Polveroso ed infangato,
stanco morto o riposato,
sotto il sole o lo stellato,
marcia il fante affardellato,
perché( piove o faccia bello),
da filosofo qual'è,
egli porta nel fardello
tutti i beni suoi con sé.
Che bagaglio tintinnante
quando marcia addosso ha il fante!
Quali musiche moderne
fanno maschera e giberne!
Che concerto dolce e gaio
fan la tazza ed il cucchiaio
chiusi dentro alla diletta
stonatissima gavetta!
Un armadio gonfio e grosso
porta il fante sempre indosso;
quel mobilio un po' pesante
fa sudar talvolta il fante;
con le spalle, un suo colpetto
il buon fante allor gli dà
e lo zaino sull'elmetto
tintinnando a batter va.
Come fa la chioccioletta
che cammina senza fretta,
porta il fante senza pena
la sua casa sulla schiena,
casa fatta d'un sol telo
per rugiada pioggia o gelo,
fatta a cono, fatta a gonna
coi paletti per colonna.
Con le cose le più strane
gonfia il fante il tascapane:
stringhe, sigari, pagnotte,
pettinini, calze rotte,
munizioni, scatolette,
bombe a man, pezze , gallette,
carte e buste color rosa
con qui scrive all'amorosa.
Senza chieder dove vada
batte il fante la sua strada;
batte il fante lo stradone
con la pioggia o il polverone,
ché la santa fanteria
marcia sempre in pedovia,
marcia al caldo, marcia al fresco
sul caval di San Francesco.
Renato Simoni

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