domenica 30 novembre 2025
IL RAGNO
IL RAGNO
Il ragno
Vedi il ragno industre e lento
Come tesse la sua tela?
Brilli il sole o spiri il vento,
Al lavoro assiduo sta.
Se, invidioso, audace insetto
Squarcia, spezza il suo lavoro,
Ei , paziente, ad altro tetto
Il suo filo avvolgerà.
Piove? Tuona?Il ragno accorto
Interrompe l'opra usata;
Resta immobile , fa il morto....
Sfida il turbine così.
E del sol nel raggio vivo
Quando torna il ciel sereno,
Tesse il ragno più giulivo,
Nè, si stanca tutto il dì:
Finalmente la sua tela,
Grande, bella, è già compiuta;
Ei furtivo vi si ciela....
Quante mosche acchiapperà!
Che t'insegna, o fanciulletto,
Il paziente industre ragno,
Meschinello animaletto
Che la tela assiduo fa.
Non c'è autore, da un mio vecchi libro del 1899.
Le persone più preziose nella nostra vita
"Le persone più preziose nella nostra vita sono quelle che vengono in mente all’improvviso, quelle che lasciano tracce invisibili ma indistruttibili. Non importano i tempi e i modi in cui ci sono passate accanto. Resteranno perché assumono le sembianze di alcuni preziosi dettagli della vita: una canzone, un paesaggio, un regalo pensato, un soffio di vento, il desiderio di un bacio, la curva di un sorriso condiviso. Quell’insieme di piccole attenzioni che nel silenzio di un tramonto ha la luna per il mare..!!"
Pier Maria Rosso di San Secondo
Pier Maria Rosso di San Secondo
(Caltanissetta, 30 nov 1887 – Camaiore, 22 nov 1956)
è stato uno scrittore, drammaturgo e giornalista italiano.
Don Pier Luigi Maria Rosso, nobile dei conti di San Secondo, nasce da una famiglia di antica nobiltà siciliana, i Rosso. I genitori sono don Francesco (1853-1913) e donna Emilia Genova (1861-1913) figlia del palermitano cavalier Gabriele Genova. Studiò presso il liceo classico Ruggero Settimo di Caltanissetta; in seguito, si trasferisce a Roma per iscriversi alla facoltà di giurisprudenza. La sua poetica è caratterizzata dal lirismo e da una visione pessimista del rapporto tra l'uomo e la società, con personaggi spesso segnati dalla solitudine e da un certo contrasto tra passione e razionalità. Spesso questo contrasto è simbolicamente ricercato da San Secondo nel confronto tra il Nord, caratterizzato da una vita razionale, concreta e grigia, e il Sud caratterizzato dal sogno mitico, dai colori passionali della vita. Tra le sue opere più importanti si ricordano La sirena ricanta, suo esordio in teatro nel 1908, e Marionette, che passione! del 1917, opera che accese l'interesse di Luigi Pirandello, il quale spinse affinché l'opera fosse rappresentata. La storia di Marionette, che passione! è incentrata sull'incontro casuale di tre personaggi, incapaci di dare un senso alla propria esistenza. I tre si riveleranno alla fine non diversi da marionette, esseri totalmente in balia delle proprie passioni. Un'opera drammatica, grottesca, che alcuni definiranno legata al pirandellismo. Secondo Gaetano Savatteri, la grandezza di Rosso di San Secondo venne messa in ombra proprio dalla figura di Pirandello. In seguito al grande successo di Marionette che passione!, Rosso di San Secondo scrisse altre opere teatrali, fra cui La bella addormentata del 1919, L'ospite desiderato del 1921, Tra vestiti che ballano del 1927, Il ratto di Proserpina del 1954, Una cosa di carne, Il delirio dell'oste Bassà, Amara. Scrisse anche testi di narrativa, come le novelle della raccolta Ponentino del 1916 e il romanzo La fuga (1917). Ricevette nel 1934 il premio Mussolini per la letteratura dalla Reale Accademia d'Italia. Collaborò anche alla sceneggiatura di alcune pellicole. La casa editrice Salvatore Sciascia di Caltanissetta, con il patrocinio del Comune, ha pubblicato l'opera omnia di diciotto romanzi assemblati in sedici volumi e sei raccolte di novelle del romanziere. Pier Maria Rosso di San Secondo è sepolto nel cimitero monumentale degli Angeli a Caltanissetta.
LA TERRA CHE BASTAVA
LA TERRA CHE BASTAVA

T'ho incontrato
In un sogno t'ho incontrato
un sogno color lunare.
Mi prendevi ..ti prendevo
eri mio...ero tua.
Come bambini giocavamo
ci prendevamo e ci lasciavamo
in un eterno alternarsi
di risa e gemiti.
Così vivido era il sogno
che al mio risveglio
mi sono stupita di
non averti vicino.
Che amaro risveglio!!
Voglio tornare
a sognare.
rmg
Novella
Novella
Quando il sole riscalda la pelle dal freddo
Autunno 🍁 🍂 🍄
sabato 29 novembre 2025
La lode del povero
La lode del povero
Vorrei da te sapere, o mamma cara,
Perchè sei così mesta e piangi tanto,
E chi dorme là dentro in quella bara,
Che porteran tra poco al camposanto;
Dev'esser certo qualche gran signore,
Per aver tal carteggio e tanto onore.
_Era bambina cara, un uomo onesto,
Eper un uomo il più bel vanto è questo.
Dicon che ha scritti molti libri belli...
Io so che soccorreva i poverelli;
Io so ch'egli era buono, e che il suo core,
Sentiva del suo, l'altrui dolore.
Non c'è autore, da un mio vecchio libro del 1899.
HO PRANZATO CON DIO
HO PRANZATO CON DIO
Carlo Ginori
Carlo Benedetto Ginori Lisci,
marchese di Riparbella, conte di Urbeck, patrizio di Firenze (Firenze, 29 nov 1851 – Monaco di Baviera, 23 ago 1905), è stato un imprenditore e politico italiano.
Terzo esponente della dinastia imprenditoriale Ginori è il primo dei quattro figli del senatore Lorenzo Ginori Lisci e nipote del marchese Carlo Ginori, fondatore della manifattura delle porcellane di Doccia. Compie i suoi studi nel Convitto Tolomei di Siena, dove riceve una formazione al tempo stesso umanistica e tecnico-scientifica, approfondendo quest'ultima con un lungo soggiorno in Germania, dedicato alla visita dei locali stabilimenti industriali. Quando suo padre viene a mancare (1878) le disposizioni testamentarie, che prevedono la partecipazione nella manifattura delle ceramiche dei quattro fratelli in quote uguali, non sono pienamente rispettate. Carlo si ritrova con una quota di poco superiore della metà del capitale azionario, la proprietà del suo intero patrimonio immobiliare (fabbrica, case degli impiegati e operai) e la carica di gerente. La gestione effettiva dello stabilimento di Doccia, tuttavia, è affidata al direttore Paolo Lorenzini (fratello del più celebre Carlo), che negli ultimi anni di vita di Lorenzo si era occupato dell'ammodernamento tecnologico della produzione. La scelta di affidarsi al direttore è dovuta alla scarsa propensione imprenditoriale di Carlo ma anche dei suoi fratelli, tutti più dediti agli agi e alle mollezze che all'attività lavorativa, ed è un bene perché nei quattordici anni successivi Lorenzini raddoppia il giro d'affari, gli utili netti (che salgono a 4,5 milioni di lire), e aumenta il numero dei dipendenti a 1.300. La modesta produzione di porcellane e maioliche artistiche per un pubblico elitario viene affiancata con quella di oggetti di uso comune come i corredi da bagno e i servizi da tavola, venduti a prezzi accessibili anche alle fascia media della popolazione. Questa crescita lenta ma costante del fatturato e dell'occupazione è monetizzata dal Ginori in voti elettorali. Membro dalla fondazione dell'Unione Liberale Monarchica di Firenze nel 1882, approfittando dell'allargamento del corpo elettorale si candida nel primo collegio di Firenze, dove riesce eletto con 5.201 voti, gran parte dei quali provenienti dai suoi dipendenti e da rappresentanti e clienti della ditta. Rieletto nello stesso collegio nel 1886 e nel 1890 alla Camera siede sui banchi della destra e da liberale moderato, non pregiudizialmente ostile alle proposte della sinistra costituzionale, appoggia i governi trasformisti di Agostino Depretis. Il suo impegno parlamentare non è particolarmente intenso. Poco attivo nelle discussioni in aula è per contro oltremodo prolifico nel sindacato ispettivo. Le sue numerose interrogazioni, sulle materie più varie, riflettono la grande varietà dei suoi interessi, che spaziano dalla cultura ai trasporti, dalla scuola ai problemi del lavoro, con un occhio particolarmente attento al settore delle antichità e delle belle arti. L'elevata ricchezza, il mandato parlamentare e il minimo impegno nell'azienda di famiglia ne fanno per tutti gli anni '80 un protagonista delle cronache mondane e della vita sociale altolocata, e non solo a Firenze, impegnato in svariate attività nel settore della cultura (nomina a Regio commissario per le antichità e le belle arti della Toscana, animatore della Società Dante Alighieri) e della beneficenza (patronato di asili, presidenze di società di mutuo soccorso). Amante fin dalla gioventù del mare, dell'avventura e dello sport, partecipa a tornei di scherma in tutta Europa e nel 1899 prende in affitto dal demanio l'Isola di Montecristo, che diventa punto di ritrovo degli yacht dei nobili dell'intero continente, azione che gli vale la nomina a presidente del Royal Yachting Club d'Italia. Sul finire del decennio torna ad occuparsi di politica guidando una lista moderata nel comune di Sesto Fiorentino, nel quale è ubicata la manifattura di Doccia, ottenendo un buon risultato politico con la vittoria di misura sulla coalizione democratico-popolare. Il risultato comunque buono di quest'ultima, sintomo di un possibile rovesciamento degli equilibri politici locali, è un segnale che Ginori non coglie; la sua posizione politica è al momento buona e la rielezione alla Camera nel 1890, primo degli eletti del collegio con grande vantaggio sui candidati democratico, socialista e radicale, aumenta la sua già forte sicurezza personale. L'anno successivo, tuttavia, viene a mancare Paolo Lorenzini e per l'azienda, affidata a un nuovo direttore che si rivela scarsamente capace, inizia una fase discendente. I quattro fratelli Ginori decidono di rispolverare il patto di gestione pari quota stabilito dal padre nel testamento e a suo tempo non rispettato, ma l'incapacità imprenditoriale e il continuo trascurare i problemi per attività più piacevoli non fanno che rinviare l'inevitabile. Il calo della produzione e delle vendite e la mancanza di investimenti nell'adeguamento tecnologico degli impianti trascinano la Ginori in una crisi finanziaria sempre più preoccupante, al punto da far decidere ai quattro fratelli la cessione della fabbrica e di ogni sua pertinenza alla Società ceramica Richard, cui viene concesso di affiancare il proprio nome a quello dei Ginori, dando vita alla Richard Ginori. La dinastia Ginori esce così dalla proprietà della manifattura a 160 anni dalla sua fondazione, e le conseguenze non tardano a manifestarsi. Alla crisi economica dell'azienda hanno contribuito in maniera decisiva una serie di investimenti di Carlo Ginori rivelatisi alla lunga fallimentari. Aveva ad esempio promosso l'estrazione della torba dal lago di Massaciuccoli per impiegarla quale combustibile per le fornaci di Doccia, ma all'impegno di un consistente capitale e di mezzi tecnici della manifattura segue un totale fallimento dell'impresa, di cui non si erano accortamente previsti i costi e la resa effettiva del nuovo combustibile. Sempre attingendo alle risorse dell'azienda di famiglia promuove l'estrazione di petrolio da alcune sue terre e la costituzione a Londra di una società per lo sfruttamento delle miniere di mercurio di Cortevecchia, sempre con risultati disastrosi. L'eco di queste imprese rimbalza sulla stampa, che già da tempo lo attenziona per la sua vita culturale e mondana, e ne compromette la figura. Rieletto nel 1892 nel terzo collegio di Firenze, dove è trasmigrato dopo la cessione dell'azienda e il venir meno del sostegno elettorale fino ad allora goduto, viene battuto in quelle del 1895 dal candidato socialista per 1.036 voti contro 1.011. In questi anni ha intanto maturato un nuovo interesse, l'automobilismo. Grazie alla quota ricavata dalla vendita dello stabilimento di Doccia, che gli consente di mantenere il suo elevatissimo tenore di vita, esibisce per le vie di Firenze la prima automobile della città, una Panhard & Levassor (probabilmente una Type A allora in produzione), pagata 5.000 franchi. Il nuovo mezzo appare foriero di grandi successi e con altri esponenti della nobiltà tenta anche di dar vita ad una produzione italiana di automobili, che ha però scarso successo. Fa anche parte del consiglio di amministrazione della Adami, società che nel 1901 costruisce una 16 hp battezzata Rondine, dotata di un motore sviluppato in proprio dall'ing. Guido Adami. Nel 1900 fonda il Club automobilisti d'Italia che nel 1905 si associa come sezione fiorentina al neonato Automobile Club d'Italia. Nello stesso anno viene nominato senatore a vita come deputato dopo tre legislature o sei anni di esercizio e trascorre i suoi ultimi anni lontano dalla politica, dedito unicamente ai suoi interessi personali.
ASILO NIDO
ASILO NIDO
- Papà.- Si'?
- Io e la mia amica Nadia stiamo sempre insieme.
- E' chiaro, amore, perché è tua amica.
- In aula, durante la ricreazione, quando facciamo merenda..
- Ottimo, sei una bimba buona e giudiziosa.
- Ma nella lezione di religione io sono in una classe e lei in un'altra.
Guardò la madre, notò che stava sorridendo impegnata a ricamare uno scialle e disse, sorridendo anche lui:
- Sì. Ma solo nella classe di religione…
- Ma perché papà?
- Perché tu sei musulmana e lei è cristiana.
- E perché papà?
- Sei ancora troppo piccola, tra poco lo capirai…
- No, sono grande.
- No, amore, sei piccola.
- E perché sono musulmana?
Dovrebbe essere comprensivo e delicato: non mancare ai precetti della pedagogia moderna alla prima difficoltà.
Rispose:
- Perché papà è musulmano, mamma è musulmana…
- E Nadia?
- Il suo papà è cristiano e anche la sua mamma.
- E' perché il suo papà porta l'incenso?
- No, l'incenso non c'entra niente. E' perché anche suo nonno era cristiano.
Continuò con la catena degli antenati fino ad annoiarsi.
Cercò di cambiare argomento ma la bambina gli domandò:
- E qual è la migliore?
Rimase in dubbio un attimo prima di rispondere:
- Tutte e due.
- Ma io voglio sapere qual è la migliore.
- E' che tutte e due lo sono.
- E perché non divento cristiana per stare sempre con Nadia?
- No, tesoro, è meglio di no. Tu devi essere come il tuo papà e la tua mamma.
- E perché?
Francamente la pedagogia moderna è tirannica.
- Perché non aspetti di essere un po' più grandicella?
- No, ora.
- Bene, diciamo che è un problema di gusto. A lei piace più una e tu preferisci l'altra. Tu sei musulmana e lei ha un gusto diverso. Per questo devi continuare ad essere musulmana.
- Ma Nadia ha cattivo gusto?
Arrampicandosi sugli specchi si gettò senza pietà al collo di una bottiglia.
- Sui gusti non c'è niente di scritto. L'unica cosa importante è di continuare ad essere come papà e mamma.
- Ma io posso dire a lei che ha cattivo gusto mentre io no?
Lui fece un passo indietro.
- tutte e due le religioni sono buone: l'Islamismo e il cristianesimo adorano comunque Dio.
- E perché io lo devo adorare in una casa e lei in un'altra?
- Perché lei lo adora in un modo e tu in un altro.
- E qual è la differenza, papà?
- Lo studierai nel prossimo anno scolastico o in quello dopo ancora. Per il momento rassegnati a sapere che il cristianesimo e l'islamismo adorano Dio
- E chi è Dio papà?
Si fermò, rifletté un attimo e domandò con tutte le possibili precauzioni:
- Che ti ha detto la nonna?
- Lei ci spaventa e ci chiede di pregare, ma o non so farlo.
Lui rimase a pensare con un incerto sorriso. Disse:
- E' l creatore del mondo.
- Di tutto?
- Di tutto.
- Che vuol dire Creatore papà?
- Vuol dire che ha fatto tutto.
- Come, papà?
- Con il sommo potere.
- E dove vive?
- In tutto il mondo.
- E prima del mondo?
- Al di sopra.
- Nel cielo?
- Sì.
- Voglio vederlo.
- Non si può.
- Nemmeno alla televisione?
- No.
- E nessuno lo ha visto?
- Nessuno.
- E come fai a sapere che lui sta lassù?
- Perché sì.
- Ma chi ha indovinato che era lassù?
- I profeti.
- I profeti?
- Sì, come Nostro Signor Maometto.
- Ma come, papà?
- Per una grazia speciale.
- Aveva degli occhi molto grandi?
- Sì.
- E perché, papà?
- Perché Dio lo ha creato così.
- E perché papà?
Rispose cercando di non perdere la pazienza:
- Perché può fare quello che vuole.
- E come hai detto che è?
- Molto grande, molto forte e può tutto.
- Come te, papà? Rispose dissimulando un sorriso.
- Non c'è paragone.
- E perché vive lassù?
- Perché nella terra non c'entra, perché là vede tutto.
Si distrasse un momento poi ritrovò l'attenzione:
Ma Nadia mi ha detto che lui ha vissuto sulla terra.
- Non è così, è che lui vede tutto come se vivesse da tutte le parti nello stesso tempo.
- E mi disse anche che la gente lo ha ammazzato.
- Va bene, tesoro, hanno creduto di averlo ammazzato, ma lui era vivo.
- Anche suo nonno è vivo?
- No, il nonno è morto.
- Lo hanno ammazzato?
- No, è morto da solo.
- Come?
- Si è ammalato e poi è morto.
- Allora anche mia sorella morirà?
Corrugò la fronte e rispose avvertendo il disappunto della moglie.
- In nessun modo. Lei guarirà, se dio vorrà.
- Ma perché, allora, è morto il suo nonno?
- Perché quando si ammalò era già grande.
- Ma tu ti sei ammalato da grande e non sei morto.
La madre lo guardò con gli occhi sgranati e subito dopo volse lo sguardo spaventato da uno all'altra.
Lui disse:
- Moriamo quando Dio lo decide.
- E perché Dio decide quando dobbiamo morire?
- Perché è libero di fare quello che vuole.
- E' bello morire?
- Ma che dici, tesoro!
- E perché Dio vuole una cosa che non sia bella.?
- Tutto ciò che Dio vuole per noi è buono.
- Però tu hai appena detto che non era.
- Mi sono sbagliato, tesoro.
- E perché la mamma si è scocciata quando ti ho chiesto perché tu non eri morto?
- Perché non è la volontà di Dio che io muoia.
- E perché no, papà?
- Perché lui ci ha messo qua e lui ci porterà via.
- E perché papà?
- Perché facciamo cose belle qui prima di andarcene.
- E perché non rimaniamo per sempre?
- Perché se rimanessimo non ci sarebbe posto per tutti sulla terra.
- E lasciamo le cose buone?
- Sì, ma per altre molto migliori.
- Dove sono?
- Lassù.
- Con Dio?
- Sì.
- E le vedremo?
- Sì.
- E questo è bello?
- Certo!
- Allora andiamo!
- Però non abbiamo ancora fatto le cose buone.
- Il nonno le ha fatte?
- Sì.
- Quali tipi di cose?
- Costruire una casa, coltivare un giardino…
- E cosa ha fatto il cugino Totò?
Per un momento si adombrò.
Svolse furtivamente uno sguardo di sconcerto alla madre e rispose:
- Anche lui aveva costruito una casa, anche se piccola, prima di andarsene.
- Ma Lulù, il vicino, mi dà fastidio, e non fa mai le cose buone.
- E' che lui è nato non normale.
- E quando morirà?
- Quando Dio vorrà.
- Anche se non ha fatto cose buone?
- Tutti noi dobbiamo morire- quelli che hanno fatto cose belle vanno con Dio e quelli che hanno fatto cose cattive vanno all'inferno.
Sospirò e rimase zitta. Il padre si sentì profondamente sollevato. Non sapeva se aveva fatto bene o se aveva sbagliato.
Quel fiume di domande aveva rimosso interrogazioni sedimentate nella parte più profonda di sé, ma l'instancabile creatura riprese:
- Voglio stare sempre con Nadia.
Il padre la guardò in modo interrogativo e lei aggiunse:
- Anche nella lezione di religione!
Rise di gusto, anche la madre, e poi disse sbadigliando:
- Non ho mai pensato che fosse possibile discutere ad un tale livello di questi problemi.
Disse la moglie:
- Arriverà il giorno in cui la bimba crescerà e tu potrai spiegarle razionalmente la verità.
Lui si girò per verificare se quelle parole fossero sincere o ironiche e la trovò intenta al suo ricamo. Naghib Mahfuz
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Trionfo di Bacco e Arianna Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Quest’è Ba...
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(Roma, 28 gennaio 1946 – Roma, 12 aprile 2019) è stata una cantante e astrologa italiana.
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« Miei cari amici vicini e lontani buonasera » ( Palermo , 20 settembre 1902 – Rodello , 24 gennaio 2002 ) è stato un conduttore radio...
















