Che non dice "ti amo", che non guarda negli occhi troppo a lungo.
Che sembra duro, distante, come se i sentimenti gli pesassero addosso.
E molti si chiedono: perché?
Perché non riesce a mostrare affetto?
Perché resta in silenzio, anche quando il cuore vorrebbe urlare?
La verità è che spesso non è mancanza d’amore.
È che nessuno, da piccolo, gli ha insegnato come si ama.
Alcuni padri sono cresciuti nel vuoto.
Niente carezze, niente parole dolci prima di dormire.
Nessuno che gli tenesse la mano quando avevano paura.
Sono stati educati alla durezza, alla sopravvivenza, al silenzio.
Non piangere. Non parlare. Non mostrare.
Perché nessuno ascoltava. Nessuno accoglieva.
E così sono diventati uomini.
Poi padri.
Portandosi dietro un bagaglio invisibile fatto di rigidità, di silenzi, di un amore che non sa come uscire.
Non è che non provino amore.
È solo che non hanno mai imparato ad esprimerlo con dolcezza.
A modo loro, amano.
Lo fanno svegliandosi all’alba.
Spaccandosi la schiena.
Assicurandosi che non manchi mai nulla.
Lo fanno pagando le bollette in silenzio, aggiustando ciò che si rompe, restando sempre un passo indietro per non essere di peso.
Non scrivono “ti amo” con le parole.
Lo scrivono con la fatica. Con la presenza. Con la costanza.
Ma questo, a volte, non basta.
Anche un uomo ha il diritto di guarire.
Di riscoprire la tenerezza.
Di imparare che la forza vera non è il silenzio…
Ma il coraggio di mostrarsi fragili.
Perché dietro un papà che non abbraccia,
c’è spesso un bambino che non è mai stato abbracciato da nessuno.
Un figlio cresciuto con la sensazione di non essere mai stato abbastanza.
Che oggi cerca di amare come può.
E che, forse, ha solo bisogno che qualcuno gli dica:
«Anche tu meriti affetto. Anche tu meriti parole buone.»
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