Un fanciullin prendevasi
mirabile diletto
nello scherzar festevole
d’ un gatto giovinetto.
Ei gli porgea la tenera
amica man sovente,
cui la giocosa bestia
mordea soavemente.
E nell’infinto mordere
far gli solea mille atti
sconci così che un abile
buffon parea tra i gatti.
Ora in agguato stavasi,
or si movea pian piano,
or d’un salto avventavasi
sulla vicina mano.
Poi si fuggia: poi rapido
tornava al gioco usato
dal moto lusinghevole
dei diti richiamato.
Così alquanto durarono
quelle mentite risse;
alfin da senno il perfido
l’incauta man trafisse.
Pianse il fanciul; ma dissegli
il genitor severo:
“Chi suol da scherzo mordere,
alfin morde da vero”.
La finzïon del vizio
a vizio ver declina:
a can che lecca cenere,
non gli fidar farina.
Luigi Fiacchi

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