lunedì 5 ottobre 2026
domenica 4 ottobre 2026
Parchi della Rimembranza
Parchi della Rimembranza.
Il fante che nel sol un dì cadea
dorme ancora lassù, bianco e beato,
vestito dei suoi panni di soldato
sotto i sassi dell'ultima trincea.
Chi gli scavò la fossa poveretta
legno per una croce non avea.
Guerriero contadino che piangea
sul tumulo piantò la baionetta.
Ma là nel suo villaggio, ove c'è tanta
gente che l'ebbe, bimbo sui ginocchi
e ricorda la luce che avea negli occhi,
hanno dato il suo nome ad una pianta.
Fiamma verde da terra scaturita
arde sul limitare della strada,
e sa che porta il nome d'una vita
che dorme all'ombra eroica d'una spada.
Talora viene, con un suo bisbiglio
di cose dolci, una donnetta affranta.
Strappa l'ortica al ceppo della pianta
e le par di difendere suo figlio.
E i bimbi della scuola, in obbediente
schiera onorando il milite latino,
leggono il nome e gridano:"Presente!"
ed han negli occhi lampi di destino.
Renzo Pezzani.
Maremma, maremmaǃ
Tutti mi dicono: «Maremma, maremmaǃ»,
ma a me mi pare una maremma amara.
L'uccello che ci va perde la penna.
Io c'ho perduto una persona cara.
Sia maledetta maremma maremmaǃ
Sia maledetta maremma e chi l'ama.
Sempre mi trema 'l cor quando ci vai,
perché ho paura che non torni mai.
Tutti mi dicono: «Maremma, maremmaǃ»,
ed a me sembra una maremma amara.
L'uccello che ci va perde la penna,
il giovin che ci va perde la dama.
Chi va in maremma e lascia la montagna
perde la dama e nulla ci guadagna.
Chi va in maremma e lascia l'acqua bona,
perde la dama e più non la ritrova.
Chi va in maremma e lascia l'acqua fresca
perde la dama e più non la ripesca.
Sia maledetta maremma, maremma,
sia maledetta maremma e chi l'amaǃ
Tutto mi trema il cor quando ci vai,
per lo timor se ci vedrem più mai.
“MAREMMA AMARA” risale ai primi dell’800 ed è, forse, la canzone folk Toscana più famosa nel mondo e sicuramente detiene questo primato per quanto riguarda le canzoni maremmane. Il suo testo, di un emozionalità disperata, ricorda le terre di Maremma come luogo oscuro e selvaggio, come inferno in terra per le flotte di proletari che ci lavoravano, luoghi di malaria dove neanche i volatili riuscivano ad uscire indenni.
Natalino Otto
Natalino Otto, pseudonimo di Natale Codognotto
Natalino nasce in un piccolo comune della riviera ligure di ponente in provincia di Genova, penultimo di cinque fratelli, da Marino Codognotto (1878-1935) e Silvia Bizzaro (1881-1960), entrambi di origine veneta. Iniziò a lavorare a Genova come sarto. Giovanissimo, prese lezioni di musica e suonò come batterista con gruppi musicali di Genova. A sedici anni si imbarcò sul transatlantico Conte di Savoia come batterista di bordo; qui assunse il nome d’arte di Natalino Otto e cantava i ritornelli con un megafono. Nel 1935 a New York conobbe Gene Krupa (che gli aveva procurato una scrittura presso un'emittente radiofonica italo-americana) e strinse amicizia con Joe Venuti, che gli propose di trasferirsi in America, ma Natalino, dopo aver attraversato l'Atlantico per 38 volte, il 18 novembre 1935 sbarcò definitivamente a Genova. Dall'America, oltre all'esperienza di aver ascoltato e suonato la musica d'oltreoceano, i nuovi generi musicali jazz e swing, aveva portato dischi, spartiti e un microfono che sostituirà il vecchio megafono. Rientrato in Italia, si unì all'orchestra da ballo del violinista Franco Grassi; in seguito si trasferì a Roma, dove si esibì con l'orchestra di Armando Fragna e, quando quest'ultimo arrivò alla radio, Natalino andò a Milano. Qui lavorò col sassofonista Ettore Pierotti e, nel 1937, incontrò per la prima volta Gorni Kramer con il quale, nell'estate di due anni dopo a Viareggio, cominciò quello che sarebbe stato un lungo sodalizio, proponendo un repertorio di musiche jazz. Nel frattempo suonò ancora nell'Orchestra di Swing di Ettore Pierotti, esibendosi a Torino al Salone de La Stampa, nella formazione con Aldo Frazzi al pianoforte, Amedeo D'Ambrosio all'armonica, Fausto Turchini al contrabbasso, Pierotti al sax e al violino e Natalino Otto alla batteria, con grande successo; sempre a Torino entrò nell'Orchestra del Ritrovo Rossi di Torino diretta da Antonio Mulazzi, anche lui sassofonista, con cui incise i primi 78 giri per la Columbia. A causa della proposta di un repertorio innovativo, fortemente ispirato alla musica americana del periodo, si dovette scontrare con la realtà italiana, dove ogni influenza esterofila era vietata. Fu costretto a cambiare i titoli di alcune canzoni: Saint Louis Blues fu tradotto letteralmente in Le tristezze di San Luigi (o di St. Louis, secondo le versioni), Mister Paganini divenne Maestro Paganini. L'EIAR, l'ente radiofonico di stato, non trasmetteva i suoi pezzi, definiti "barbara antimusica negra". Escluso dalla radio, il cantante ligure si dedicò alle molte incisioni discografiche e ai molti spettacoli teatrali, sempre in stretta collaborazione con l'orchestra del maestro Gorni Kramer. In poco tempo riuscì a conquistare il pubblico attraverso i suoi dischi: caso raro, se non unico per l'epoca, di un cantante arrivato al successo senza passare per la radio. I suoi pezzi swing facevano ballare gli italiani e gli meritarono il titolo di "Re del ritmo". Otto si inserì nel filone musicale inaugurato in Italia dall'etichetta Fonit che, in barba alle disposizioni del regime fascista, tentava di importare musica d'oltreoceano "proibita" e di riproporla anche in versione italianizzata. Nel 1938, insieme a Kramer, arrivò all'EIAR, ma i due poco dopo vennero allontanati dalla radio; partirono dunque per delle tournée all'estero. Al rientro in Italia, vennero loro sequestrati i passaporti. Nonostante alcuni cantanti dallo stile esotico (Alberto Rabagliati, il Quartetto Cetra e Ernesto Bonino) fossero riusciti a entrare nelle simpatie della radio di stato, Natalino Otto continuò a subire l'ostracismo; tuttavia i suoi dischi andavano a ruba. Negli anni '40 lavorò nel cinema, con ruoli di cantante in alcuni film. Fu il protagonista di Tutta la città canta diretto da Riccardo Freda nel 1943, partecipò anche ai film La casa senza tempo e Carosello del varietà. Nel 1944 pubblicò il suo primo brano di grande successo Perduto amore (in cerca di te). Dopo la fine della guerra e con l'avvento della democrazia, finalmente Natalino si poté godere il successo; tuttavia i suoi rapporti con la Rai rimasero occasionali. È considerato il padre dello swing italiano, genere introdotto negli anni Trenta dopo un soggiorno negli Stati Uniti. Negli anni cinquanta, con la nascita del Festival di Sanremo, si aprì una nuova stagione nella musica italiana. Natalino nel 1953 venne invitato a Sanremo per sostituire Teddy Reno, che però andò in scena febbricitante, per cui l'occasione fu rimandata all'anno successivo. Natalino Otto partecipò a cinque edizioni del Festival di Sanremo. Nel 1954 si piazzò al quarto posto con Notturno ed il suo miglior piazzamento fu il terzo posto nel 1955 con il brano Canto nella valle. Il 2 giugno 1955 sposò la cantante Flo Sandon's e i due vennero scritturati assieme dalla Rai. Nel 1957 ritornò al Festival di Sanremo, prese parte al Festival di Venezia e alla trasmissione radiofonica Voci e volti della fortuna. Negli anni successivi tornò nuovamente al Festival di Sanremo, ma ben presto rimarrà al di fuori della manifestazione, incidendo comunque dischi di successo. Nel 1950 fondò la casa discografica Bolero, la prima ad accettare canzoni di Fred Buscaglione. Nel 1960 prese parte, insieme a Flo Sandon's, a una serie di sketch della rubrica televisiva Carosello, pubblicizzando il sapone della Lico-Phar. Nello stesso anno affiancò all'attività di cantante, oltre a quella già esistente dal 1950 di editore musicale, quella di produttore discografico, fondando l'etichetta Telerecord e dedicandosi anche all'organizzazione di spettacoli e alla ricerca di materiale musicale dimenticato; ripubblicò inoltre con la sua casa discografica nuovi arrangiamenti delle sue vecchie canzoni, reincise con i Gentlemen, che diventarono il suo complesso formato da Pupo De Luca alla batteria, Paolo Salonia oppure Giorgio Azzolini al basso, Franco Cerri oppure Alberto Pizzigoni alla chitarra, Enrico Intra al piano, Giancarlo Barigozzi al flauto e Glauco Masetti al sax. Morì all'età di 56 anni, stroncato da un secondo attacco cardiaco, dopo essere stato colpito da infarto una settimana prima.
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