giovedì 18 marzo 2021

Stéphane Mallarmé

Étienne Mallarmé, detto Stéphane

(Parigi, 18 marzo 1842Valvins, 9 settembre 1898)
è stato un poeta, scrittore e drammaturgo francese.
Perde la madre nel 1847 e viene affidato ai nonni. Messo in collegio dal 1852, si dimostrerà essere un allievo mediocre. Verrà profondamente segnato dalla morte della sorella Maria nel 1857. In questa stessa epoca, comporrà i suoi primi poemi adolescenziali, raccolti in  (Tra quattro mura), testi ancora fortemente ispirati da Victor Hugo, Théodore de Banville o ancora Théophile Gautier. La scoperta de I fiori del male di Charles Baudelaire nel 1860 sarà per lui importante e influenzerà le sue prime opere adulte. Nel 1862, alcuni suoi poemi appariranno in diverse riviste. Conosce una giovane governante tedesca a Sens, e lascerà il suo lavoro per stabilirsi a Londra con lei, con l'intenzione di divenire professore d'inglese. Riformato al servizio di leva nel 1863, sposa Maria a Londra e ottiene in settembre l'abilitazione all'insegnamento dell'inglese. Sempre in settembre, viene nominato titolare di cattedra al liceo di Tournon, dove si sente in esilio. Non smette in questo periodo di comporre i suoi poemi, come Les fleurs, Angoisse, (stanco di un amaro riposo). Durante l'estate del 1864, incontra a Avignone i félibres, poeti di lingua provenzale: Théodore Aubanel, Joseph Roumanille e Frédéric Mistral, con cui manterrà una corrispondenza. Nello stesso anno compone L'Azur che ha come motivo la ricerca del bello. La figlia Geneviève nascerà a Tournon in questo periodo. Nel 1896 Mallarmé viene eletto dai suoi pari “principe dei poeti” ed un anno dopo viene pubblicata la sua opera più originale: Un colpo di dadi mai abolirà il caso. Mallarmé non avrà il tempo di elaborare la sua “grande opera” che sogna da tanto tempo, il libro che racchiuderebbe tutta la sua esperienza poetica.  Mallarmé crea un oggetto poetico ideale destinato a tradurre, per gli occhi come per le orecchie, lo sforzo di pensiero alle prese con il disordine universale.  Mallarmé non avrà il tempo di creare la sua “grande opera”, il libro che rinchiuderebbe tutta la sua esperienza poetica. In realtà avrà consacrato l’essenziale della sua vita a tre lunghi poemi, Il pomeriggio di un fauno (1876) messo in musica da Debussy, Un colpo di dadi mai abolirà il caso (1897) e Hérodiade, dramma che la morte lascia incompiuto.


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