Figlio di un artigiano, frequenta a Firenze l'Accademia di Belle Arti,
da cui viene espulso dopo pochi anni per cattiva condotta. Prosegue
pertanto come autodidatta, e in questo periodo sono significativi gli
incontri con Giovanni Papini e soprattutto con Ardengo Soffici, che lo avvicina all'arte futurista e al movimento di Marinetti. Da qui traggono ispirazione le sue prime opere (Bottiglia + zantuntun, 1912). Prima del rigore pittorico degli anni venti e trenta, alla fase futurista si alterna un breve periodo cubista . Aderendo all'ideologia futurista, si arruola come volontario nell'esercito e partecipa alla prima guerra mondiale
ricevendo due medaglie di bronzo. Alla fine della guerra, il rientro
nella società è difficile e Rosai trova nelle nuove idee del giovane Mussolini l'entusiasmo e lo slancio che cercava per opporsi alla borghesia e al clericalismo che tanto detesta. In
questo periodo la sua pittura ritrae persone della sua famiglia, nature
morte o figure di anziane tristemente sedute. Nel novembre 1920 tiene la sua prima esposizione personale a Firenze. Nel 1922 la sua vita è segnata dal suicidio di suo padre, annegato in Arno
per debiti. Nei suoi scritti giovanili rivela di sentirsi colpevole di
quella morte, e di dover vivere due vite, la sua e quella del padre. Per
risanare la difficile situazione economica della famiglia, è infatti
costretto a rilevare la bottega di falegnameria del padre e a diradare
la sua attività pittorica. Nel
periodo della maturità, Rosai si dedica invece all'osservazione degli
umili e alla descrizione di scene di vita quotidiana, improntate al
tipico populismo toscano; può definirsi post-futurista, l'uso dei volumi
e dei colori di Rosai si ispira fortemente a Cézanne. Allo stesso tempo, la sua pittura resta tipicamente fiorentina e in essa riecheggia il Quattrocento di Masaccio. Fino al 1929 collabora come illustratore ad alcune testate dell'epoca fascista. La stipula dei Patti Lateranensi
è per lui la conferma che lo spirito anticlericale del primo Mussolini è
stato tradito e provoca in lui una violenta reazione, che si traduce
nella pubblicazione di uno scritto (Per lo svaticanamento dell'Italia)
che desta scalpore tra le gerarchie fasciste. Nell'imbarazzo della
federazione fiorentina, la voce di aspro dissenso del pittore viene
messa a tacere facendo venire a galla particolari della sua vita privata
finora tollerati e tenuti nascosti. Le voci sulla sua omosessualità
minacciano di investire il suo lavoro di artista e Rosai viene
praticamente costretto a sposare un'amica d'infanzia, che conosce e
accetta le sue abitudini e le sue frequentazioni. I quadri di Ottone Rosai vedono spesso protagonisti umili e pacifici popolani, colti in atteggiamenti quotidiani. Negli anni trenta
il disagio esistenziale di Rosai lo conduce a vivere in luoghi isolati,
lontani dalla comunità, e la sua pittura si carica di collera e di
pessimismo; i suoi autoritratti delineano una figura di artista
tormentato e dolente, ma nel 1932
arriva la sua consacrazione a pittore di primo livello con una
personale a Palazzo Ferroni nella sua città. Fanno seguito numerose
altre esposizioni in altre città, fra cui Milano, Roma, Venezia. Nel 1939 viene nominato professore di figura disegnata al Liceo Artistico, e nel 1942 gli viene assegnata la cattedra di pittura all’Accademia di Firenze. Dopo l'8 settembre 1943,
Rosai viene fatto oggetto di una brutale aggressione, questa volta da
parte degli antifascisti che vedono in lui un sostenitore del regime e
ignorano le umiliazioni che lo stesso aveva subito dai gerarchi. Negli anni cinquanta comincia a farsi conoscere in ambito internazionale, partecipando a rassegne in città come Zurigo, Parigi, Londra, Madrid. Un'esposizione organizzata a Firenze girerà poi nei musei di molte città tedesche. A Firenze nel 1954
dipinse e donò gratuitamente, in seguito all'iniziativa del Comitato
per l'estetica cittadina di rinnovare gli antichi tabernacoli in rovina
con opere di artisti contemporanei, una Crocifissione, la quale
testimonia il perdurare dell'interesse di Rosai per la tradizione
tre-quattrocentesca toscana:Giotto e Masaccio sono ancora i punti di
riferimento. Ciò che negli anni Venti e Trenta, gli anni di "Strapaese",
aveva significato per lui un recupero di semplicità, brutale sì, ma
piena di sanguigno vigore, lascia il posto, nel dopoguerra, al desolato
squallore di un universo pittorico che non sembra trovare sollievo
neanche nella fede e mette in scena una sacra rappresentazione di
raggelante forza espressiva. A Venezia, in occasione della Biennale del 1956, viene allestita una grande retrospettiva della sua opera. Nel 1957, mentre cura ad Ivrea l’allestimento di una sua personale, muore colto da infarto.
martedì 28 aprile 2020
Pensieri per vivere meglio
Ciò che è in alto è come ciò che è in basso,
dipende da dove si trova chi guarda.
Ciò che è buono è come ciò che è cattivo,
dipende dall'animo di chi giudica.
Ciò che vale molto è come ciò che vale poco,
dipende dalla ricchezza di chi valuta.
Ciò che è bello è come ciò che è brutto,
dipende dalla bellezza interiore di chi osserva.
Ciò che è un male può essere un bene,
dipende dal momento in cui accade.
Ciò che oggi si ritiene giusto,
domani potrebbe essere considerato sbagliato.
Ciò che oggi piace tanto,
domani potrebbe disgustare.
Ciò che oggi si scansa come dannoso,
domani potrebbe essere
cercato perchè vantaggioso.
Tutto è relativo.
Il mondo è un posto di cose e di fatti.
Sono gli uomini a dare loro un valore.
Tutto cambia.
Nulla esiste di certo....
tranne la morte.
Omar Falworth
VALERIA Auguri !
Il nome deriva dal latino Valerius e significa 'forte e robusto'. Valeria festeggia l'onomastico il 28 aprile in memoria di Santa Valeria, moglie di San Vitale e madre dei santi Gervaso e Protaso. Valerio invece festeggia l'onomastico il 14 giugno in memoria di San Valerio martirizzato a Soissons, in Francia. Lo si invoca contro i naufragi e i pericoli del mare.
Diffusione: In Italia ci sono circa 81.650 persone di nome Valeria. Suddivisione: Lombardia (20%), Lazio (12%), Emilia (12%), .. »
Caratteristiche: è una persona attiva e che si annoia con facilità. Per questo cerca sempre di fare cose diverse e sfuggire alla routine quotidiana, cosa che le riesce abilmente e che le consente di vivere in perfetta armonia con la sua indole.
Curiosità: Il nome è stato portato da molte donne importanti che nel tempo si sono attivate in diversi settori, ricordiamo quindi santa Valeria, martire con Zanaide, Ciria e Marcia a Cesarea marittima, Valeria Messalina, moglie dell'imperatore Claudio.
Significato: che sta bene in salute
Onomastico: 28 aprile (santa Valeria, martire a Milano);
Origine: Latina
Segno corrispondente: Sagittario
Numero fortunato: 2
Colore: Blu
Pietra: Zaffiro
Metallo: Mercurio
Varianti femminili: Valiera, Vale, Valerina, Valeriana
Varianti maschili: Valerio, Valeriano, Valerino
Varianti estere / Femminili: Valerie, Valerienne (francese); Valerian, Wally (inglese).
Maschili: Valere, Valery Valerien (francese); Valerian, Wally (inglese); Valerius (tedesco).
18 aprile Santa Valeria
Vitale e
Valeria, genitori dei santi Gervasio e Protasio, anch’essi martiri,
sono celebrati insieme il 28 aprile. In particolare s. Vitale ha avuto,
una raffigurazione nell’arte molto vasta, a lui sono dedicate la
basilica di S. Vitale in Ravenna, con i suoi magnifici mosaici, la
chiesa omonima a Venezia, dove è raffigurato vestito da soldato a
cavallo che solleva uno stendardo, con lancia, spada e mazza, strumento
del martirio della sua sposa Valeria. Ancora a lui è dedicata la
chiesa di S. Vitale a Roma, con gli affreschi narranti il suo
martirio. Le prime notizie che
si hanno di Vitale e Valeria provengono da un opuscolo scritto da
Filippo, che si nomina ‘servus Christi’ e a cui sono intitolati i più
antichi nuclei di vita cristiana a Milano, come l’hortus Philippi e la
domus Philippi; detto opuscolo fu rinvenuto accanto al capo dei corpi
dei martiri Gervasio e Protasio, ritrovati da s. Ambrogio nel 396. L’opuscolo
oltre a narrare il martirio dei due fratelli, descrive anche quello
dei due genitori Vitale e Valeria e del medico ligure, forse operante a
Ravenna Ursicino, vissuti e morti nel III secolo; Vitale è un
ufficiale che ha accompagnato il giudice Paolino da Milano a Ravenna. Scoppiata
la persecuzione contro i cristiani, accompagna, incoraggiandolo
Ursicino condannato a morte, il quale durante il tragitto verso il
luogo dell’esecuzione, era rimasto turbato dall’orrore di trovarsi
davanti alla morte violenta. Ursicino viene decapitato e decorosamente
sepolto dallo stesso Vitale, dentro la città di Ravenna. Lo
stesso Vitale viene arrestato e dopo aver subito varie torture per
farlo apostatare dal cristianesimo, il giudice Paolino ordina che venga
gettato in una fossa profonda e ricoperto di sassi e terra; così
anch’egli diventa un martire di Ravenna e il suo sepolcro nei pressi
della città, diviene fonte di grazie. La
moglie Valeria avrebbe voluto riprendersi il corpo del marito, ma i
cristiani di Ravenna glielo impediscono, allora cerca di ritornare a
Milano, ma durante il viaggio incontra una banda di villani idolatri,
che la invitano a sacrificare con loro al dio Silvano; essa rifiuta e
per questo viene percossa così violentemente, che portata a Milano,
muore tre giorni dopo. I giovani
figli Gervasio e Protasio, vendono tutti i loro beni, dandoli ai
poveri e si dedicano alle sacre letture, alla preghiera e dieci anni
dopo vengono anch’essi martirizzati; il già citato Filippo ne cura la
sepoltura. Molti studiosi,
riconoscono nei personaggi citati, altre figure di martiri omonimi
venerati sia a Milano che a Ravenna; l’antica chiesa di S. Valeria a
Milano, distrutta nel 1786, per gli studiosi non era che la ‘cella
memoriæ’ della primitiva area cimiteriale milanese, intitolata appunto
alla gens Valeria. In ogni modo
il racconto è documentato da celebri monumenti anche di notevole
antichità. La basilica ravennate consacrata il 17 maggio 548, è
dedicata oltre che a S. Vitale anche ai suoi figli Gervasio e Protasio,
le cui immagini sono poste sotto la lista degli apostoli, mentre un
altare laterale è dedicato a s. Ursicino. Nei
mosaici di S. Apollinare Nuovo poi sono rappresentati tutti i cinque
personaggi; dall’11° al 14° posto della fila dei santi vi sono i
quattro uomini e al nono posto della fila delle sante c’è Valeria. Numerosi
documenti e Martirologi li nominano durante i secoli, specie s.
Vitale e s. Ursicino martiri a Ravenna. A Milano sorsero le tre chiese
che data la loro vicinanza, confermarono la stretta parentela dei
martiri, come era uso costruire allora, la chiesa di S. Vitale, la
chiesa di S. Valeria (poi distrutta) e S. Ambrogio dove riposano i due
fratelli gemelli Gervasio e Protasio.
Autore: Antonio Borrelli
Se tu non mi vedi
Se tu non mi vedi non importa
Sarà il tuo profumo misto al mio
Ad avvicinarci senza mai lasciarci
Sarà il tuo profumo misto al mio
Ad avvicinarci senza mai lasciarci
Se tu non mi senti non importa
Sarà la melodia che i nostri cuori intonano
A far sì che le parole non servano
Sarà la melodia che i nostri cuori intonano
A far sì che le parole non servano
Se tu non mi conosci non importa
Ogni stella, ogni alba, ogni tramonto
Ti parleranno di me come mai
Avevi sentito
Ogni stella, ogni alba, ogni tramonto
Ti parleranno di me come mai
Avevi sentito
Se tu non mi trovi non importa
I nostri sentieri sanno già
In quale strada incrociarsi
Per non perdersi mai più
I nostri sentieri sanno già
In quale strada incrociarsi
Per non perdersi mai più
Prendi le mie parole
Fanne una collana da indossare
Tutti i giorni
Fanne una collana da indossare
Tutti i giorni
Prendi le mie frasi e fanne una cornice,
nei giorni di tristezza e malinconia
Non ti sentirai più sola
nei giorni di tristezza e malinconia
Non ti sentirai più sola
Prendi il mio cuore
Rattoppato, ferito troppe volte
Ma vivo e pulsante
E ascolta cosa ti sussurra
Chiudi gli occhi
E fatti accompagnare nel mondo dei sogni
Dove io sarò lì ad aspettarti
Rattoppato, ferito troppe volte
Ma vivo e pulsante
E ascolta cosa ti sussurra
Chiudi gli occhi
E fatti accompagnare nel mondo dei sogni
Dove io sarò lì ad aspettarti
Ishak Alioui
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