martedì 30 settembre 2025

Il libro

 

Se basta in cielo una stella

a far la sera più bella;

se basta un fiore sul melo
a far sorridere il cielo;

se basta un canto da nulla
a dondolare una culla;

se basta un poco di pioggia
a far cantare la roggia;

oh, questo libro piccino
può far saggio un bambino.

Renzo Pezzani

Il grillo vagabond


Sono un grillo pellegrino

pazzerello e canterino
vivo libero e giocondo
saltellando per il mondo.
Salto sempre allegramente
passo a volo ogni torrente
salto un fosso, un campo, un muro
per cercar grano maturo.
Se non trovo la semente
salto i pasti indifferente
salto anche il venerdì
un po’ pazzo sono sì.
Non mi piace lavorare
preferisco saltellare
potrei fare il ballerino
ma viaggiare è il mio destino.
Mi diverte esser cantante
ma per me, da dilettante.
Canto e salto tutto il giorno
ed a casa mai ritorno
sono un grillo giramondo
un eterno vagabondo.
Così vivere mi va
per goder la libertà.

non c'è l'autore

Vorrei essere un fiore,

Vorrei essere un fiore,

una sanguigna e vellutata rosa

turgida e luminosa,

specchio della passione del mio amore.

Vorrei essere un fiore,

un fiorellino, una margherita,

che tra l'erba t'invita

a sfogliarla così, senza rumore.

Vorrei essere un fiore,

un fiore d'oro come la ginestra

restare alla finestra,

mirar della natura lo splendore.

Vorrei essere un fiore,

un bianco, vaporoso crisantemo,

un giorno ci vedremo

allor sarà fuggito ogni dolore.

 

17-settembre-2010   -  Zamblon


C’era una volta un piccolo mandolino



C’era una volta un piccolo mandolino che viveva con la sua famiglia in un piccolo paese. Una volta cresciuto, stanco delle solite melodie che accompagnavano i suoi giorni, decise di mettersi in viaggio alla volta di una famosa e lontana laguna sul mare... Venezia.

Pensava così che avrebbe potuto trovare nuovi significati e nuove musiche.
Arrivato in questa magica e sognante città, il piccolo mandolino iniziò a camminare desideroso di imparare e di esplorare, fin quando, seguendo il suono di alcune lontane note, poté osservare e ascoltare la dolcezza e la pienezza di una grande orchestra musicale. Ne rimase affascinato. In cuor suo pensò che avrebbe tanto desiderato farne parte... ma presto si accorse che nessun mandolino suonava in quella compagnia. Così, scoraggiato e avvilito era pronto a raccogliere la sua sacca e a fare ritorno a casa, alle antiche vie e melodie.
Il giorno della partenza, quando timido si affacciò a sbirciare e a sentire per l’ultima volta i suoi sogni e il suono pieno e maestoso dell’orchestra, non si accorse che un signore molto importante lo stava osservando incuriosito e interessato.
Fu così che il nostro piccolo mandolino fu scoperto dal grande maestro Antonio Vivaldi che per lui e con lui compose il famoso Concerto per mandolino in Do maggiore.

Il 30 settembre 1452 esce il Primo libro stampato



Il 30 settembre 1452 esce il Primo libro stampato, la famosa Bibbia di Johann Gutenberg. A proposito di editoria cartacea i giornali ci danno oggi però dati significativi: i lettori sono scesi nel 2013 a 24 milioni, numero non compensato dal mercato digitale (5,2 milioni). Solo il 49,3 % delle donne e il 36,4%degli uomini ha letto almeno un libro nei passati dodici mesi. Voi leggete? Preferite leggere su ebook o su carta? E quale libro avete amato di più?

IL TESORO DELL’AVARO

 IL TESORO DELL’AVARO

Un avaro, venduto tutto il suo avere, comprò una grande massa d'oro, e la seppellì presso al muro di casa sua: quivi la custodiva con grande cura, e la visitava ad ogni tanto. Un tale, che lavorava lì presso, osservò quelle visite e si accorse del vero. Andato che se ne fu l'avaro, ei portò l'oro via. Ritorna quegli, trova la buca vuota, comincia a gridare, a strapparsi i capelli. Uno che passava, al vederlo così, nel sentire la ragione, gli disse: “No, non piangere! Piglia una pietra, riponila nel medesimo sito, e fa conto che sia dell'oro. Già anche quando l'avevi, tu non ne facevi alcun uso”.
Niccolò Tommaseo

lunedì 29 settembre 2025

Vorrei essere scemo

 Suonaccio  (fiducia al governo)

 


Vorrei essere scemo

per ascoltar le tante bischerate

ogni giorno sfornate

da chi governa; ma purtroppo tremo.

Vorrei essere sordo,

per non sentir sempre un ritrito disco

sulla giustizia e il fisco,

sempre lo stesso, da quando non ricordo.

Vorrei essere cieco

per non veder na testa verniciata

da tanti venerata,

tragica scena di teatro greco.

Vorrei essere muto

per evitar che mi possa scappare

un Vaffa...nucleare

e tanta gente mi tolga il saluto


29-settembre-2010   Zamblon.

 

Il 29 settembre del 1964 fa la sua prima apparizione sui giornali Mafalda

Il 29 settembre del 1964 fa la sua prima apparizione sui giornali Mafalda, la famosa striscia a fumetti del cartoonist Argentino Quino.

Mafalda è una bambina ribelle, preoccupata per l'umanità e per la pace nel mondo che pone domande ingenue e insieme disarmanti che mostrano le contraddizioni e le difficoltà del mondo degli adulti, in cui Mafalda rifiuta di integrarsi.

Lettera di Abramo Lincoln all'insegnante di suo figlio


 Lettera di Abramo Lincoln all'insegnante di suo figlio

Caro professore,
Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso....
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti....
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri....
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare...
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando...
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del
vincitore...
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio
cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare...
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!

Rondinella pellegrina

 

       

       Rondinella pellegrina
       che ti posi in sul verone,
       ricantando ogni mattina
       quella flebile canzone,
       che vuoi dirmi in tua favella,
       pellegrina rondinella?
       Solitaria nell’oblio,
       dal tuo sposo abbandonata,
       piangi forse al pianto mio
      vedovetta sconsolata?
       Piangi, piangi in tua favella,
       pellegrina rondinella.
       Pur di me manco infelice
       tu alle penne almen t’affidi,
      scorri il lago e la pendice,
       empi l’aria de’ tuoi gridi,
       tutto il giorno in tua favella
       lui chiamando, o rondinella.
       Oh se anch’io... Ma lo contende
      questa bassa e angusta volta,
       dove sole non risplende,
       dove l’aria ancor m’è tolta,
       donde a te la mia favella
       giunge appena, o rondinella.
      Il settembre innanzi viene
       e a lasciarmi ti prepari:
       tu vedrai lontane arene,
       nuovi monti, nuovi mari
       salutando in tua favella,
      pellegrina rondinella:
       ed io tutte le mattine
       riaprendo gli occhi al pianto,
       fra le nevi e fra le brine
       crederò d’udir quel canto,
      onde par che in tua favella
       mi compianga, o rondinella.
       Una croce a primavera
       troverai su questo suolo.
       Rondinella, in su la sera
       sovra lei raccogli il volo:
       dimmi pace in tua favella,
       pellegrina rondinella.

Tommaso Grossi


Che mondo!!!!!ogni giorno viene uccisa una donna....😠😢 Dove andremo a finire!!!!😫

 


Vai VIA ALLA PRIMA, SEMPRE ALLA PRIMA!!

- Alla prima che ti dice di non sistemarti, alla prima che ti sminuisce in pubblico o in privato.
- La prima volta che ti dimostrerà che hai più obblighi e meno diritti di lui.
- Vattene la prima volta che nel bel mezzo di una discussione colpisce il muro o un mobile.
- La prima volta che ti vede divertirti e ti taglia il divertimento.
- La prima volta che ti vede splendente e non lo sopporta.
- La prima volta che lo scopri ammirare una donna vestita con gli stessi vestiti che lui non ti lascia indossare.
- La prima volta che ti dice “Io sono così, se vuoi".
- La prima volta che ti dice " Ci andrai così sistemata?".
- Vattene quando ti schiaccia l'ego.
- Quando ti ucciderà i sogni.
- Quando ride delle tue idee.
- Quando non gli importa se lo aspetti.
- Quando prende in giro e minimizza i tuoi piani.
- Quando ti controllerà.
- Quando gli costa accompagnarti.
- Quando ti insulta.
- Quando ti umilierà.
- Quando minimizza ciò che ti fa male.
- Quando ti rompe.
- Quando ti biasima.
Per favore... non resistere, vai via alla prima, sempre alla prima volta.
VALI MOLTO...

domenica 28 settembre 2025

La testa


 

Visioni dal treno in corsa

Visioni dal treno in corsa 

Vidi i fiumi e vidi i monti;
spinsi gli occhi a salutare
una luce di orizzonti
lungo il mare.

Respirai fuggenti aromi
di frutteti e di giardini;
salutai fuggenti nomi
di paesi e di villini.

Vidi là, dai vani aperti;
bianchi letti e bianche culle;
bimbi a gruppi e vispi serti
di fanciulle.

Giovanni Bertacchi


Il fanciul e il gatto

        

       Un fanciullin prendevasi
       mirabile diletto
       nello scherzar festevole
       d’ un gatto giovinetto.
      Ei gli porgea la tenera
       amica man sovente,
       cui la giocosa bestia
       mordea soavemente.
       E nell’infinto mordere
      far gli solea mille atti
       sconci così che un abile
       buffon parea tra i gatti.
       Ora in agguato stavasi,
       or si movea pian piano,
      or d’un salto avventavasi
       sulla vicina mano.
       Poi si fuggia: poi rapido
       tornava al gioco usato
       dal moto lusinghevole
      dei diti richiamato.
       Così alquanto durarono
       quelle mentite risse;
       alfin da senno il perfido
       l’incauta man trafisse.
      Pianse il fanciul; ma dissegli
       il genitor severo:
       “Chi suol da scherzo             mordere,
       alfin morde da vero”.
       La finzïon del vizio
      a vizio ver declina:
      a can che lecca cenere,
      non gli fidar farina.


Luigi Fiacchi

A livella

 


A livella

“Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn’anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.

St’anno m’é capitato ‘navventura…
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po’ facette un’anema e curaggio.

‘O fatto è chisto,statemi a sentire:
s’avvicinava ll’ora d’à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

“Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l’11 maggio del’31”

‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
…sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe’ segno,sulamente ‘na crucella.

E ncoppa ‘a croce appena se liggeva:
“Esposito Gennaro – netturbino”:
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! ‘ncapo a me penzavo…
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s’aspettava
ca pur all’atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s’era ggià fatta quase mezanotte,
e i’rimanette ‘nchiuso priggiuniero,
muorto ‘e paura…nnanze ‘e cannelotte.

Tutto a ‘nu tratto,che veco ‘a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano…
Stongo scetato…dormo,o è fantasia?

Ate che fantasia;era ‘o Marchese:
c’o’ tubbo,’a caramella e c’o’ pastrano;
chill’ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu ‘nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro…
‘omuorto puveriello…’o scupatore.
‘Int ‘a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
so’ muorte e se ritirano a chest’ora?

Putevano sta’ ‘a me quase ‘nu palmo,
quanno ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,
s’avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:”Giovanotto!

Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d’uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente”

“Signor Marchese,nun è colpa mia,
i’nun v’avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa’ sta fesseria,
i’ che putevo fa’ si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse
e proprio mo,obbj’…’nd’a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n’ata fossa”.

“E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!”

“Famme vedé..-piglia sta violenza…
‘A verità,Marché,mme so’ scucciato
‘e te senti;e si perdo ‘a pacienza,
mme scordo ca so’ muorto e so mazzate!…

Ma chi te cride d’essere…nu ddio?
Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…
…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.

“Lurido porco!…Come ti permetti
paragonarti a me ch’ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?”.

“Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!
T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò, stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?

Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

Totò

LA PREGHIERA DEL CLOWN

LA PREGHIERA DEL CLOWN

Più ho voglia di piangere
e più gli uomini si divertono,
ma non importa, io li perdono,
un po' perché essi non sanno,
un po' per amor Tuo
e un po' perché hanno pagato il biglietto.
Se le mie buffonate servono
ad alleviare le loro pene,
rendi pure questa mia faccia
ancora più ridicola,
ma aiutami a portarla in giro
con disinvoltura.
C'è tanta gente
che si diverte
a far piangere l'umanità,
noi dobbiamo soffrire
per divertirla.
Manda, se puoi,
qualcuno su questo mondo,
capace di far ridere me
come io faccio ridere gli altri.
Antonio de Curtis

Chiune Sugiihara

Chiune Sugihara nacque il 1º gennaio 1900 a Kozuchi, oggi Mino, area nella prefettura di Gifu, da padre borghese, Yoshimi Sugihara, e madre di classe medio alta, Yatsu Sugihara. Era il secondo di cinque figli. Dopo essere uscito con il massimo dei voti dalla scuola elementare ordinaria Kowatari nel 1912, si iscrisse alla scuola media di vecchio sistema di 5 gradi della prefettura di AichiChiune non voleva diventare medico. Suo padre invece lo voleva vedere col camice bianco e così, controvoglia, Chiune Sugihara andò a sostenere l’esame di ammissione a medicina. Ma Chiune era testardo, non voleva fare il medico, voleva studiare le lingue, magari poi insegnare, e così decise di sbagliare le risposte. Il padre allora gli tagliò i viveri. Ma Chiune era intelligente e studioso, imparò bene l’inglese, il tedesco e il russo, e presto lasciò il Giappone per iniziare la carriera diplomatica. Nel 1939 era appena diventato viceconsole a Kaunas, in Lituania, quando iniziò la Seconda guerra mondiale. Molti profughi ebrei arrivarono in Lituania dalla Polonia, ma nemmeno lì erano al sicuro e cercarono di scappare, in qualunque paese li avesse accolti. In quel momento l’unica possibilità era la fuga verso est, verso il Giappone. Chiune aveva capito perfettamente che gli ebrei erano veramente in pericolo e allora decise che in attesa di chiare istruzioni da Tokyo, avrebbe firmato lui dei permessi di transito, anche per chi non aveva i requisiti, anche per chi non aveva i documenti. Poi arrivarono le direttive del governo giapponese, che rifiutava di accogliere i profughi e intimava a Chiune di non rilasciare i visti. Chiune però decise di andare avanti lo stesso, e per giorni lavorò senza sosta, aiutato anche dalla moglie Yukiko, senza nemmeno dormire la notte, pur di scrivere il maggior numero possibile di visti. Quando il consolato fu chiuso, Chiune continuò a firmare i “visti della vita” dal salone di un albergo, e poi addirittura dal treno che lo stava portando a Berlino. Voleva farne il più possibile, perché non erano solo documenti di viaggio, ma veri e propri salvavita. Ne rilasciò circa 6000. Chiune non divenne medico, ma come diplomatico salvò moltissime vite, forse più di quelle che avrebbe mai potuto salvare se avesse veramente indossato il camice bianco. Il 18 gennaio 1985, Chiune fu l'unico giapponese a ricevere l'onorificenza di Giusto tra le nazioni per le sue opere di salvataggio. Il nome di Chiune venne riconosciuto gradualmente in tutto il mondo ma, con le lodi, iniziò a ricevere anche calunnie ed essere etichettato come "traditore della patria"[. A novembre dello stesso anno, a Gerusalemme fu inaugurata una cerimonia commemorativa in suo onore, ma la cardiopatia e la vecchiaia non gli permisero di recarsi all'estero, così al suo posto presenziò Nobuki.

Morì il 31 luglio 1986.


Non esiste la mancanza