Quante canzoni ho fatte per piacere
E, ahimè, non le sapevo rivestire,
come volevo, di sottane bianche!
Canzoni che levavan sino all’ànche
le vesti di merletti e di parole
perché la gente corresse a vedere!
Se non correva la gente a vedere
mi bastava se voi vi volgevate,
come all’Autunno volgesi l’Estate
e quello si fa rosso di piacere,
e come le mie venti primavere
danzanvi intorno quando mi guardate.
Vestita ogni canzone ho da soldato
e le ho sciolto le scarpe di velluto;
croce di baionetta le ho donato
per la collana d’oro iriperlato,
le son caduti gli anelli dal dito
e quello della sciabola è restato.
Danzan lo stesso venti primavere
ma i lor capelli d’oro son mietuti,
il sangue lor sarà mosto d’autunno.
Come le messi pe’ campi goduti,
come le agnelle sazie di bere
riposeranno sotto i cieli muti.
«Addio mia bella» cantano i vent’anni
sottovoce, col passo de’ soldati.
Voi sorridendo appena vi affacciate
tra il gelo delle vostre invetriate.
Tutte le donne si sono voltate.
Oh mie canzoni mai tanto ascoltate!
Corrado Alvaro

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