Alessandro Leone Zanardi, detto Alex
(Bologna, 23 ottobre 1966 – Padova, 1º maggio 2026[),
è stato un pilota automobilistico e paraciclista italiano.
Nell'automobilismo si è laureato campione CART nel 1997 e 1998 e campione italiano superturismo nel 2005. Nel paraciclismo ha conquistato quattro medaglie d'oro nei Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016 e dodici titoli ai campionati mondiali su strada.Zanardi nacque a Bologna da Dino, idraulico, e Anna, sarta. Da bambino si trasferì con la famiglia a Castel Maggiore, a pochi chilometri dal capoluogo emiliano: qui sviluppò la passione per i motori, appassionandosi alla Formula 1. Aveva anche una sorella maggiore, Cristina, morta a seguito di un incidente stradale nel 1979. Diplomatosi come geometra, Alex era sposato dal 1996 con Daniela; la coppia ha avuto un figlio, Niccolò, nato nel 1998. Il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato CART al Lausitzring, in Germania, Zanardi perse improvvisamente il controllo della vettura, che venne centrata da quella del pilota Alex Tagliani; l'incidente gli costò l'amputazione di entrambi gli arti inferiori. Dopo 16 operazioni chirurgiche e 7 arresti cardiaci, Zanardi riuscì a sopravvivere e il grave infortunio non gli impedì di proseguire la sua carriera come pilota, intraprendendo poi anche quella di paraciclista. Collaborò come voce narrante nella serie a cartoni animati Roary the racing car trasmessa nel 2008 da Rai Gulp e poi da Rai Yoyo; il suo compenso fu interamente devoluto in beneficenza. Doppiò il personaggio di Guido nei film d'animazione Cars - Motori ruggenti (2006), Cars 2 (2011) e Cars 3 (2017), parlando in dialetto modenese nella versione italiana del film, e in italiano nelle altre versioni. Comparve in un cameo nel film Rush del 2013, nei panni di un telecronista italiano. Nella parte di se stesso, apparve inoltre per tre volte come guest star nella sitcom Camera Café. Nel 2010 debuttò come conduttore televisivo, conducendo su Rai 3 il programma di divulgazione scientifica E se domani, sulla scienza e le nuove tecnologie: il programma ottenne buoni riscontri per via del carattere di semplicità del linguaggio divulgativo sollecitato dal conduttore che, non essendo addentro alla materia, svolse più il ruolo di "curioso" che non di "conoscitore".Dal 2012 al 2016 condusse il programma di divulgazione sportiva Sfide, sempre su Rai 3. Il 2 giugno 2020, in occasione della Festa della Repubblica Italiana, condusse in prima serata su Rai 1 Storie tricolori - Non mollare mai, con molti ospiti del mondo dello sport e dello spettacolo. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike, rimase coinvolto in un incidente sulla Statale 146 a Pienza, in Toscana, perdendo il controllo del mezzo e scontrandosi con un camion;[20] sottoposto a un intervento neurochirurgico e maxillo-facciale al policlinico alle Scotte di Siena, rimase in gravi condizioni in terapia intensiva e con prognosi riservata. Dopo circa un mese di coma farmacologico e ulteriori tre operazioni, a fine luglio fu trasferito dapprima in un centro specializzato di Lecco e, a seguito di alcune complicazioni, in terapia intensiva all'Ospedale San Raffaele di Milano. A novembre dello stesso anno, avendo raggiunto una «condizione fisica e neurologica di generale stabilità», venne trasferito all'Azienda Ospedaliera di Padova: qui nel gennaio 2021 riacquistò la coscienza. A dicembre 2021 Zanardi rientrò a casa a Noventa Padovana, dove proseguì la sua riabilitazione seguito da professionisti e dalla famiglia. Il 1º maggio 2026, a sei anni dall'incidente, morì in una struttura assistenziale di Padova, all'età di 59 anni. I funerali vennero celebrati quattro giorni dopo nella basilica padovana di Santa Giustina in Prato della Valle. A quattordici anni il padre gli regalò il suo primo kart e Zanardi cominciò a praticare regolarmente la sua passione con alcuni amici. Il suo esordio avvenne a Vado, in una gara sponsorizzata dalla Pubblica assistenza nel 1980. Dopo un paio di anni di apprendistato, in cui affinò il suo stile di guida, tanto da guadagnarsi il soprannome di Parigino per la sua abilità nella gestione del mezzo, cominciò a ottenere risultati di rilievo e nel 1982 si iscrisse al campionato nazionale, nella categoria 100 cc. Nonostante un mezzo scarsamente competitivo nonché la sola assistenza del padre che gli faceva da meccanico, a fine anno riuscì a concludere terzo in classifica generale; attirò così l'attenzione del proprietario di un'azienda produttrice di pneumatici per kart, che gli garantì la sponsorizzazione necessaria per passare alla categoria 100 Super e fare le prime apparizioni in gare di livello internazionale. Dopo aver disputato una buona stagione nel 1983 e una più altalenante nel 1984, Zanardi cominciò a cogliere diversi successi: correndo come pilota non ufficiale per il team di Achille Parrilla, riuscì a conquistare il titolo italiano nel 1985, vincendo tutte le gare tranne una, e si impose al Gran Premio di Hong Kong, risultato che ripeté nel 1988. Si riconfermò inoltre campione italiano e vinse il campionato europeo nella categoria 135cc. nel 1987. Proprio in quell'anno fu protagonista di un episodio singolare in una gara a Göteborg: protagonista di un lungo duello con Massimiliano Orsini, all'ultimo giro venne speronato da quest'ultimo, che si ritirò. Nel tentativo di portare comunque a termine la gara, decise di spingere il kart fino al traguardo, ma venne bloccato dal padre di Orsini, che era nel frattempo entrato in pista scavalcando le barriere;questo episodio permise a Michael Schumacher, fino a quel momento in terza posizione, di laurearsi campione europeo nella categoria 100 cc.Nel 1988 esordì nella F3 italiana, con una Dallara-Alfa Romeo del team di Coperchini, grazie anche all'aiuto del padre di Max Papis, con cui aveva stretto amicizia ai tempi dei kart, che lo sostenne finanziariamente e ad alcuni sponsor personali. Durante questa stagione ebbe, però, alcune difficoltà ad adattarsi al nuovo tipo di vetture e non andò oltre un quinto posto. L'anno seguente passò nella squadra di Ruggero Zamagna e si ritrovò a pilotare una Ralt-Toyota, con cui ottenne le prime soddisfazioni, come la pole position nella gara inaugurale di Vallelunga, conclusa poi al secondo posto, ma per via delle fragilità del motore nipponico e anche a causa del passaggio da parte della scuderia a una benzina senza piombo per la prima vittoria dovette attendere il 1990. Lo stesso anno conobbe anche la futura moglie Daniela che in breve tempo sarebbe divenuta la sua compagna di vita. Con il passaggio al team RC Motorsport riuscì a imporsi in due appuntamenti e sfiorò il titolo italiano, giungendo secondo a tre punti da Roberto Colciago. Partì inoltre in pole position al Gran Premio di Monaco di Formula 3 e vinse la Coppa Europa in prova unica a Le Mans (dopo la squalifica di Schumacher). Nel 1991 decise quindi di passare in Formula 3000, categoria nel quale aveva già esordito a fine 1989 in una gara, guidando per il team "Il Barone Rampante", al volante di una Reynard. Nonostante diversi interrogativi antecedenti l'inizio della stagione, che in particolare riguardavano il fatto che pilota e scuderia fossero praticamente esordienti, vinse la gara d'esordio a Vallelunga, ripetendosi un paio di mesi dopo al Mugello. Nonostante le otto partenze in prima fila su dieci gare (tra cui le pole position di Pau, Mugello, Pergusa e Brands Hatch) non riuscì a conquistare il titolo, che andò a Christian Fittipaldi, in particolare a causa di problemi di affidabilità che colpirono Zanardi durante la stagione. Venne comunque premiato dalla rivista Autosprint alla cerimonia dei "Caschi d'oro" come miglior pilota italiano dell'anno, ed ebbe modo di testare per la prima volta una vettura di Formula 1, guidando una Footwork Arrows. Le convincenti prestazioni in Formula 3000 attirarono l'attenzione di diversi addetti ai lavori di Formula 1. Zanardi venne infatti contattato, a seguito del Gran Premio del Belgio, sia da Eddie Jordan, manager dell'omonima squadra, che cercava un pilota che sostituisse Michael Schumacher, in procinto di passare alla Benetton, sia dalla stessa squadra anglo-italiana per tutelarsi nel caso il passaggio non fosse andato a buon fine. Fallita l'occasione di esordire al Gran Premio d'Italia, il debutto avvenne al successivo Gran Premio di Spagna, quando Jordan decise di sostituire Roberto Moreno, che non rientrava nei piani della scuderia, con Zanardi per le ultime tre gare stagionali. Nonostante non fosse riuscito a eseguire alcun test preliminare, in quanto era impegnato a disputare le ultime gare di Formula 3000, il pilota italiano si qualificò ventesimo e in gara ottenne il nono posto. Dopo un ritiro per la rottura del cambio a Suzuka mentre si trovava in ottava posizione e dimostrava una buona competitività, replicò il risultato della gara d'esordio in Australia in una corsa interrotta dopo pochi giri a causa della pioggia. L'ultima gara stagionale fu, per lui, il Gran Premio d'Ungheria, in cui mancò nuovamente la qualificazione, dopodiché ritornò alla Benetton per proseguire i test, dedicandosi a sessioni di collaudo del nuovo sistema di sospensioni attive che sarebbe stato utilizzato nel 1993. L'anno seguente venne ingaggiato dalla Lotus come seconda guida di Johnny Herbert dopo che in una simulazione di gara a Le Castellet aveva realizzato tempi più veloci di Michael Schumacher, attirando le attenzioni del team britannico. Zanardi firmò un contratto triennale con un'opzione di rinnovo annuale da esercitarsi da parte della squadra. A Imola si rese, invece, protagonista di una lunga rimonta fino al quinto posto, ma durante un duello con JJ Lehto per la quarta posizione, ingannato da una frenata anticipata del finlandese, andò in testacoda perdendo la possibilità di ottenere un buon piazzamento. Seguirono un altro ritiro in Spagna, mentre occupava la sesta posizione, e un settimo posto a Monaco. A questo punto della stagione, però, la Lotus decise di evolvere ulteriormente il suo sistema di sospensioni attive, ma questo causò frequenti problemi di affidabilità; inoltre Zanardi, nel tentativo di conquistare qualche risultato utile, cominciò a prendere maggiori rischi in pista e spesso venne costretto al ritiro. A un incidente fuori dai circuiti, in cui venne investito mentre si trovava in bicicletta a Bologna, se ne sommò un altro durante le prove del Gran Premio del Belgio. Un guasto alle sospensioni fece sì che il pilota si schiantasse a oltre 240 km orari contro le barriere del curvone Raidillon, costringendolo a concludere anticipatamente la stagione. Per la notevole forza che si scaricò sulla sua schiena Zanardi diventò più alto di 3 centimetri. Uscì comunque dall'incidente senza gravi lesioni, nonostante avesse perso conoscenza durante lo scontro. Nonostante poi si fosse ripreso abbastanza in fretta dall'urto, la Lotus decise di sostituirlo con Pedro Lamy. Si ritrovò, tuttavia, ad utilizzare una monoposto lenta e non aggiornata, oltre che scarsamente affidabile; inoltre le principali novità tecniche erano riservate in prima battuta a Herbert, pilota di punta della scuderia.Tutto ciò impedì a Zanardi di collezionare punti iridati nel corso della stagione. Inoltre la crisi economica della Lotus spinse il team a rimpiazzarlo in alcune gare con il belga Philippe Adams, pilota pagante, lasciando Zanardi senza un volante. Nell'ottobre del 1995 il pilota bolognese firmò quindi il contratto con Ganassi, valido per i tre anni seguenti. Zanardi si ambientò velocemente alla serie e già nei test invernali ottenne tempi veloci e vicini a quelli di Vasser. Inoltre instaurò un proficuo rapporto con Morris Nunn, il suo ingegnere di macchina, e con il resto della squadra. Nonostante un ritiro al primo appuntamento mondiale, dovuto a un errore dei meccanici nell'avvitamento di una ruota durante la sosta ai box, alla successiva corsa in Brasile conquistò la sua prima pole position nella serie. In gara ottenne anche i suoi primi punti, giungendo quarto dopo essere scivolato in fondo al gruppo per un errato calcolo nella strategia di sosta. A partire dalla gara di Portland, il pilota italiano cominciò a installarsi stabilmente nelle prime posizioni, entrando nella lotta al titolo: oltre a conquistare pole position e giro veloce, ottenne la prima vittoria stagionale. Nelle gare seguenti spesso riuscì a giungere a podio e, negli ultimi quattro appuntamenti stagionali, riuscì sempre a qualificarsi al primo posto. In tali occasioni vinse due gare, tra cui l'ultimo appuntamento a Laguna Seca, in cui si rese protagonista di un difficile sorpasso alla curva Corkscrew ("Cavatappi"), durante l'ultimo giro, ai danni del più esperto Bryan Herta, che fino a quel momento era rimasto in testa: l'enorme risonanza mediatica data alla manovra – da allora ricordata come The Pass- contribuì allo sviluppo di una rivalità sportiva tra i due piloti, che si sarebbe sviluppata negli anni seguenti. Zanardi chiuse la stagione al terzo posto, mentre il suo compagno di squadra si assicurò la vittoria del campionato. Inoltre vinse il titolo di Rookie of the Year, come miglior debuttante. Durante questa esperienza, poi, il suo ingegnere di pista Morris Nunn lo aveva soprannominato Pineapple, per la sua insistenza nell'analizzare l'assetto dell'auto per cercare correzioni di comportamento del mezzo. Nel 1997 Zanardi partiva tra i favoriti nella lotta al titolo, visto il finale in crescendo che aveva caratterizzato la stagione precedente. Nella prima parte del campionato, pur ottenendo una vittoria a Long Beach e due pole position, rimediò oltre trenta punti di distacco dal leader della classifica Paul Tracy. Tornò a imporsi a Cleveland, in cui partì in pole e vinse dopo aver subito due penalità da parte dei giudici di gara, rimontando dal quintultimo posto al primo. A questo punto, Zanardi giunse secondo a Toronto e ottenne tre successi di fila che lo portarono in testa alla classifica con un ampio margine nei confronti dei suoi inseguitori. Al penultimo appuntamento mondiale, a Laguna Seca, giunse terzo e si laureò per la prima volta campione CART. Nel 1998 Zanardi andò incontro alla sua migliore stagione nella categoria: per sette volte conquistò la vittoria e salì sempre sul podio, tranne che in quattro occasioni. Il primo successo arrivò alla terza gara stagionale, a Long Beach, in cui, dopo un contatto al via che lo aveva fatto sprofondare nelle ultime posizioni e doppiato di un giro, incitato dal pubblico, riuscì a rimontare posizione su posizione fino a cogliere la vittoria. Nella prima parte di stagione, solo Greg Moore riuscì a mantenere il passo del pilota italiano, ma a partire dalla corsa di Detroit, Zanardì inanellò quattro vittorie consecutive che gli permisero di staccare i rivali. Lo stile di guida di Zanardi era infatti stato spesso criticato da molti suoi colleghi perché ritenuto troppo aggressivo e in varie occasioni fu attaccato durante le riunioni dei piloti. Nel frattempo, era stato contattato da diverse squadre di Formula 1 per sondare il suo interesse a un eventuale ritorno nella categoria. In particolare Frank Williams si dimostrò molto interessato a ingaggiare il pilota italiano e il contratto venne ufficializzato a settembre, nonostante già da luglio fosse stato raggiunto un accordo tra i due. Nel luglio del 1998 Zanardi prese poi contatti con Frank Williams per partecipare al Campionato mondiale di Formula 1 1999, dopo che il suo nome era stato avvicinato anche alla Ferrari. L'italiano firmò dunque un contratto triennale con il team britannico. Nonostante ciò in Belgio ripeté il suo miglior risultato in qualifica dell'anno (8°) e sembrava avviarsi verso la conquista dei primi punti stagionali quando, negli ultimi giri, a causa di un errato calcolo della quantità di benzina da immettere nel pit-stop, fu costretto a rientrare ai box per un ulteriore rifornimento, perdendo diverse posizioni. A Monza ottenne la sua miglior qualifica in carriera piazzandosi quarto, ma la rottura del fondo piatto al terzo giro, mentre occupava la terza posizione, non gli permise di mantenere tempi sul giro veloci e terminò la gara settimo. Ormai demoralizzato, Zanardi non ottenne più alcun risultato di rilievo, terminando la stagione a zero punti. Zanardi si allontanò momentaneamente dal mondo dell'automobilismo. Nel luglio del 2000, però, tornò oltreoceano per sostenere dei test con il team di Mo Nunn, suo ingegnere all'epoca dei titoli conquistati nella CART e ora proprietario di una scuderia nello stesso campionato, che lo ingaggiò per la stagione 2001. Lo stesso anno prese parte al Rally di Monza, unica competizione a cui partecipò durante il 2000. La squadra, però, stava acquisendo fiducia grazie ai progressi della monoposto, e il 15 settembre 2001 Zanardi si presentò motivato all'appuntamento europeo del Lausitzring. Le qualifiche non vennero disputate a seguito di un violento acquazzone e la griglia fu determinata in base alla posizione in campionato. Nonostante partisse ventiduesimo riuscì a recuperare posizione su posizione, portandosi al primo posto. A tredici giri dalla fine, dopo aver compiuto la sua ultima sosta, uscendo dai box, dopo aver tolto il limitatore di giri, Zanardi perse improvvisamente il controllo della vettura (pare per la presenza di acqua e olio sulla traiettoria di uscita), la quale, dopo un testacoda, si intraversò lungo la pista, mentre sulla stessa linea sopraggiungevano ad alta velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani. Il primo riuscì a evitare lo scontro, il secondo no e l'impatto fu estremamente violento: la vettura di Tagliani colpì perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all'altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la Reynard Honda. Prontamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi apparve subito in condizioni disperate: lo schianto aveva provocato, di fatto, l'istantanea amputazione di entrambi gli arti inferiori (il destro al ginocchio ed il sinistro a metà coscia) e il pilota rischiò di morire dissanguato. Per salvargli la vita, Steve Olvey, capo dello staff medico della CART, effettuò un bendaggio compressivo dell'arteria femorale destra, mentre alla coscia sinistra fu necessario ricorrere a un tornichetto per tentare di fermare la grave emorragia. Dopo aver ricevuto l'estrema unzione dal cappellano della serie automobilistica, venne caricato sull'elicottero e condotto all'ospedale specializzato Unfallkrankenhaus di Berlino, dove arrivò in condizione di shock emorragico con un valore di emoglobina di circa 3-4 g/dl. Dopo una revisione chirurgica dei monconi degli arti e la rimozione del ginocchio destro, irrimediabilmente compromesso, fu mantenuto in coma farmacologico per quattro giorni. Dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite, Zanardi poté lasciare l'ospedale per cominciare il processo di riabilitazione, nel quale ebbe un ruolo fondamentale Claudio Costa, medico del motomondiale Nel dicembre dello stesso anno si presentò alla premiazione dei "Caschi d'oro" promossa dalla rivista Autosprint, in cui si alzò dalla sedia a rotelle, suscitando una grande emozione tra i presenti. Zanardi decise poi di riavvicinarsi al mondo delle corse. Scherzando sulla sua menomazione affermò che, se si fosse dovuto rompere di nuovo le gambe, sarebbe bastata soltanto una chiave a brugola per rimetterlo in piedi, e che non avrebbe più rischiato di buscarsi un raffreddore camminando scalzo. Nel novembre del 2004 si aggiudicò il premio "Tor Vergata - Etica nello sport", organizzato dall'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" e assegnato ogni anno a personalità sportive contraddistintesi per lealtà, correttezza, impegno sociale e lotta al doping. Zanardi, nel fine settimana dal 24 al 26 novembre 2006, tornò in pista a Valencia al volante di una BMW Sauber. Per entrare nell'abitacolo si fece preparare protesi speciali con numero di scarpa 36. Intervistato sull'evento, dichiarò che la BMW stava facendo provare una F1 a un portatore di handicap, ringraziò tutti e soprattutto, sulla possibilità di tornare a correre in F1, espresse il suo parere negativo per un intero campionato. Insieme a Reinhold Messner fu testimonial della cerimonia di apertura dei IX Giochi Paralimpici invernali di Torino 2006. Celebre l'inizio del suo intervento: "Mi chiamo Alex Zanardi e sono un pilota". Nel 2014 prese parte alla Blancpain Sprint Series alla guida di una BMW Z4 GT3 del team ROAL Motorsport. ottenendo come migliore risultato un quinto posto. Nel 2015 prese parte alla sola 24 Ore di Spa, mentre nel 2016 partecipò alla gara di chiusura del Campionato Italiano Gran Turismo 2016, al Mugello, vincendo gara 2. Nell'agosto 2018 prese parte alla tappa italiana del campionato DTM presso il circuito di Misano, dove colse un tredicesimo posto in gara 1 e un quinto posto in gara 2. Nel gennaio 2019 Zanardi cominciò a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili e, parallelamente all'impegno automobilistico, intraprese una nuova carriera sportiva nel paraciclismo dove corse in handbike nelle categorie H4 e successivamente H5. Prese parte alla sua prima gara partecipando alla maratona di New York nel 2007, in cui colse un sorprendente 4º posto. Il 19 giugno 2010, ai campionati italiani di ciclismo su strada di Treviso, conquistò la maglia tricolore. Ai campionati mondiali del 2011 a Roskilde, in Danimarca, vinse la medaglia d'argento nella prova a cronometro, e ha ottenuto un 5º posto nella prova in linea. Il 6 novembre 2011 vinse la maratona newyorkese, stabilendo nell'occasione anche il nuovo record della categoria handbike. Il 18 marzo 2012 vinse la maratona di Roma, timbrando anche stavolta il record del percorso. Nell'estate del 2012 si presentò al via dei XIV Giochi paralimpici estivi di Londra, con ambizioni di medaglia sia a cronometro sia su strada. Il 5 settembre conquistò l'oro nella gara contro il tempo svoltasi sul circuito di Brands Hatch. Nella stessa pista, il 7 settembre ottenne il suo secondo titolo paralimpico, stavolta nella prova su strada. Il giorno dopo riuscì a ottenere la sua terza medaglia, questa volta d'argento, nella staffetta a squadre mista H1-4, assieme a Francesca Fenocchio e Vittorio Podestà. Al termine della Paralimpiade, venne scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi. Il 4 ottobre seguente, in virtù dei risultati conseguiti a Londra, venne eletto "Atleta del mese" da un sondaggio online del Comitato Paralimpico Internazionale. L'anno successivo, Zanardi si confermò ai massimi livelli della sua categoria. In Canada, nello spazio di pochi giorni, dapprima vinse la Coppa del mondo; quindi ai successivi campionati mondiali su strada di Baie-Comeau inanellò tre medaglie d'oro, confermandosi dopo la Paralimpiade nelle prove a cronometro e su strada, e trionfando stavolta anche nella staffetta mista assieme a Vittorio Podestà e Luca Mazzone. Nel 2014, ai mondiali statunitensi di Greenville, Zanardi trionfò nuovamente nella cronometro e nella staffetta, mentre nella gara in linea conquistò la medaglia d'argento, alle spalle del sudafricano Ernst Van Dyk. Il 12 dicembre dello stesso anno, partecipò ad una gara di triathlon Ironman alle Hawaii, completando 3,8 km a nuoto, 180 km in handbike e 42 km in carrozzina olimpica in circa 10 ore di gara. Nel 2015, ai campionati mondiali su strada di Nottwil in Svizzera, si ripeté aggiudicandosi i due titoli della categoria H5, a cronometro e in linea, e la staffetta mista in terzetto con Vittorio Podestà e Luca Mazzone. Ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro 2016 conquistò due medaglie d'oro, nella Cronometro H5 e nella Staffetta mista H1-5c, e una d'argento, nella gara In linea H5. Restano celebri le immagini di Alex in lacrime, il 14 settembre 2016, durante la premiazione della Cronometro H5, sulle note dell'Inno di Mameli. Nel 2018 e nel 2019, partecipò alle gare di Ironman a Cervia, nella seconda edizione, completò in due giorni consecutivi sia la gara di mezza distanza, sia quella sulla lunga distanza. In quest'ultimo caso, stabilì anche un nuovo record mondiale di triathlon paralimpico, impiegando 8 ore, 25 minuti e 30 secondi per completare l'intero percorso (3 km a nuoto, 180 km in handbike e 42 km in carrozzina).

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