5 Novembre San Gottardo Pallastrelli
Nobiluomo. Nascita-morte: XIV sec.
Etimologia:
Deriva da elementi germanici riconducibili a god, Dio, e hard, forte o valoroso.
Emblema:
Rappresentato nell’atto di ritrarre san Rocco.
E' noto soprattutto per il suo legame con la narrazione agiografica di san Rocco. Secondo questa tradizione, Rocco, impegnato nell’assistenza agli appestati durante un viaggio nell’Italia settentrionale, contrasse a sua volta la malattia e si ritirò in un luogo isolato presso Sarmato, non lontano da Piacenza. Un cane gli avrebbe portato quotidianamente del pane. Il proprietario dell’animale, un nobile chiamato Gottardo, ne avrebbe seguito i movimenti fino a incontrare il pellegrino infermo. I racconti descrivono l’avvicinamento del nobiluomo al malato e il successivo mutamento della sua vita. Gottardo, colpito dall’esempio di Rocco, avrebbe accolto il suo insegnamento religioso e abbandonato gli agi per dedicarsi alla carità. Alcune versioni aggiungono che avrebbe distribuito i beni ai poveri. Si tratta di episodi appartenenti alla tradizione, non di avvenimenti provati da testimonianze coeve. La collocazione del racconto a Sarmato è diventata un elemento importante della memoria religiosa locale. Il castello, la selva e il luogo del rifugio del pellegrino formano uno scenario riconoscibile, ancora oggi richiamato nella valorizzazione culturale del territorio. L’associazione di Gottardo con il castello e con la famiglia Pallastrelli, tuttavia, richiede cautela: non tutte le versioni più antiche identificano il personaggio con quel cognome. Un testo stampato a Piacenza nel 1604, intitolato La Vita di S. Rocco, con dedicatoria della confraternita piacentina di San Rocco, parla di un nobile chiamato Gottardo presso un piccolo castello, ma non ne indica il cognome Pallastrelli e non nomina espressamente Sarmato nel passo relativo all’incontro. La distinzione è significativa, perché permette di riconoscere un nucleo narrativo antico senza retroproiettare su di esso ogni dettaglio delle tradizioni successive. La famiglia Pallastrelli è realmente attestata nella storia di Piacenza. L’Archivio di Stato ricorda documenti familiari a partire dal Medioevo e segnala due manoscritti del XVII e XVIII secolo sulla vita di san Gottardo Pallastrelli. L’esistenza di questi testi prova che in età moderna la figura era oggetto di interesse agiografico e familiare; non costituisce, da sola, una conferma indipendente degli eventi attribuiti al XIV secolo. Un’altra tradizione collega Gottardo alla realizzazione di un’immagine di san Rocco presso la chiesa di Santa Maria in Betlemme a Piacenza, poi conosciuta come Sant’Anna. Il nobiluomo sarebbe stato il primo a raffigurare il santo pellegrino, fissandone i tratti dopo averlo conosciuto. Anche questa attribuzione appartiene alla storia della memoria di Rocco e di Gottardo: non è stato identificato un documento contemporaneo che permetta di riconoscere con certezza l’opera e il suo autore. Le raffigurazioni posteriori mostrano la persistenza della tradizione. È ricordato un dipinto secentesco di autore ignoto nel quale Gottardo ritrae san Rocco, oltre a un’immagine ottocentesca conservata a Vigolo Val Nure. La sua fama locale si è così sviluppata attraverso narrazioni, luoghi e immagini, più che attraverso una successione verificabile di episodi biografici. La memoria del 5 novembre si colloca nel contesto della celebrazione dei santi della Chiesa piacentina. Non essendo nota la data della morte, la ricorrenza non va intesa come anniversario storicamente accertato. Anche il titolo di santo riflette la tradizione locale, mentre non risulta documentato un provvedimento formale di canonizzazione.
Giampietro Cattini
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