Vescovo, Apostolo degli Armeni
257 - 332
Emblema: Bastone pastorale
A
Napoli, nel centro storico vi è una strada ormai celebre in tutti gli
itinerari turistici, specie in periodo natalizio, per la produzione,
esposizione e vendita dei “pastori” e minuterie per il presepe, firmate
anche da famosi artigiani; questa strada è via S. Gregorio Armeno, il
titolo proviene dalla chiesa intitolata allo stesso santo che si trova a
metà percorso, antichissima testimonianza della presenza di monaci
orientali dal 930, rifatta nel 1580 con grandi applicazioni
barocco-orientali. Nella stessa
chiesa oltre che una parte delle reliquie del santo è conservato anche
il corpo di s. Patrizia, veneratissima dal popolo napoletano, la chiesa
e l’attiguo convento con artistico chiostro è tenuto dai primi anni
del millenovecento dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia. S.
Gregorio nacque in Armenia nel 260 circa, scampò alla strage della sua
famiglia ordinata dal re armeno Kosrov e allevato da una nutrice
cristiana che lo portò a Cesarea di Cappadocia, educato cristianamente
sposò un’altra cristiana Giulitta da cui ebbe due figli Aristakes e
Verdanes, divenuti poi tutti e due santi. Ordinato
sacerdote a Cesarea entrò nel seguito del principe ereditario
dell’Armenia Tiridate, in esilio dopo la morte violenta del padre
Kosrov. Dopo la vittoriosa
campagna di Galerio contro i persiani (297) cui aveva partecipato anche
Tiridate, l’imperatore Diocleziano poté reintegrare sul trono armeno
con l’aiuto delle sue legioni il principe Tiridate, Gregorio lo seguì
con tutto il seguito, ma quando questi volendo festeggiare il suo
ritorno in una solenne cerimonia volle offrire l’incenso alla dea
Anahita, il cui famoso santuario era ad Eriza (Erzincan) sul loro
percorso, Gregorio rifiutò di farlo e pertanto fu imprigionato e
torturato. Ebbe ben quattordici
specie di torture, una più crudele dell’altra, infine Tiridate lo fece
rinchiudere in un celebre carcere della capitale chiamato Khor Virap
(pozzo profondo) dove rimase per ben quindici anni dal 298 al 313
mentre infuriava la persecuzione contro i cristiani. La conversione
dell’Armenia al cristianesimo ebbe luogo in seguito ad una miracolosa
guarigione dello stesso re Tiridate; avendo fatto uccidere la vergine
Hripsime insieme ad altre compagne cristiane, egli si ammalò di
tristezza perché se ne era innamorato, ma lei non aveva acconsentito,
la sua malattia viene descritta come una trasformazione in cinghiale
come capitò al re Nabucodonosor, si può dedurre che si trattasse di
licantropia. Nell’afflizione
generale della corte, la sorella del re sognò che l’incarcerato
Gregorio avrebbe potuto guarirlo, liberato e condotto a corte egli
risanò il re ed esortò lui ed i principi ad accettare la religione
cristiana catechizzandoli per sei mesi e ottenendone la conversione, al
punto che il re fece distruggere gli idoli e abolì il paganesimo. Nel
contempo Gregorio trasformò i templi in chiese erigendo altari e
croci, rimandando però la loro consacrazione come pure il battesimo del
re, perché lui non era un vescovo. Per questo motivo Tiridate e i
principi lo elessero come pastore supremo dell’Armenia e lo
accompagnarono con una foltissima schiera di cavalieri fino a Cesarea
di Cappadocia per ricevere la consacrazione dalle mani del vescovo
della metropoli Leonzio, il quale convocato il Sinodo di Cesarea (314)
cui parteciparono venti vescovi, lo consacrò con grande gioia e festa
di tutti i convenuti e del popolo, per lui e per la conversione
dell’Armenia. Nel viaggio di
ritorno vi fu uno scontro armato con la città ancora pagana di Astisat
dove Gregorio prese possesso dell’antica sede vescovile vacante a causa
delle persecuzioni; sulle sponde dell’Eufrate egli battezzò molti
principi e soldati e lo stesso re, sua moglie e sua sorella, che gli
erano venuti incontro. Gregorio
organizzò la rinascita della Chiesa armena consacrando e mandando nuovi
vescovi e sacerdoti nelle rinate diocesi, i suoi due figli Aristakes e
Vertanes, rimasti a Cesarea furono chiamati presso il padre ad
aiutarlo, sebbene riluttanti perché dediti alla via d’anacoreta,
Aristakes fu nominato suo ausiliare e quando Gregorio alternando il suo
ufficio di vescovo con periodi di ritiro in eremitaggio, lo sostituiva
nel governo della diocesi, ma egli morì prima del padre, mentre il
fratello Vertanes successe nell’incarico dopo la morte di Gregorio. La
‘Vita’ racconta anche di un viaggio di Gregorio fatto insieme a
Tiridate a Roma per far visita all’imperatore Costantino e
nell’occasione si incontrò anche con papa Silvestro da cui si racconta
ebbe il privilegio del titolo di patriarca d’Oriente. La Chiesa armena
pur tra tante vicissitudini e persecuzioni, l’ultima quella del regime
sovietico, è sempre stata fedele a Roma donando alla Chiesa figure di
santi e martiri e una fede genuina in un contesto molto influenzato ed
osteggiato dalle Chiese ortodosse. Gregorio
morì all’incirca nell’anno 328 mentre era in un eremo e fu sepolto in
un suo podere a Thordan, villaggio della regione di Daranalik’ Il
suo nome viene spesso ricordato nelle preghiere liturgiche e durante
la santa Messa, la Chiesa armena dedica al suo santo “Illuminatore” tre
feste liturgiche. Nel calendario marmoreo di Napoli scolpito nel IX
sec. il suo nome compare al 2 e 3 dicembre, le sue reliquie sono sparse
un po’ in tutti i luoghi che maggiormente lo venerano, il cranio è a
Napoli, altre a Nardò, alcune stavano a Costantinopoli ma la più
celebre “il braccio destro di Gregorio” è in Armenia e con essa viene
benedetto ogni ‘Katholicos’ eletto.
Autore: Antonio Borrelli