domenica 18 ottobre 2026

Il vero scandalo non è solo la violenza nelle piazze.

Il vero scandalo non è solo la violenza nelle piazze. È il silenzio sulle ragioni di chi protesta.

Agricoltori che non vivono più della propria terra. Autotrasportatori schiacciati dai costi. Studenti che chiedono una scuola migliore. Giovani ai quali abbiamo promesso un futuro e consegnato precarietà. Famiglie che lavorano senza riuscire a vivere dignitosamente. Un popolo che vede sottrarre risorse ai bisogni sociali per destinarle a spese militari e logiche di potenza. Non sono numeri. Sono persone. Chiedono ascolto, rispetto, giustizia. Eppure i titoli raccontano vetrine infrante, scontri, devastazioni. La violenza fa notizia. Le ragioni della protesta scompaiono.
La violenza va condannata. Non è libertà, coraggio né rivoluzione. Ma è altrettanto inaccettabile usarla per propaganda: trasformare la responsabilità di pochi nella colpa di tutti, sfruttare la paura per delegittimare il dissenso. In tante parti del mondo cresce la protesta contro un sistema politico ed economico attraversato da profonde contraddizioni: un mercato globale che comprime il lavoro, una finanza lontana dall’economia reale, una politica troppo spesso condizionata dagli interessi delle lobby anziché dai bisogni delle persone. Abbiamo confuso il profitto con il progresso, il prezzo con il valore, la crescita con il benessere. Dimenticando che l’economia deve servire l’uomo, non renderlo schiavo. Nelle piazze emerge il bisogno di una libertà che non significhi soltanto consumare, produrre, indebitarsi e sopravvivere. Io sto dalla parte di chi coltiva, trasporta, studia e lavora. Di chi chiede dignità senza distruggere. Non di chi usa la violenza. Né di chi la trasforma in propaganda. Il degrado non è solo nelle strade devastate. È anche nell’indifferenza di chi, dal divano, si indigna per una vetrina infranta ma non vede un padre inginocchiato davanti a un poliziotto, un ragazzo che piange per il futuro negato, un popolo che invoca la pace mentre gli viene prospettata la guerra. La violenza fa rumore. La disperazione no.
Per questo chiedo a tutti noi di ascoltarla. Federico Quaranta.

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