Giaceva, in un cantone
d'anticamera, umil vuoto un saccone,
che ad altro non servìa
che a nettar gli stivali a chi venìa.
Or odi gioco della sorte. A caso
v'inciampa la fortuna
e tutto, ad occhi chiusi e sonnolenti,
te lo riempie di zecchini ardenti.
Miracoloso cambiamento! VIl sacco,
quel rozzo sacco tozzo,
divien subitamente
l'idolo della gente. Ognun s'inchina,
ognun chiede l'onore
d'esser suo servitore;
e il cortigiano
se gli sprofonda col cappello in mano.
Ma tanta festa e tanto
viver beato non durò che quanto
l'oro in lui chiuso. Appena
nè volò fuori l'ultimo zecchino,
fu gettato il meschino
in parte dove ogni mondezza cola,
e di lui non s'intese più parola.
Vincenzo Monti
venerdì 5 settembre 2025
Il sacco
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