lunedì 28 aprile 2025

La storia di Berta che Filava

Fu la Berta una fanciulla,
Che  passar senza far nulla
non potea mezz'ora al giorno.
Por le legna o il pan nel forno,
Cuocer l'erbe e le castagne,
Munger vacche, annaffiar fiori,
E altri simili lavori,
Eran cose che la Berta
Le facea da figlia esperta.
Ma il mestier suo prediletto
Fu il filare or lino or lana;
Sol due notti andava a letto
O al più tre per settimana;
Tutte altre le passava
A filar lino o lana,
E faceva in una notte
Quanto sei delle più dotte.

La regina Cunegonda
(Perchè il mondo or non abbonda
Di si rare principesse?)
Non dirò come sapesse
Che abitava in tal pendice
Una rara filatrice.
Quell'amabile regnante
Che filò già fusa tante,
Veder volle se colei
Ne sapeva più di lei.
Sen va, dunque, una mattina
A trovar la contadina;
Le dichiara che sen viene
Perchè udì che fila bene;
E che brama un fuso o due
Dalle belle mani sue;
Protestandole che pensa
Darle degna ricompensa,
Se per fama il ver narra;
Berta, alquanto vergognosa,
Si fa rossa come rosa.
China il capo, e senza indugio
Corre a un piccolo pertugio,
Da cui manda le sirocchie (1)
Per due fusi e due conocchie.
E cantando l'arietta:
_Fila, fila, forosetta!_
Caricò da gran maestra
L'un di fil, l'altro di lana,
Che incantava la sovrana
Giunse a dir ch'eran quei fili
I più eguali e più gentili,
Che filati fosser mai
Dalle Fiandre al Paraguai.
Poi, cavando un lapis rosso,
Che portava sempre addosso,
Pose in carta il grande editto
( E al Re fu sottoscritto)
Che diceva:_Quanto lunge
della Berta il filo giumge,
Tanto vo' che in questo dì
Abbia terre._E fu così.
Ma colei, che in  sorte umile
E mangiando rape e cavoli
Era affabile e gentile,
Diventò il peggior de' diavoli
Al momento che fu ricca.
Le conocchie a un chiodo appicca
Come ree di qualche fallo,
Delle fusa( e, se non fallo,
Ne avea mille) fa tal fiamma,
Che spaventa babbo e mamma.
D'un palazzo fa l'acquisto,
Che fu già di Papa Sisto.
Pon tre anelli in ogni dito,
Vuole un Prence per marito.
Va col capo alto qual cervo;
Sempre a seco un paggio, un servo.
Più non parla d'indi in poi
Che col quinci e siamo noi,
E, se mai parente o amica
Incontrava per la via,
Pel timor che non le dica:
_Berta cara, Berta mia!_
_largo, largo!_ da lungi gridava_
Passò il tempo che Berta filava!_


Di Pietro Fanfani (Pistoia 1815/i879).


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