Vescovo e dottore della Chiesa
Gerusalemme, ca. 315 - 387
Etimologia: Cirillo = che ha forza, signore, dal greco
Emblema: Bastone pastorale
Tutta la sua vita è coinvolta nel travaglio della Chiesa durante i primi secoli. Basta
una sequenza di date a riassumere la vicenda di Cirillo. Eletto
vescovo di Gerusalemme nel 348, viene destituito nel 357. Motivo: il
vescovo Acacio di Cesarea di Palestina lo accusa di errori dottrinali;
e soprattutto pretende che la sede episcopale di Gerusalemme dipenda
da quella sua di Cesarea, che fu già capitale amministrativa della
Palestina e sede dei procuratori romani. Nel
359 un concilio locale di vescovi lo riabilita, e lui torna alla
cattedra di Gerusalemme. Ma nel 360 viene scacciato per la seconda volta
da un altro concilio, riunito a Costantinopoli su insistenza di
Acacio, che è pure molto influente sull’imperatore filo-ariano
Costanzo. (E d’altra parte questo Acacio, vescovo dal 340 al 366, non è
certo un personaggio da poco. Succeduto al grande vescovo Eusebio,
continuò ad arricchire la biblioteca di Cesarea. San Girolamo, infatti,
morto nel 420, parlerà delle sue grandi opere di commento e
interpretazione della Sacra Scrittura, andate poi perdute). E
riecco Cirillo nuovamente in carica a Gerusalemme nel 362, alla morte
di Costanzo, che era in lotta contro i Persiani e poi contro il cugino
Giuliano. Ma, verso il 367, l’imperatore Valente lo condanna
all’esilio, dal quale potrà tornare solo nel 378, definitivamente,
dopo la morte di Valente nella guerra contro i Goti. Ora
nessuno lo caccerà più. Nel 381 Cirillo prende parte al Concilio di
Costantinopoli (secondo concilio ecumenico) e a quello successivo del
382, nel quale viene ancora ribadita la validità della sua consacrazione
a vescovo di Gerusalemme, dove rimane finalmente indisturbato fino
alla morte. Nel 1882, quindici
secoli dopo, papa Leone XIII lo proclamerà Dottore della Chiesa per il
suo insegnamento scritto contenuto nelle Catechesi, che sono
istruzioni per i candidati al battesimo e per i neobattezzati.
Accusato a suo tempo di legami con correnti dell’arianesimo, egli
invece respinge la dottrina ariana sul Cristo, e anzi limpidamente lo
dichiara Figlio di Dio per natura e non per adozione, ed eterno come
il Padre. Ancora nel XX secolo,
il Concilio Vaticano II richiamerà l’insegnamento di Cirillo di
Gerusalemme, con quello di altri Padri, in due costituzioni
dogmatiche: la Lumen gentium, sulla Chiesa, e la Dei Verbum, sulla
divina Rivelazione. E ancora nel decreto Ad gentes, sull’attività
missionaria della Chiesa nel mondo contemporaneo.
Autore: Domenico Agasso

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