mercoledì 25 marzo 2026

Non ti curar di lor, ma guarda e passa


La frase corretta nel Canto III dell'Inferno di Dante Alighieri è "Non ti curar  di lor, ma guarda e passa". È un celebre monito di Virgilio a Dante, riferito agli ignavi, anime disprezzate perché vissute senza lode né infamia, suggerendo di ignorare chi non ha mai preso posizione e di proseguire il viaggio.Contesto: Dante e Virgilio sono nel vestibolo dell'inferno e osservano le anime degli ignavi (o pusillanimi), coloro che non operarono scelte di campo in vita. Significato letterale: Non parliamo nemmeno di loro, guardali e vai avanti. È un atto di disprezzo superiore. Significato comune:

 Oggi si usa comunemente per suggerire di non preoccuparsi delle calunnie, delle invidie o di persone di poco conto, ignorando critiche sterili. 
Dante ha una pessima opinione degli ignavi, perché, contrariamente a lui, che non aveva esitato ad abbracciare le idee politiche che avrebbe pagato con la condizione di esule, essi nella loro vita per viltà non si schierarono mai. Indegni, pertanto, perfino di figurare in un girone infernale, gli ignavi vengono quindi posti nell'Antinferno, una sorta di "non luogo" che li connota in maniera più negativa degli stessi dannati, ai quali il poeta riconosce se non altro un "merito": l'aver fatto una scelta di campo, benché sia stata quella riprovevole della malvagità e della perdizione. Ciò spiega l'asprezza di Virgilio e la sdegnosa frase con cui liquida gli ignavi: di loro, che nessuna traccia hanno lasciato nel mondo per non essersi mai esposti con una presa di posizione netta tra bene e male, non vale neppure la pena parlare.

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