giovedì 28 maggio 2020

Isadora Duncan



 
 
pseudonimo di Dora Angela Duncan
(San Francisco, 28 maggio 1878 – Nizza, 14 settembre 1927),
è stata una danzatrice statunitense.
È considerata una tra le più significative precorritrici
della cosiddetta "danza moderna".
Ballerina del Novecento che instaurò, dopo anni di rigide ed essenziali regole della danza classica, la danza libera o moderna. Nata in California da madre irlandese e padre scozzese, trascorse gli anni dell'infanzia tra le note dei brani di musica classica suonati dalla madre, insegnante di pianoforte. Fu educata allo spirito di libertà e indipendenza. Durante la sua esistenza assai movimentata, trascorsa in gran parte sul suolo europeo, i successi artistici si alternarono a delusioni personali ed episodi luttuosi, tra cui la morte prematura dei due figli, ancora bambini. Fu una donna emancipata ed ebbe intense relazioni affettive, tra cui quella con il poeta Sergej Esenin, conosciuto durante la permanenza in Russia. Egli morì tragicamente in circostanze oscure tre anni dopo il loro matrimonio. La Duncan morì tragicamente, strangolata dalla sciarpa che indossava, le cui frange si erano impigliate nei raggi delle ruote della Amilcar GS 1924 sulla quale era appena salita, salutando gli amici con una frase che rimarrà famosa: "Addio, amici, vado verso la gloria!". Le sue prime esibizioni si svolsero negli Stati Uniti alla fine del' Ottocento. Nel 1900 danzò a Londra. Fu la prima di una lunga serie di esibizioni nel continente europeo, dove ottenne molta ammirazione. Ella fu artefice di una radicale rottura nei confronti della danza accademica: abolì nei propri spettacoli le scarpette a punta, che considerava innaturali, e gli artificiosi costumi indossati dalle ballerine dell'XIX secolo, preferendo indossare abiti semplici e leggeri, che ricordavano il peplo dell'antica Grecia, e danzando a piedi nudi. Tali scelte si coniugavano con l'esigenza di favorire la libertà e l'espressività dei movimenti. La sua importanza nella storia della danza è grande, sia per l'interesse che seppe suscitare nelle platee di tutto il mondo, sia perché le sue idee furono rivoluzionarie per la sua epoca e costituirono per i suoi successori l'impulso per la creazione di nuove tecniche diverse da quella accademica e per una nuova concezione della danza teatrale.
Anche la compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djaghilev ne fu influenzata  infatti la videro ballare per la prima volta a Pietroburgo nel 1905 e ne rimasero molto colpiti. Per la Duncan quello era un periodo di grandi successi internazionali. In seguito tornò in Russia per aprire una scuola di danza a Mosca su invito di Lenin.

28 maggio 1999


“L’ultima cena” di Leonardo da Vinci esposta la pubblico dopo il restauro

Verità.........


Perché si dice buonanotte al secchio?


L’espressione Buonanotte al secchio indica l’atto di arrendersi, fallire, dare la partita per vinta. Tale espressione prende piede da un classico imprevisto dell’epoca contadina. Molti infatti erano i mal capitati che vedevano spezzarsi la corda del pozzo e precipitare il secchio nell’abisso.A quel punto, nessuna soluzione era considerabile se non quella di lasciare tutto com’era e dichiarare il fallimento dell’intenzione di prender l’acqua. La corda si spezza, il secchio cade sul fondo del pozzo e lì finisce per trascorrere il resto del suo tempo: buonanotte.
L’origine dell’espressione “buonanotte al secchio” si riconduce alla semplice vicenda di un contadino che, perso il secchio nel pozzo, si rivolse alla moglie elencando le ultime faccende da compiere.
Concluse, poi, dicendo: buonanotte al secchio: penserò domattina a recuperarlo!
Indicando così che l’annosa questione del recupero del recipiente si sarebbe risolta il giorno successivo, passata la notte.
La connotazione che oggi diamo a questa espressione si sposa benissimo con il colore di questa situazione. Come dire, è chiaro che il recupero del secchio non avverrà mai: la missione resterà incompiuta.
Un’altra ipotesi
C’è poi una seconda linea a proposito dell’origine di questo modo di dire. In quest’altra versione il secchio non è il recipiente deputato alla raccolta dell’acqua dal pozzo, ma il vaso da notte.
Quando i wc non esistevano, prima, e quando, in seguito, erano appannaggio delle classi più abbienti, la notte sotto il letto riposava un grande vaso, pronto all’uso.
Ovviamente, utilizzare il secchio per i bisogni nella poca luce o nel totale buio della notte era una faccenda alquanto scomoda. Per cui, si narra, che, a mo’ di scongiuro, prima di addormentarsi si augurasse buonanotte anche al secchio nella speranza di rivederlo solo al risveglio.
(Cultura)

Tenerissima


Detto Zen


28 maggio San Germano di Parigi




Vescovo
Autun (Francia), fine del V secolo - Parigi, 28 maggio 576
Etimologia: Germano = fratello/sorella, dal latino
Emblema: Bastone pastorale La vita di s. Germano è nota soprattutto attraverso la biografia scritta dal suo amico Fortunato di Poitiers impostata, peraltro, con un troppo evidente gusto per il meraviglioso. I documenti piú seri, relativi soprattutto alla fondazione dell'abbazia di S. Germano e ai primi tempi della sua storia, sono scomparsi al tempo delle invasioni normanne, alla fine del IX sec., e non è quindi possibile effettuare su di essi un controllo severo. Altri documenti sono falsi, redatti molto tempo dopo. Germano, nato ad Autun verso la fine del V sec., sarebbe stato vittima di due tentativi di assassinio, a cui sfuggí miracolosamente: il primo per una minaccia di aborto mentre la madre lo attendeva ed il secondo poco dopo per avvelenamento. Doveva essere di famiglia relativamente agiata dato che proseguí negli studi ad Avállon. Per quindici anni abitò presso un parente, Scopillone, in una località di incerta identificazione: Laizy (Saoneet-Loire), o Lucey (Cote-d'Or). Già in quest'epoca, senza dubbio, doveva condurre vita eremitica o di reduso, usanza assai frequente nella Francia del V e VI sec. Richiamato da Agrippino, vescovo di Autun, è ordinato diacono e poi, tre anni dopo, prete. Il successore di Agrippino, Nettario, gli affida la direzione del monastero di S. Sinforiano che egli risolleva, non senza difficoltà, dalla decadenza e nel quale egli cercherà i primi elementi per la sua fondazione parigina. Verso il 556, mentre si trova a Parigi presso il re Chilperico, questi, che apprezza i suoi consigli, lo chiama a succedere al vescovo Libano. D'ora in avanti egli dedicherà parte del suo zelo al compito di moderatore presso il principe ed i suoi successori Clotario e Cariberto; moderatore, tuttavia, piú o meno ascoltato, soprattutto in occasione delle crudeli lotte che segnarono la successione di Clotario e che resero famosi i sinistri nomi delle regine Brunechilde e Fredegonda. Fortunatamente conobbe anche la sposa di Clotario, s. Redegonda, e nel 561, a Poitiers, vide anche benedire la prima badessa di Santa Croce, stabilendo nella stessa epoca legami di amicizia con il poeta Fortunato, suo futuro biografo. Il nome di Germano è soprattutto legato alla fondazione, da parte di Chilperico, dopo il 543, di un monastero destinato ad ospitare i trofei riportati dalla Spagna: ciò spiega il primitivo patronato della Santa Croce e di S. Vincenzo di Saragozza. Qui Germano chiamò alcuni monaci da S. Sinforiano, sotto la direzione di Drottoveo, e ne consacrò la chiesa un 23 dicembre, probabilmente del 558. Infine Germano partecipò ad alcuni grandi avvenimenti della Chiesa di Francia: il concilio di Tours del 567, i concili di Parigi, tra cui quello del 573, e la consacrazione del vescovo Felice di Bourges nel 570. Fino a data recente gli si attribuivano anche due lettere, molto interessanti per la conoscenza della liturgia gallicana, che, tuttavia, il Wilmart ha dimostrato essere a lui posteriori. Germano morì ottuagenario il 28 maggio 576 e fu inumato nella cappella di S. Sinforiano attigua alla chiesa abbaziale, in una tomba decorata, verso il 635, da s. Eligio, consigliere di re Dagoberto. Nel 54, per ordine di Pipino il Breve, fu effettuata una solenne traslazione alla presenza del giovane Carlo Magno e di numeroso clero; tale traslazionè portò al cambiamento della dedicazione della chiesa, mentre avvenivano i miracoli narrati abbondantemente dal monaco Aimone. Da questo momento il monastero e la sua chiesa (distinta dalla antica chiesa di St.-Germainle-Vieux, demolita nel 1802) onorano il quartiere di St.-Germain-des-Prés, importante centro di vita benedettina dei secc. XVII-XVIII ed uno dei piú pittoreschi della Parigi moderna.

Autore:
Gérard Mathon

Nel giardino

Nel giardino. (a mio padre) Tu speri ancora che dovrò guarire e vai facendo più grande il giardino dove una volta, prima di partire, mi leva...