venerdì 3 maggio 2024
Viviamo di tutti e cinque i sensi.
Dal corpo alla psiche: i sensi influenzano lo sviluppo della mente
L’udito, sapendo ascoltare, altrimenti non sappiamo voler bene.
Il tatto, per accarezzare l’animo di chi ci è amico/a.
L’olfatto, per riconoscere il profumo della sincerità.
Il gusto, perché ci appaga continuamente coi suoi sapori e quelli delle persone che amiamo.
web & Lucia
30 aprile San Giuseppe Benedetto Cottolengo
è il fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza.
Bra, Cuneo, 3 maggio 1786 - Chieri, Torino, 30 aprile 1842
Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall'ebraico
Nasce il 3 maggio 1786 a Bra, una cittadina della provincia di Cuneo, in una famiglia medio borghese con salde radici cristiane. È primogenito di 12 figli, di cui 6 muoiono in tenera età. Fin dalla sua fanciullezza, dimostra grande sensibilità verso i poveri. Sceglie la via del sacerdozio, seguito anche da due fratelli. Gli anni della sua giovinezza sono attraversati dall’avventura napoleonica e dai conseguenti disagi in campo religioso e sociale. Compiuti gli studi filosofici e teologici, Giuseppe Benedetto Cottolengo è ordinato sacerdote l’8 giugno 1811. È viceparroco a Corneliano d’Alba, successivamente riprende gli studi e si trasferisce a Torino, dove nel 1816 si laurea in teologia presso la Regia Università. Due anni dopo è nominato canonico e viene aggregato al gruppo di sacerdoti teologi addetti alla chiesa del Corpus Domini di Torino. Trascorre serenamente quel periodo e si distingue per il suo impegno nel predicare, nel confessare e per la dedizione ai poveri. Negli anni tra il 1822 e il 1827, don Giuseppe Benedetto Cottolengo vive una crescente sensibilità spirituale, un deciso distacco dagli interessi materiali e una forte tensione e ricerca verso un nuovo modo di vivere la sua vocazione sacerdotale. Il 2 settembre 1827 avviene la svolta decisiva. Don Giuseppe Benedetto Cottolengo ha 41 anni quando viene chiamato al capezzale di una donna, madre di tre bambini, e in attesa del quarto, non accolta negli ospedali cittadini perché in nessuno è riconosciuta in condizioni da potervi essere ricoverata. Il Cottolengo è spettatore della sua morte. Fortemente colpito dal triste episodio e dopo un momento di preghiera nella Chiesa del Corpus Domini a Torino davanti al quadro della Madonna delle Grazie, il Santo decide di dare inizio a una piccola infermeria per evitare il ripetersi di casi simili. Il 17 gennaio 1828 apre a Torino, in un alloggio preso in affitto in via Palazzo di Città, il “Deposito de’ poveri infermi del Corpus Domini” (detto anche: Ospedaletto della Volta Rossa), nel quale ricovera ammalati che non trovano accoglienza negli ospedali cittadini. Qui, grazie alla generosa disponibilità di alcune signore, in particolare della vedova Marianna Nasi Pullino – considerata cofondatrice dell’opera – e di volontari, inizia la sua opera. Nel settembre del 1831 a causa del colera che dilaga a Torino, chiude la piccola infermeria per disposizioni della pubblica autorità. Tuttavia, sorretto dalla fede nell’azione di Dio, il Cottolengo è ispirato ad aprire, nel 1832, una nuova casa nel quartiere torinese Valdocco o Borgo Dora (dove attualmente trova ancora la sua collocazione), e che chiama “Piccola Casa della Divina Provvidenza”. In tale istituzione il Cottolengo accoglie i malati esclusi dagli altri ospedali e diverse persone povere e bisognose: disabili, epilettici, sordi, invalidi, orfani e offre loro casa, cura sanitaria, assistenza, educazione, istruzione. La “Piccola Casa della Divina Provvidenza” è riconosciuta ufficialmente dal Re Carlo Alberto con Regio Decreto il 27 agosto 1833. Il Cottolengo, pur attraversando nella sua vita momenti drammatici, mantiene sempre una serena fiducia di fronte agli eventi: attento a cogliere il ruolo della paternità divina, riconosce in tutte le situazioni la presenza e la misericordia di Dio e, nei poveri, l’immagine più amabile della sua grandezza. Una caratteristica del Santo è quella di non fare piani grandiosi ma di mettersi a disposizione della Divina Provvidenza come un umile “manovale”, un semplice strumento nelle mani di Dio Padre. Contrariamente agli altri istituti assistenziali contemporanei, il Cottolengo intraprende la sua Opera confidando unicamente nella Divina Provvidenza la quale, come scrisse egli al Re, “per lo più adopra mezzi umani”, cioè la carità dei benefattori. Alla Piccola Casa aumenta il numero dei ricoverati e don Giuseppe Cottolengo pone alcune famiglie religiose al loro servizio. Per l’attività sanitaria, assistenziale ed educativa verso le persone accolte nella Piccola Casa, dapprima si avvale di volontari, per lo più donne, poi nell’estate del 1830 dà inizio ad una congregazione di Suore; verso la fine del 1833 dà avvio ad una comunità di religiosi laici, i Fratelli, e nel 1839 ad una comunità di Sacerdoti. Queste tre comunità hanno lo scopo di coadiuvarlo e di continuare nel tempo a realizzare il suo ideale di carità. Alla Piccola Casa aumenta il numero dei ricoverati e don Giuseppe Cottolengo pone alcune famiglie religiose al loro servizio. Per l’attività sanitaria, assistenziale ed educativa verso le persone accolte nella Piccola Casa, dapprima si avvale di volontari, per lo più donne, poi nell’estate del 1830 dà inizio ad una congregazione di Suore; verso la fine del 1833 dà avvio ad una comunità di religiosi laici, i Fratelli, e nel 1839 ad una comunità di Sacerdoti. Queste tre comunità hanno lo scopo di coadiuvarlo e di continuare nel tempo a realizzare il suo ideale di carità. Negli ultimi anni della sua vita, tra il febbraio del 1840 e il giugno 1841, fonda anche 5 monasteri di vita contemplativa, di cui 4 femminili e 1 maschile (quest’ultimo durò solo 10 anni). Nel 1842 don Giuseppe Cottolengo, sempre instancabile nel servizio agli ammalati, si ammala di tifo e capisce che è prossima la fine del suo cammino terreno. Lascia volontariamente la Piccola Casa, distaccandosi così da quella che non è la sua opera ma è Opera della Divina Provvidenza, e si reca presso il fratello don Luigi a Chieri, in provincia di Torino, e qui muore santamente il 30 aprile 1842. Lascia un complesso assistenziale di circa 1300 persone, con molte Suore al servizio di altri ospedali e istituzioni caritative del Regno Sabaudo. La fama di santità, di cui già godeva in vita e che accrebbe dopo la morte, è stata confermata dalla Chiesa che lo proclamò Beato nel 1917 e Santo nel 1934. L’esempio di carità del Santo Cottolengo è stato ispiratore anche per altri fondatori, tra cui san Luigi Guanella e san Luigi Orione.
giovedì 2 maggio 2024
Nino D'Aurelio
nome d'arte di Aurelio Guidi
(Milano, 2 maggio 1908 – Milano, 8 febbraio 1958)
è stato un tenore italiano.
Nel 1946 si trasferì a New York, scritturato dopo un'audizione nella Galleria del Corso a Milano. Negli USA ebbe grande successo come interprete di canzoni italiane e napoletane. Dalla pronuncia americanizzata del suo nome deriva lo pseudonimo Johnny Dorelli utilizzato da suo figlio, che lui stesso aveva fatto debuttare come cantante negli Stati Uniti. Tornò in Italia alla metà degli Anni Cinquanta. Fra le canzoni che ha interpretato in Italia, si ricorda Leggenda Tricolore, dedicata alla squadra di calcio del Grande Torino, scomparsa nell'incidente aereo di Superga nel 1949.
2 maggio Sant' Antonino Pierozzi
Vescovo
Firenze, 1389 - 2 maggio 1459
Etimologia: Antonino o Antonio = nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari, dal greco
Emblema: Bastone pastorale, Portamonete
Antonino Pierozzi fu uno dei più bei fiori e il più valido sostenitore della riforma dell’Ordine promossa dal Beato Raimondo da Capua. Fu ricevuto nell’Ordine dal Beato Giovanni Dominici nel convento di Santa Maria Novella, proseguendo la sua preparazione a Cortona, dove ebbe come Maestro il Beato Lorenzo da Ripafratta, del quale fu degno discepolo. Antonino a quattordici anni, a causa del suo aspetto gracile, aveva destato qualche apprensione nel santo Priore, ma in quel fragile corpo c’era un’anima gigante. La sua vita fu intessuta di penitenza e di preghiera. Nello studio fu quello che si dice un “lavoratore”, e ne fanno fede le numerose opere di sommo valore che scrisse. Da Cortona passo al Convento di San Domenico a Fiesole, alle porte di Firenze. Venne ordinato sacerdote nel 1413, divenendo Vicario a Foligno. Dette vita al glorioso Convento di S. Marco e fu Priore a Fiesole, Siena, Cortona, Roma, S. Maria sopra Minerva a Roma, Napoli, portando ovunque quella fiamma di zelo che in lui, fu dolce e forte a un tempo. Papa Eugenio IV, nel 1446, lo nomino Arcivescovo di Firenze e per indurlo ad accettare gli dovette minacciare gravissime censure. Come era stato modello di religioso e di superiore, così fu specchio di Pastore. Indisse guerra inesorabile a tutti i vizi e a tutte le ingiustizie. Fu il Padre dei poveri e degli sventurati. Anche da Arcivescovo osservò le austere regole dell’Ordine, fino alla fine dei suoi giorni. Sul letto dell’agonia poté esclamare: “Servire Dio è regnare!”, e spirò fragrante di verginità e ricco di opere sante. Per la sua consumata prudenza fu chiamato Antonino dei Consigli. E’ stato proclamato Santo da Papa Adriano VI il 31 maggio 1523. E’ il Santo Titolare, assieme al Vescovo San Zanobi, dell’Arcidiocesi di Firenze. Dal 1589 il suo corpo, incorrotto, si venera nella Basilica Domenicana di San Marco a Firenze.
Autore: Franco Mariani
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