sabato 27 settembre 2025

Il castagno

Quando sfioriva e rinverdiva il melo,


quando s’apriva il fiore del cotogno,


il greppo, azzurro, somigliava un cielo

visto nel sogno;



 

brullo io te vidi; e già per ogni ripa


erano colte tutte le vïole,


e tu lasciavi ai cesti ed alla stipa

tutto il tuo sole;

 

e, pio castagno, i rami dalla bruma


ancora appena e dal nevischio vivi,


a mano a mano d’una lieve spuma

verde coprivi.



 

Ma poi, vedendo sotto il fascio greve


le montanine tergersi la fronte,


tu che le sai da quando per la neve

scendono il monte,



 

ecco, pietoso tu di lor, tessesti


lungo i torrenti, all’orlo dei burroni,


una fredda ombra, che gemè di mesti

cannareccioni.

 

E qualche cosa già nell’aspro cardo


chiuso ascondevi, come l’avo buono


che nell’irsuta mano cela un tardo

facile dono.



 

Ai primi freddi, quando il buon villano


rinumerò tutti i suoi bimbi al fuoco,


e con lui lungamente il tramontano

brontolò roco;



 

e tu quei cardi, in mezzo alle procelle,


spargesti sopra l’erica ingiallita,


e li schiudevi per pietà di quelle

povere dita....

 

Tutti spargesti i cardi irti e le fronde


fragili, e tutto portò via festante


la grama turba. Nudo con le monde

rame, o gigante,



 

stavi, e vedevi tu la vite e il melo


vestiti d’oro e porpora al riflesso


già delle nevi, e per lo scialbo cielo

nero il cipresso.

 

Per te i tuguri sentono il tumulto


or del paiolo che inquïeto oscilla;


per te la fiamma sotto quel singulto

crepita e brilla;



 

tu, pio castagno, solo tu, l’assai


doni al villano che non ha che il sole;


tu solo il chicco, il buon di più, tu dài

alla sua prole;



 

ha da te la sua bruna vaccherella


tiepido il letto e non desìa la stoppia;


ha da te l’avo tremulo la bella

fiamma che scoppia.



 

Scoppia con gioia stridula la scorza


de’ rami tuoi, co’ frutti tuoi la grata


pentola brontola. Il vento fa forza

nell’impannata.

 

Nevica su le candide montagne,


nevica ancora. Lieto è l’avo, e breve


augura, e dice: Tante più castagne

quanta più neve.


Giovanni Pascoli

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