Il castagno è così. Si leva ardito
ai mutevoli cieli, esile, prima,
e, fatto adulto, cerca con la cima
la sua parte di sole all'infinito.
Passan su lui la gazza e i migranti
figli dell'aria: ed ei tutti li accoglie
nel quieto asilo delle aperte foglie;
e quelli lo ricambiano di canti.
La sua storia non è grande e superba:
vengono fino a lui pastori e cani
e greggi suonatori di campani,
bianchi di lana masticando l'erba.
Intanto con le sue linfe più pure
nutre il frutto e gli da scorza pugnace,
e lo fa ricco di bontà verace
e lo fa saldo di virtù secure.
Poi viene il tempo che la pioggia bagna
i boschi; e dalle cime l'aquilone
erompe con la sua canzone;
e il boscaiolo coglie la castagna.
Vede fumar da lungi i casolari
sotto tetti d'ardesia. Il fuoco avvampa
talora i vetri, e intorno ad una lampa
c'è chi si ciba dei suoi frutti cari.
Questa, credi, è la sua gioia più vera:
donare, a chi domanda, ciò che sazia,
ogni frutto mutare in una grazia
che cada in grambo a chi fatica e spera.
Renzo Pezzani
martedì 29 aprile 2025
Il castagno
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