinserra
faccian eco; e il cantin meco
tutti gli Angeli lassù:
e rispondano per eco
tutti gli uomini quaggiù.

Quanto a me si fa presente
di Te parla alla mia mente:
di Te parlano al mio core
luce ed ombra,foco e gel,
di Te parlano,Signore
fiori in terra ed astri in ciel.

In due libri gli occhi miei
posson leggere qual sei:
la natura è libro immenso
dov'è scritto il Tuo poter:
libro interno, a me che penso,
è il medesmo mio pensier.

G. Rossetti.

Non esiste la mancanza