
La pecora belando fa bè bù,
il cavallo nitrendo fa hì hì,
il grillo grisolando fa gri gri,
ed il porco grugnando fa grù grù,
il cucco cuccheggiando fa cù cù,
cantando il gallo fa chicchirichì,
pigolando il pulcino fa pì pì
ed abbaiando il cane fa bù bù;
la papera stridendo fa pà pà,
la chioccia chiocciando fa cò cò;
e il gatto miagolando fa mià mià;
il corvo crocitando fa crò crò,
la cornacchia gracchiando fa crà crà,
e l'asino ragliando fa hì hò.
Giambattista Marino
LA VITA IN QUESTA TERRA
La vita in questa terra asciutta ed arsa
trascorre senza canti,
solo lungo i pini vanno i pianti
di fanciulli lontani.
La vita è vana: un suono di campana
non s’ode nel mattino degli ulivi,
il vento lieve all’ombra dei declivi
si apre in viso alle spigolatrici.
Muore il vecchio di sera nella casa
e la sua morte è senza amaritudine,
dondola nella sospesa solitudine
il pianto della moglie:
ed ogni giorno è uguale all’altro giorno
ed ogni sera alla sera passata.
Trascorre il tempo e va senza ritorno
e lascia l’uomo nella dura giornata:
se l’uomo muore, muore la sua vita
se l’uomo vive, muore la sua anima.
Roberto Roversi
Tommaso,
nacque all’incirca nel 1225 nel castello di Roccasecca (Frosinone) nel
Basso Lazio, che faceva parte del feudo dei conti d’Aquino; il padre
Landolfo, era di origine longobarda e vedovo con tre figli, aveva
sposato in seconde nozze Teodora, napoletana di origine normanna; dalla
loro unione nacquero nove figli, quattro maschi e cinque femmine, dei
quali Tommaso era l’ultimo dei maschi. Secondo
il costume dell’epoca, il bimbo a cinque anni, fu mandato come
“oblato” nell’Abbazia di Montecassino; l’oblatura non contemplava che
il ragazzo, giunto alla maggiore età, diventasse necessariamente un
monaco, ma era semplicemente una preparazione, che rendeva i candidati
idonei a tale scelta. Verso
i 14 anni, Tommaso che si trovava molto bene nell’abbazia, fu
costretto a lasciarla, perché nel 1239 fu occupata militarmente
dall’imperatore Federico II, allora in contrasto con il papa Gregorio
IX, e che mandò via tutti i monaci, tranne otto di origine locale,
riducendone così la funzionalità; l’abate accompagnò personalmente
l’adolescente Tommaso dai genitori, raccomandando loro di farlo
studiare presso l’Università di Napoli, allora sotto la giurisdizione
dell’imperatore. A
Napoli frequentò il corso delle Arti liberali, ed ebbe l’opportunità
di conoscere alcuni scritti di Aristotele, allora proibiti nelle
Facoltà ecclesiastiche, intuendone il grande valore. Inoltre
conobbe nel vicino convento di San Domenico, i frati Predicatori e ne
restò conquistato per il loro stile di vita e per la loro profonda
predicazione; aveva quasi 20 anni, quando decise di entrare nel 1244
nell’Ordine Domenicano; i suoi superiori intuito il talento del giovane,
decisero di mandarlo a Parigi per completare gli studi. Nel
1252, da poco ordinato sacerdote, Tommaso d’Aquino, fu indicato dal
suo grande maestro ed estimatore s. Alberto, quale candidato alla
Cattedra di “baccalarius biblicus” all’Università di Parigi,
rispondendo così ad una richiesta del Generale dell’Ordine, Giovanni di
Wildeshauen. Tommaso
aveva appena 27 anni e si ritrovò ad insegnare a Parigi sotto il
Maestro Elia Brunet, preparandosi nel contempo al dottorato in Teologia.
Ogni Ordine
religioso aveva diritto a due cattedre, una per gli studenti della
provincia francese e l’altra per quelli di tutte le altre province
europee; Tommaso fu destinato ad essere “maestro degli stranieri”. All’Università
di Parigi, Tommaso rimase per tre anni; nel 1259 fu richiamato in
Italia dove continuò a predicare ed insegnare, prima a Napoli nel
convento culla della sua vocazione, poi ad Anagni dov’era la curia
pontificia (1259-1261), poi ad Orvieto (1261-1265), dove il papa Urbano
IV fissò la sua residenza dal 1262 al 1264. Il
pontefice si avvalse dell’opera dell’ormai famoso teologo, residente
nella stessa città umbra; Tommaso collaborò così alla compilazione della
“Catena aurea” (commento continuo ai quattro Vangeli) e sempre su
richiesta del papa, impegnato in trattative con la Chiesa Orientale,
Tommaso approfondì la sua conoscenza della teologia greca, procurandosi
le traduzioni in latino dei padri greci e quindi scrisse un trattato
“Contra errores Graecorum”, che per molti secoli esercitò un influsso
positivo nei rapporti ecumenici. Sempre
nel periodo trascorso ad Orvieto, Tommaso ebbe dal papa l’incarico di
scrivere la liturgia e gli inni della festa del Corpus Domini,
istituita l’8 settembre 1264, a seguito del miracolo eucaristico,
avvenuto nella vicina Bolsena nel 1263, quando il sacerdote boemo
Pietro da Praga, che nutriva dubbi sulla transustanziazione, vide
stillare copioso sangue, dall’ostia consacrata che aveva fra le mani,
bagnando il corporale, i lini e il pavimento. Fra
gli inni composti da Tommaso d’Aquino, dove il grande teologo profuse
tutto il suo spirito poetico e mistico, da vero cantore
dell’Eucaristia, c’è il famoso “Pange, lingua, gloriosi Corporis
mysterium”, di cui due strofe inizianti con “Tantum ergo”, si cantano
da allora ogni volta che si impartisce la benedizione col SS.
Sacramento. Tommaso
aveva goduto sempre di ottima salute e di un’eccezionale capacità di
lavoro; la sua giornata iniziava al mattino presto, si confessava a
Reginaldo, celebrava la Messa e poi la serviva al suo collaboratore; il
resto della mattinata trascorreva fra le lezioni agli studenti e
segretari e il prosieguo dei suoi studi; altrettanto faceva nelle ore
pomeridiane dopo il pranzo e la preghiera, di notte continuava a
studiare, poi prima dell’alba si recava in chiesa per pregare, avendo
l’accortezza di mettersi a letto un po’ prima della sveglia per non
farsi notare dai confratelli. Ma
il 6 dicembre 1273 gli accadde un fatto strano, mentre celebrava la
Messa, qualcosa lo colpì nel profondo del suo essere, perché da quel
giorno la sua vita cambiò ritmo e non volle più scrivere né dettare
altro. Ci furono
vari tentativi da parte di padre Reginaldo, di fargli dire o confidare
il motivo di tale svolta; solo più tardi Tommaso gli disse: “Reginaldo,
non posso, perché tutto quello che ho scritto è come paglia per me, in
confronto a ciò che ora mi è stato rivelato”, aggiungendo: “L’unica
cosa che ora desidero, è che Dio dopo aver posto fine alla mia opera di
scrittore, possa presto porre termine anche alla mia vita”. Anche
il suo fisico risentì di quanto gli era accaduto quel 6 dicembre, non
solo smise di scrivere, ma riusciva solo a pregare e a svolgere le
attività fisiche più elementari. Intanto
nel 1274, dalla Francia papa Gregorio X, ignaro delle sue condizioni
di salute, lo invitò a partecipare al Concilio di Lione, indetto per
promuovere l’unione fra Roma e l’Oriente; Tommaso volle ancora una volta
obbedire, pur essendo cosciente delle difficoltà per lui di
intraprendere un viaggio così lungo. Partì
in gennaio, accompagnato da un gruppetto di frati domenicani e da
Reginaldo, che sperava sempre in una ripresa del suo maestro; a
complicare le cose, lungo il viaggio ci fu un incidente, scendendo da
Teano, Tommaso si ferì il capo urtando contro un albero rovesciato. Giunti
presso il castello di Maenza, dove viveva la nipote Francesca, la
comitiva si fermò per qualche giorno, per permettere a Tommaso di
riprendere le forze, qui si ammalò nuovamente, perdendo anche
l’appetito; si sa che quando i frati per invogliarlo a mangiare gli
chiesero cosa desiderasse, egli rispose: “le alici”, come quelle che
aveva mangiato anni prima in Francia. Tutte
le cure furono inutili, sentendo approssimarsi la fine, Tommaso chiese
di essere portato nella vicina abbazia di Fossanova, dove i monaci
cistercensi l’accolsero con delicata ospitalità; giunto all’abbazia nel
mese di febbraio, restò ammalato per circa un mese. Prossimo
alla fine, tre giorni prima volle ricevere gli ultimi sacramenti, fece
la confessione generale a Reginaldo, e quando l’abate Teobaldo gli
portò la Comunione, attorniato dai monaci e amici dei dintorni, Tommaso
disse alcuni concetti sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia,
concludendo: “Ho molto scritto ed insegnato su questo Corpo Sacratissimo
e sugli altri sacramenti, secondo la mia fede in Cristo e nella Santa
Romana Chiesa, al cui giudizio sottopongo tutta la mia dottrina”. Il mattino del 7 marzo 1274, il grande teologo morì, a soli 49 anni; aveva scritto più di 40 volumi.
(Parigi, 23 gennaio 1928 – Parigi, 31 luglio 2017)
è stata un'attrice, cantante e regista francese.
Interprete
tanto incisiva quanto versatile di più di centotrenta film, lavorò con
alcuni tra i maggiori registi del XX secolo, come Luis Buñuel, Orson Welles, Michelangelo Antonioni, François Truffaut, Louis Malle, Wim Wenders, Elia Kazan, diventando fin dagli esordi una delle più celebri attrici francesi.
Figlia di Anatole-Désiré Moreau, un ristoratore francese, gestore di una brasserie, e di Katherine Buckley, una ballerina inglese, nativa del Lancashire e di origini in parte irlandesi. Dopo l'infanzia trascorsa a Vichy, tornò nella capitale dove, all'insaputa dei genitori, iniziò a frequentare corsi di teatro per poi entrare al Conservatorio di Parigi. Le piccole parti iniziali si trasformarono presto in ruoli più significativi. Il primo matrimonio con il regista Jean-Louis Richard si celebrò nel 1949. Si trattò di un'unione riparatrice, dato che il figlio Jérôme Duvon nacque subito dopo, ma nel 1951 la coppia divorziò. Nel 1950 fece il vero esordio alla Comédie-Française con lo spettacolo les Caves du Vatican, scritto da André Gide e, grazie al personaggio della prostituta da lei interpretato, ottenne la copertina di Paris Match. Seguirono altri ruoli e il ritorno ogni anno al celebre Festival d'Avignone. Incominciò in questo periodo una lunghissima e proficua amicizia con Orson Welles, con il quale dividerà il set in seguito. Contemporaneamente al successo teatrale, giunsero per Moreau anche i primi ruoli cinematografici, dove spiccò come protagonista del film La regina Margot (1954) diretto da Jean Dréville. Nel 1956, durante la stagione in cui interpretò sul palcoscenico La gatta sul tetto che scotta, venne notata dal regista Louis Malle che le propose il ruolo da protagonista in Ascensore per il patibolo (1958) e in Gli amanti (1958), due film nei quali l'attrice diede vita a un'eroina moderna e fuori dagli schemi. Nello stesso anno, durante il festival di Cannes, incontrò un altro regista fondamentale per la sua carriera, François Truffaut. Tra i due nacque una forte amicizia che porterà a diverse collaborazioni fortunate in futuro. n questo stesso periodo l'attrice attraversò l'Atlantico per partecipare ad alcuni film di produzione hollywoodiana. Di questo periodo americano ricordò con piacere la frequentazione di diversi scrittori come Henry Miller e Tennessee Williams. Un primo riconoscimento ufficiale arrivò dal Festival di Cannes che nel 1960 la consacrò migliore attrice per il film Moderato cantabile di Peter Brook. Altri titoli internazionali come La notte (1961) di Michelangelo Antonioni o Eva (1962) di Joseph Losey confermarono le sue qualità di attrice rigorosa ed esigente, ma anche disponibile a mettersi nelle mani del regista. Nel 1962 arrivò il film forse fondamentale per la sua carriera, Jules e Jim di François Truffaut. Il produttore fece uscire la canzone Le Tourbillon come singolo e il successo fu immediato, tanto che l'attrice, in pochi anni, incise ben due album. I più grandi registi, fra i quali Orson Welles e Luis Buñuel, Rainer Werner Fassbinder e Wim Wenders, la chiamarono per offrirle ruoli fatti apposta per lei. Nella seconda metà degli anni sessanta ebbe una lunga relazione con il regista inglese Tony Richardson, marito di Vanessa Redgrave, e fu sposata dal 1977 al 1979 con il regista statunitense William Friedkin. Riuscì anche a realizzare un paio di film come regista: Lumière e L'adolescente (1979). Anche se con minore frequenza, continuò la carriera teatrale, dove ottenne sempre grandi trionfi e, negli anni ottanta, iniziò anche a girare per la televisione, in particolare in numerosi lavori diretti dalla sua amica Josée Dayan. Grazie a lei ebbe modo di tornare al cinema per interpretare un'altra sua grande amica, la scrittrice Marguerite Duras. Nel 1992 ricevette il Leone d'Oro alla carriera dalla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, mentre nel 1995 le venne attribuito il Premio César onorario. Nel 1998 l'Academy statunitense organizzò per lei un omaggio, presentato da Sharon Stone. In patria è l'unica attrice ad aver presieduto per ben due volte la giuria del Festival di Cannes, nel 1975 e nel 1995. Dal 1986 al 1988 fu presidente dell'Académie des Césars, mentre dal 2003 è stata presidente di giuria del festival Premiers Plans dedicato ai giovani registi. Nel 2005 creò inoltre la scuola di cinema "Les Ateliers d'Angers".Morì ad 89 anni nella sua casa parigina di rue du Faubourg-Saint-Honoré.
Come potrei non amarti se alimenti il mio fuoco? Non sono stata io a baciarti e non è stato un gioco. Sono cotta a tal al punto che se tu n...