Ti svelo un segreto:
se parli da solo, non sei un pazzo
Se mentre cammini
cerchi il suono della tua voce
che pronuncia un nome
che non sentivi da tempo
o una parola che ami
per il modo in cui vibra nell’aria
significa che ti stai cercando.
Se ogni mattina
accarezzi una ad una
le tue paure
fai due chiacchiere coi tuoi sogni
e dai il buongiorno
alla tua felicità
vuol dire che ti vuoi accanto.
E se impari a chiacchierare
con quel mostro
che a volte chiami ansia
che a volte chiami panico
con la stessa dolcezza
che avresti per un amico
che ti guarda e urla “ho paura!”
scoprirai che nessuno
ti conosce così bene
che nessuno
ti è mai stato così vicino.
Perché impari a dirti “hei, ci sono, tranquillo”
e a regolare il battito del cuore
e quello dei pensieri
a chiederti “come stai?”
e a risponderti la verità
perché scavare a mani nude nel buio
è bello, anche se fa un po’ male
anche se l’anima ogni tanto trabocca
come un bicchiere che riempi troppo.
Così, parola dopo parola
costruisci un piccolo rifugio
un castello di aria e di voce
una casa che ti porti addosso
come un abbraccio che non finisce mai
e il mondo fuori può anche stare lì
a guardare da lontano, perché tu
sei già tutto ciò, di cui hai bisogno.
E in quell’angolo tutto tuo
dove non sei mai stato così vero
scopri che parlarsi da soli
è un gioco sacro
e che basta una frase detta bene
per tenerti la mano
e camminare dritto
in equilibrio
su quella fune impazzita
che è la vita.
Andrew Faber.
Opera in foto: kennyrandom

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