mercoledì 2 aprile 2025

Raccoglimi

 


“Raccoglimi”

Vieni
inseguimi tra i cunicoli della mia mente
tastando al buio gli spigoli acuti delle mie paure.

Trovami nell’angolo più nero
osservami.

Raccoglimi dolcemente scrollando la polvere dai miei vestiti.
Io ti seguirò.

Ovunque.

Saffo


Pietà!...

Io t’invoco, o Signore, 
Che nel buio mi guardi.
Batte, da lunge l’ore

La bronzea squilla. È tardi.
Spiega la notte l’ale....
Io prego, inginocchiata,
Convulsa, al capezzale
Di mia madre malata.
Pietà!...

Sul terreo viso immoto
Cala come un sudario.
Dio dell’ombra e del vuoto.
Che salisti il Calvario,
Che portasti la croce,

Che cingesti le spine,
Ascolta la mia voce.
Allontana la fine,
Pietà!

Pietà di lei che soffre,
Pietà di lei che muore.
Che vuoi da me?... M’avvinghia,
O implacabil Dolore;
Copri di strazi e d’onte
I miei tristi vent’anni,
Scavami sulla fronte
Le rughe degli affanni,
Fa che d’amor, di gioie,
Fa che di tutto priva
Io sia, tranne di lagrime....
Ma che mia madre viva.
Pietà!

               

martedì 1 aprile 2025

Neve di Febbraio.

Ne la vasta campagna
E' silenzio mortale:

Scende del verno la bianca compagna
Tacitamente pel cielo invernale,
E augel non batte l'ale;

Piomba il torrente nella valle scura
Con rumor sordo che mette paura,
Mute, bianche e deserte
Son le vie del paese,
Le campagne di neve ricoperte
Sembrano paurose ombre distese
In lontananza. E' un mese
Che nevica, e sfinito in su lo strame

Giace coi figli il povero ha fame.
O bimbi fortunati,
Ch'entro sale dorate
Lietamente vivete, carezzati
Da una madre amorosa, or voi pensate
Alle capanne buie e desolate,
Ove la madre e i figli a poco a poco
Mancar si vede, e non han pan nè fuoco.
E' come fior gentile
Che sboccia a mezzo il vierno
La carità d'una mano infantile;
Chè al mondo il riso e il pianto han molto alterno
Per voler superno.
Ma il sol già torna e si scioglie la neve:
Bambini, chi ben fa, ben riceve.

Clinio Quaranta

Ascolta questa soave melodia

Ascolta questa soave melodia
che si diffonde tra gli alberi muti.
Il silenzio e" rotto dalla pioggia
che scende lentamente .
Son le lacrime degli Angeli
che dal cielo scendono giu"
e intonano una soave melodia.
Si diffonde una pace innaturale
che penetra nell"anima.
Per un breve attimo assapori l"estasi
e dopo un attimo la vita si risveglia.
G. Conti

1° aprile Santa Maria Egiziaca



Eremita e penitente
IV secolo

Patronato: Prostitute pentite
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
Emblema: Ampolla d'unguento 

Cercare di riassumere la vita di Maria, che si presenta come una composizione di Sofronio, vescovo di Gerusalemme, attribuzione contro la quale non si è potuto portare alcun argomento decisivo, è farle perdere tutto il suo sapore, la qualità principale per cui questo racconto ha potuto avere qualche interesse; in effetti il suo carattere storico è quasi inesistente anche se, come si dirà piú oltre, è stato costruito intorno ad un iniziale nucleo reale: l'esistenza di una tomba di una santa solitaria palestinese, forse proprio di nome Maria. Zosimo, ieromonaco di qualche laura palestinese, va, secondo l'abitudine, a trascorrere una parte della Quaresima nelle profondità del deserto. Credendo dapprima ad un'allucinazione si rende ben presto conto della realtà della sua visione: una forma femminile cui l'ardore del sole ha disseccato la pelle, senza altra veste che la sua capigliatura bianca come la lana. Vedendo in questo incontro la volontà della Provvidenza, Zosimo cerca di avvicinarla e vi riesce solo sulla riva di un torrente, ma la sua interlocutrice non consente ad iniziaré ia conversazione prima che il monaco le abbia lanciato il suo mantello per coprire la sua nudità. Dopo essersi reciprocamente benedetti si mettono a pregare e Zosimo vede Maria che levita nell'aria. Il monaco dubita allora di trovarsi di fronte ad una macchinazione diabolica, ma Maria lo tranquillizza chiamandolo per nome. Incitata da lui Maria comincia a raccontare la sua vita.
Egiziana di origine, a dodici anni era fuggita dalla casa paterna per condurre a suo agio ad Alessandria la vita di peccato che l'ardone dei suoi sensi reclamava. Per diciassette anni visse in questo stato. Un giorno, vedendo dei pellegrini che s'imbarcavano per Gerusalemme, spinta dalla curiorità ed in cerca di nuove avventure, si uní al gruppo, convinta che il suo fascino le avrebbe permesso facilmente di pagarsi il prezzo del viaggio. I suoi piaceri ebbero termine a Gerusalemme il giorno della festa della Croce: ella voleva infatti come gli altri, entrare nella basilica, ma ogni volta che tentava di varcarne la soglia una forza interiore glielo impediva. A questo punto sentí il richiamo del Giordano. Uscendo dalla città uno sconosciuto le diede tre pezzi d'argento che le sarebbero serviti. ad acquistare pani che dovevano essere il suo ultimo nutrimento terrestre duratole per almeno diciassette anni. Giunta a sera sulle rive del Giordano ed avendo scorto il santuario di S. Giovanni Battista, ella vi fece una visita per pregare e quindi si recò al fiume per purificarsi. In seguito ricevette la Comunione eucaristica e con questo viatico iniziò il suo lungo cammino nel deserto cammino che al momento dell'incontro con Zosimo durava già da quarantasette anni. Giunta al termine del suo racconto autobiografico Maria pregò Zosimo di ritornare l'anno dopo, la sera del giovedí santo in un luogo che ella gli indicò sulle rive del Giordano, per portarle l'Eucarestia. Zosimo fu fedele all'appuntamento e Maria traversò miracolosamente il fiume per raggiungere il monaco. Dopo essersi comunicata ed avere rinnovato l'appuntamento per l'anno successivo nel luogo del primo incontro presso il torrente, Maria riprese la sua marcia nel deserto. Tornando l'anno dopo sulla riva del torrente Zosimo si credette da principio solo, poi scorse a terra il corpo di Maria morta, rivestito ancora del vecchio mantello da lui datole due anni prima. Una scritta sulla terra gli rivelò alcuni aspetti del mistero: "padre Zosimo sotterra il corpo dell'umile Maria; restituisci alla terra ciò che è della terra, aggiungi polvere a polvere ed in nome di Dio prega per me; sono morta nel mese di pharmouti, secondo gli egiziani, che corrisponde all'aprile dei Romani, la notte della Passione del Salvatore, dopo aver partecipato al pasto mistico". Zosimo capí che Maria era già morta da un anno, il giorno stesso in cui le aveva dato la s. Comunione. Si mise subito all'opera per seppellire il corpo di lei, ma non aveva altro utensile che un pezzo di legno; aveva appena cominciato a scavare che ebbe la sorpresa di trovarsi a lato un leone che si dimostrò subito in grande familiarità con lui e che in breve tempo, su richiesta del monaco, scavò una fossa sufficiente a deporre Maria. Dopo aver ricoperto di terra il corpo della santa, Zosimo ritornò al suo monastero, dove raccontò tutta la storia all'abbà Giovanni l'egumeno e ai suoi confratelli per loro edificazione. Tutti sono concordi nel vedere in questa storia soltanto una pia leggenda, come ha scritto H. Delehave: "una creazione poetica, senza dubbio fra le piú belle di quante ci abbia lasciato l'antichità cristiana". Questa creazione letteraria, tuttavia, non è tutta pura invenzione, essa non è che lo sviluppo di una tradizione palestinese che vide la luce intorno alla tomba di una solitaria locale esistita realmente. In effetti, nella Vita di Ciriaco, opera di Cirillo di Scitovoli, l'autore racconta di una sua passeggiata nel deserto in compagnia di un certo abbà Giovanni. F. Delmas, dopo un accurato controllo tra la Vita di Maria opera di Sofronio e, contemporaneamente la Vita di Paolo di Tebe, scritta da s. Girolamo (in cui la parte di Zosimo è sostenuta da un Antonio), ed il racconto del monaco Giovanni nella l'ita di Ciriaco, cosí riassume le conclusioni del suo studio: "1) il quadro generale della vita di s. Maria Egiziaca mi sembra ricalcato sulla vita di s Paolo eremita. 2) la vita di s. Maria Egiziaca mi sembra non essere altro che uno sviluppo retorico della vita di Maria inserita negli Atti di s. Ciriaco". Giovanni Mosco, cronologicamente posteriore a Cirillo, presenta uno svolgimento diverso della leggenda di Maria, ma malgrado le divergenze, le grandi linee dei due racconti sono abbastanza simili perché si possa concludere per l'unicità del fatto originario. al quale entrambi fanno riferimento. Sofronio, di cui abbiamo già sottolineata la dipendenza da Cirillo, ha anche preso in prestito qualche dettaglio da Giovanni Mosco, in particolare la localizzazione della scoperta di Maria nel deserto al di là del Giordano. Non minore fu la popolarità di Maria in Occidente.
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Culto liturgico.
I sinassari bizantini venerano Maria al 1° aprile, qualcuno al 3 o al 4 dello stesso mese. Questa data è in relazione con il supposto giorno della morte di Maria, un giovedí santo nel mese di pharmouthi. A1 1° aprile Maria figura anche nel Typikon della laura di S. Saba. I calendari palestino-georgiani fanno di lei menzione il 1°, il 4 o il 6 dello stesso mese. Il Sinaiticus 34 (X sec.) la nomina per la terza volta il 2 dicembre. Qualche calendario siriaco la menziona ancora il 1° aprile. Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atr?b e Mal?g le dedica una lunga notizia proveniente dalla Vita di Sofronio al 6 barmudah e la traduzione geez di questo Sinassario ha conservato la stessa notizia al giorno corrispondente del 6 miyaziya. Il Calendario marmoreo di Napoli menziona Maria al 9 aprile. I primi martirologi occidentali medievali la ignorano e, a quanto sembra, Usuardo fu il primo ad introdurla al 2 aprile nel suo Martirologio con lo stesso breve elogio di s. Pelagia all'8 ottobre Pietro de' Natalibus le ha dedicato un lungo capitolo de] suo Catalogus.
Il 2 aprile divenne quindi la data tradizionale della commemoraziohe di Maria in Occidente.


Autore: 
Joseph-Maria Sauget

Soli

Sulla spiaggia solitaria

mi avvio a camminare,

respiro fresca l'aria 

con la brezza del mare.

Camminando scalzo i piedi,

intanto incontro a me

tu corri e mi vedi

e sono in braccio a te.

Cadiamo sulla sabbia,

in bocca baci e sale,

carezze pien di rabbia

ma non ci facciamo male.

Amarci così furtivi

Amore è stato uno sballo

ci sian sentiti vivi

è stato troppo bello.

Mentre mi possedevi

con la dolcezza pura

mi baciavi e dicevi:

-non è un'avventura.

C'eran due corpi in uno

sulla spiaggia solitaria,

sfiniti ed appagati

abbiam guardato in aria.

Il cielo era sereno

sereno il nostro cuore.

Un sogno senza freno

ma carico d'Amore.

Sol così ci è permesso

di amarci così tanto

con tanti compromessi

e pieni di rimpianto.


Lucia nei suoi sogni.

Questo Amore

Ho pensato e ripensato,

nonostante le mie pene 

il mio cuor non è cambiato

sempre più ti vuole bene.

Ci incontriamo solo in sogno

ma il cuor ti vuol vicino

per non sentire il bisogno,

fa i capricci d'un bambin

Non dubitare del mio Amore.

Non dubitare mai di me. 

Son con te a tutte l'ore.

Voglio bene solo a te.

Lucia nei suoi sogni...........

Un saggio disse