Sette d’Aprile! Giorno di partenza,
mattino desolato e pien di sole,
con ripetuti addii senza parole
eppoi la lunga mia convalescenza!
Malato ero di te! Che brutto male!
Per consolare l’ultima mia sera
suonasti al pianoforte una preghiera
del Gounod…E suonasti quasi male!
Ma non eri commossa come me!
Oggi, non t’amo più, nè, certo, m’ami
tu, che nelle tue lettere, non chiami
il cittadino al tuo paese, a te…
Pur son rimaste dentro il cuore l’onde
dè tuoi canti, e i ricordi offusca il velo
del tempo…”Quante stelle stanno in cielo
tanti baci vò dar!” Notti gioconde!
Notti di stelle, quando il timo odora,
e si va stretti, perchè un poco fa
freddo, e se l’uno canta, egli ben sa
che il viso dell’amante trascolora…
“Bambina bionda” cantano per via,
e si va stretti perchè s’ha paura
d’ogni ombra incerta nella massa scura.
“Come farò a salvar l’anima mia?”
L’anima mia somiglia, vedi, al coro
d’una chiesetta, che, se pure tace,
piena è di canti in sua mistica pace,
e sta Maria sopra uno sfondo d’oro!
Ma, non ch’io t’ami! Pure, se potessi,
mi sarebbe assai caro ritornare
al tuo paese, forse, per parlare
di cose serie prima che ridessi…
Chè, se tu ne ridessi, ecco, a ginocchi
ti pregherei per una gioia breve:
solo per darci un bacio così lieve
come fanno le palpebre con gli occhi…
Fausto Maria Martini
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