
Piove
Piove su tutte le strade
e piove nel fondo al mio cuore:
non so, non so da dove
giunge questo languore.
Sonoro bruir della piova
per le zolle, sopra le ardesie;
a un cuor che dolce s'accora
oh dolce bruir della piova!
Questo pianger da dove mi viene?
Inganno? E quale? Nessuno.
Eppure nel cuore che geme
da dove, da dove mi viene?
E come duole un dolore
senza radice alcuna.
Odio non c'è, non c'è amore:
e tanta è la pena del cuore.
Paul Verlaine
Tutti dicono che il dolore,
le avversità della vita
rendono più forti
e servono a crescere
ed a imparare sempre di più..
Se io potessi scegliere,
vorrei essere debole,
per essere solo felice.
Cinella Micciani
Nato a Firenze, si trasferì giovanissimo a Roma per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia. Esordì nel 1934, a diciotto anni, sotto la regia di Alessandro Blasetti . Meno di un anno più tardi interpretò un ruolo secondario in Vecchia guardia, sempre diretto da Blasetti. Seguirono molti film con parti da comprimario fino ad imporsi all'attenzione di tutti con L'assedio dell'Alcazar (1940) e soprattutto con Ore 9 lezione di chimica di Mario Mattòli nel (1941), film in cui ebbe al suo fianco Alida . Seguì Avanti c'è posto... di Mario Bonnard, fino alla metà degli anni quaranta, fu fra i giovani attori italiani più ricercati, sia per ruoli drammatici che per quelli brillanti. Considerato attore moderno e antidivo, incarnò per anni la figura del perdente, del rassegnato ed insicuro, facendo da contraltare agli spumegginati ruoli ricoperti da Rossano Brazzi, Roberto Villa, Massimo Serato e Leonardo Cortese, o del divo in assoluto di quell'epoca, Amedeo Nazzari. I suoi personaggi abbigliati con vestiti spesso stropicciati, gli consentirono di contedere a Massimo Girotti, pur apparendo meno aitante del'attore marchigiano, il ruolo del protagonista tormentato e fragile. Erede naturale perciò di Fosco Giachetti fu, a differenza del divo toscano, più duttile, sprigionando minor durezza ed inflessibilità e caricando i personaggi interpretati di quella vulnerabilità a cui il cinema degli anni trenta non era abituato. Fu proprio servendosi di attori dalle caratteristiche di Checchi, Girotti, la Magnani e per certi versi di Cervi e Lupi, che il cinema italiano seppe progressivamente approdare al neorealismo. Dotato di una voce roca ma sensuale che contribuì notevolmente a rafforzare la sua immagine di uomo dalla personalità a tratti debole ma animato da buoni sentimenti, può sicuramente essere considerato un divo del cinema degli anni quaranta ta, al pari dei grandi divi dell'epoca. Ma già dal primo dopoguerra le cose cambiarono. Pur vincendo il primo Nastro d'Argento al migliore attore protagonista della storia per il film Due lettere anonime nel 1946, le occasioni di avere ruoli da protagonista si diradarono velocemente e il suo volto, molto segnato già in giovane età, si prestò soprattutto a raffiguare perdenti, sconfitti. La sua recitazione sobria e misurata venne sempre più indirizzata a parti da comprimario che impreziosirono grandi film come Caccia tragica (1947) Achtung! Banditi! La signora senza camelie (1953) e L'assassino (1961). In questa nuova veste artistica bissò il successo del 1946 vincendo, nel 1958, il Nastro d'Argento al migliore attore non protagonista per il film Parola di ladro. Tantissimi i film interpretati, in ruoli talvolta di "secondo piano" che gli hanno comunque permesso di lavorare con i più grandi registi italiani dell'epoca. Nella sua carriera va sottolineata anche la particolarità di aver interpretato svariati personaggi di militari ed aver ricoperto più volte la parte del fascista, anche in pieno regime, per poi, dopo la seconda guerra mondiale aver dato volto a personaggi di partigiani e antifascisti. Dagli anni sessanta fu intensa anche l'attività televisiva, soprattutto sotto la direzione di Anton Giulio Majano.Nel 1962 fu Padre McMillan nello sceneggiato Una tragedia americana, quindi fu il capitano Ivan Mironov ne La figlia del capitano (1965) e nello stesso anno interpretò Valkov in Resurrezione. Nel 1967 fu John Sedley ne La fiera della vanità. Infine impersonò Robert Fenwick in E le stelle stanno a guardare (da Cronin, 1971), il commissario Bonsanti nel fortunatissimo Il segno del comando. L'anno successivo fu Betteredge ne La Pietra di Luna. Checchi era sposato con l'ungherese Erika Schwarze dalla quale ebbe un figlio - Enrico Roberto Checchi - scenografotelevisivo. Morì a 57 anni affetto da una rara malattia di carattere virale - la periartrite nodosa - e dopo un ricovero in una clinica specializzata di Ginevra rientrò a Roma per spegnersi all'ospedale Salvator Mundi. Figlio del pittore fiorentino Amedeo Checchi, fu pittore a sua volta, esponendo le sue opere in diverse mostre personli.
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A.Vestri
Sua madre morì subito dopo la sua nascita e suo padre fu ufficiale di marina e poi soldato di fanteria. Studiò a Londra, nel Royal Caledonian Asylum, e a Bruxelles, ma trascorse molto tempo in Francia. Arrivato a Londra nel 1834, si dedicò al giornalismo. Lavorò per il Morning Chronicle dal 1835 al 1844 e poi diventò redattore del Glasgow Argus. Si trasferì all'Illustrated London News nel 1848, dove diventò redattore nel 1852.Pubblicò Songs and Poems (1834), scrisse una Storia di Londra, Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds (1841) e un romanzo, Longbeard. È anche ricordato per il suo Dictionary of Lowland Scotch. Mentre era in vita il suo successo era legato alle canzoni, alcune delle quali, come Cheer, Boys, Cheer, furono messe in musica nel 1846 da Henry Russell ed ebbero un successo clamoroso. Mackay fu corrispondente del Times durante la Guerra Civile Americana e in quel contesto scoprì e fece conoscere la Fenian conspiracy. Conseguì la laurea in Legge all'Università di Glasgow nel 1846. Fu membro della Percy Society. Sua figlia diventò famosa come scrittrice di romanzi con il nome di Marie Corelli.
Un giorno un calabrone,
andando in bicicletta,
pregò la luccioletta
di fargli da lampione.
Ma il vigile maiale,
che stava di fazione,
gli fè contravvenzione,
scrivendo sul verbale:
"La legge non ammette,
per sue ragioni interne,
su carri o biciclette
lucciole per lanterne".
il libro è del 1931 non c'è l'autore
Due strade divergevano in un bosco ingiallito,
e dispiaciuto di non poterle entrambe percorrere
restando un unico viaggiatore, a lungo ho sostato
e ne ho osservata una, giù, più lontano che potevo
fino a dove curvava nel sottobosco;poi ho preso l’altra, ché andava altrettanto bene
e vantava forse migliori ragioni,
perché era erbosa e meno calpestata;
sebbene, in realtà, l’andirivieni
le avesse più o meno ugualmente consumatee entrambe si distendessero quel mattino
tra foglie che nessuna orma aveva annerite.
Oh, ho tenuto la prima per un’altra giornata!
Eppure, sapendo come strada porta a strada,
dubitavo che mai ci sarei tornato.Con un sospiro mi capiterà di poterlo raccontare
chissà dove tra molti anni a venire:
due strade divergevano in un bosco, e io –
io ho preso quella meno battuta,
e da qui tutta la differenza è venuta.
Come potrei non amarti se alimenti il mio fuoco? Non sono stata io a baciarti e non è stato un gioco. Sono cotta a tal al punto che se tu n...