Giorgio La Pira "Sindaco santo"
(Pozzallo, 9 gennaio 1904 – Firenze, 5 novembre 1977)
è stato un politico italiano, sindaco di Firenze, servo di Dio per la Chiesa cattolica. 1914-22 è a Messina: si diploma in ragioneria, consegue poi la maturità classica e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza. 1926-33 Si trasferisce a Firenze, per seguire il Professor Betti, relatore della sua tesi di laurea. Diviene Incaricato di Diritto Romano. 1934 Vince la Cattedra di Diritto Romano all’Università di Firenze. Fonda la Messa di S.Procolo, per l’assistenza materiale e spirituale dei poveri. 1939 Fonda e dirige la rivista “Principi”. La rivista è soppressa dal regime fascista. 1943 Ricercato dalla polizia, si nasconde prima nei dintorni di Siena poi a Roma. 1945 Deputato all’Assemblea Costituente.
1949 Sottosegretario al Ministero del Lavoro.
1951-56 Sindaco di Firenze: lotta contro la disoccupazione e i licenziamenti; straordinario impegno per l’edilizia popolare pubblica; incontri internazionali di Firenze.
1956-57 Rieletto Sindaco. Crisi della maggioranza centrista e dimissioni.
1958 Nuovamente eletto alla Camera dei Deputati.
1959 Viaggio a Mosca; parla al Soviet Supremo
1960-64 Per la terza volta Sindaco di Firenze, a capo di una giunta di centro-sinistra.
1965 Impegno per la pace in Viet Nam; viaggio ad Hanoi.
1967-75 Intensa attività internazionale; eletto Presidente della Federazione Mondiale delle Città Unite, si impegna per il dialogo in Europa, per il Medio Oriente, per la decolonizzazione.
1976 Ancora eletto alla Camera dei Deputati.
1977 Muore a 73 anni.
DATI DELLA SUA VITA: DALLA SICILIA A FIRENZE
Giorgio La Pira nasce a Pozzallo, in Sicilia, nel 1904. A dieci anni viene mandato dallo zio, a Messina, per studiare: dopo il diploma in ragioneria deciderà di continuare gli studi iscrivendosi a Giurisprudenza. Cresciuto in un ambiente profondamente anticlericale, intorno ai 16 anni inizia a porsi le grandi domande. La sua conversione giunge a termine il giorno di Pasqua del 1924: Nel 1926, quando il professore con cui sta preparando la tesi viene trasferito a Firenze, lo segue: dopo la laurea diviene professore di Diritto Romano, cattedra che manterrà per tutta la vita. In quel primo periodo fiorentino fa attività di volontariato con la San Vincenzo e da vita alla "Messa dei Poveri". A Firenze incontra alcune persone che saranno fondamentali per la sua vita: il cardinale Elia Dalla Costa, con il quale si consulta prima di qualsiasi decisione, il fondatore dell'Opera di assistenza "Madonnina del Grappa" Don Giulio Facibeni.Nel 1946
viene eletto all'Assemblea Costituente, dove da un contributo decisivo alla stesura della Costituzione italiana. Rieletto deputato, entra nel primo governo De Gasperi come sottosegretario al lavoro. Nel 1951 diventa Sindaco di Firenze, carica che ricoprirà, con qualche interruzione, fino al 1965. Difende con energia i più deboli della città, le famiglie senza casa, i lavoratori. Muore a Firenze il 5 novembre 1977. Durante i funerali, il Cardinale Benelli esalta l'opera civile di La Pira mettendone in luce le radici religiose: «Nulla può essere capito di Giorgio La Pira se non è collocato sul piano della fede». Nel 1986 il Cardinale Silvano Piovanelli ha aperto il processo di beatificazione che sta concludendo la sua fase diocesana. (C.A.)
"SINDACO SANTO"
Il 204, anno del centenario della nascita, è stato l'anno in cui la figura del "sindaco santo" è stata riscoperta e rivalutata. Il Presidente della Repubblica Ciampi gli ha conferito la medaglia d'oro al merito civile, affermando che «da costituente, da parlamentare, da sindaco di Firenze La Pira ha saputo interpretare i valori più alti dell'umanesimo cristiano coniugandoli con quelli universali della pace e della dignità dell'uomo. La sua testimonianza e la sua lezione rappresenta per le giovani generazioni un esempio da coltivare nella pratica del dialogo e del confronto». Sul versante ecclesiale ha usato parole ancora più forti Giovanni Paolo II: «Quella di La Pira fu una straordinaria esperienza di uomo politico e di credente, capace di unire la contemplazione e la preghiera all'attività sociale e amministrativa, con una predilezione per i poveri e i sofferenti». E il cardinale Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze, ha scritto: «è vivo desiderio della Chiesa fiorentina, e non solo di essa, che la santità di Giorgio La Pira venga riconosciuta al più presto possibile».
A FIRENZE
Divenuto sindaco di Firenze nel 1951 (dopo essere stato membro dell'Assemblea Costituente, deputato e sottosegretario) Giorgio La Pira iniziò subito a spendersi per la causa della pace.Sperare contro ogni speranza: fare ogni tentativo, anche quando tutto sembra perduto, per riportare la pace, per far nascere la trattativa, fermare le armi. E ne fece di tentativi, alcuni ebbero successo, altri no. Di semi di pace, in ogni caso, ne ha sparsi davvero tanti nel mondo, e chi può dire come e quando germoglieranno. Da queste idee nacquero anche i gemellaggi di cui La Pira si fece promotore, creando legami tra Firenze e le città di tutti i continenti: Filadelfia, Kiev, Kyoto, Fez, Edimburgo, Reims.
UOMO DEL DIALOGO
E stato un uomo del dialogo, Giorgio La Pira: ma che ha saputo dialogare con tutti senza mai nascondere o contraddire la propria identità di cristiano, come ha sottolineato il cardinale Antonelli. La sua convinzione era che l'intera storia dell'umanità convergesse verso un punto finale: il ritorno di Cristo nella gloria. La storia scorre, diceva, come un fiume- i momenti negativi, le guerre, il prevalere dell'odio e della violenza sono solo anse che rendono più lento lo scorrere delle acque, ma non possono fermarlo. In una intervista, afferma- «La storia va (malgrado tutto e nonostante tutto) verso la nuova pienezza dei tempi; verso tempi, cioè, in cui il corpo delle nazioni sarà organicamente composto in unità ed in pace e costituirà così, la premessa storica e la condizione storica adeguata per la lievitazione cristiana di tutti i popoli, di tutte le nazioni e di tutte le civiltà della terra». Era questo il grande sogno di La Pira: su questa roccia si fonda la sua speranza. Una speranza cristiana che il "sindaco santo" sapeva infondere in tutte le persone che incontrava con il suo modo di parlare e gesticolare, con il suo curiosissimo accento "siculo-fiorentino". Il suo stile di vita sobrio, quasi ascetico, unito a una carica dirompente di simpatia ne fanno una figura di grande attualità. Lo accusavano di vivere di utopie, di essere un sognatore privo di realismo.

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