sabato 13 dicembre 2025

Giovanni Carestini

Giovanni Carestini 
(
Filottrano13 dicembre 1700 – Bolognafebbraio 1759)

è stato un cantante castrato italiano che fu all'inizio della carriera un soprano e poi, gradualmente, un contralto con l'avanzare dell'età. Fu uno dei maggiori esponenti del canto virtuosistico settecentesco e lavorò con i più celebri compositori dell'epoca: fra cui Leonardo VinciJohann Adolf HasseGeorg Friedrich Händel e Christoph Willibald Gluck, i quali composero appositamente sulle sue capacità vocali e interpretative vari dei loro ruoli d'opera di successo. Viaggiò molto e calcò i palcoscenici dei più importanti teatri e corti d'Europa, apprezzato dal pubblico e dalle personalità politiche del suo tempo.  I suoi genitori furono Marco Felice Carestini di Monte Filottrano e Vittoria Costantini di Camerano (Ancona), mentre i padrini di battesimo i nobili del luogo Felice Larcioni e Olimpia Felice Gentiloni. Aveva inoltre una sorella maggiore, Isabella, e un fratello minore, Francesco Saverio. Non si conosce nient’altro a proposito della sua infanzia, in quanto le prime notizie note successive al suo battesimo già lo vedevano impegnato nel canto, in particolare nel 1714 a San Severino Marche nell’oratorio di Antonio Caldara Santo Stefano Re d’Ungheria, nel quale il giovanissimo Carestini interpretò il ruolo di Gisella. In quell’anno egli doveva già trovarsi presso la nobile famiglia milanese Cusani, in particolare sotto la tutela del cardinale Agostino Cusani (da cui il soprannome Cusanino), che lo prese sotto la propria ala all’età di dodici anni e che si occupò di sostenere la sua formazione alla scuola del Duomo di Milano, nonché di favorire i suoi primi impieghi negli anni a venire. Korsmeier ipotizza che Carestini possa aver subìto l’operazione di evirazione fra i nove e i dieci anni e che, prima di stabilirsi nella città lombarda, abbia avuto una prima formazione ad Ancona.A Milano, il 26 dicembre 1719, Carestini debuttò nell’opera Porsena di Giuseppe Vignati al Teatro Regio Ducale, nella quale partecipò nel ruolo minore di Mesenzio. Già poco tempo a seguire, prima il 7 e poi l’8 gennaio del 1720, cantò ancora, sempre a Milano: rispettivamente alla Casa professa di S. Fedele nel Dialogo pastorale a gloria del nato Redentore di Giovanni Perroni e di nuovo al Teatro Regio Ducale nella Pace fra Seleuco e Tolomeo di Francesco Gasparini. Nel primo, un’esecuzione sacra, interpretò l’angelo, mentre nella seconda, un’opera alla sua prima assoluta, il personaggio di Agide. Cusani si caricò della cura e della protezione di Carestini quando aveva da poco ottenuto la carica cardinalizia e, formando un promettente castrato, poteva contare su un virtuoso personale che lo accompagnasse costantemente nelle cerimonie e che desse prestigio al proprio nome quando questi partecipava a delle opere.[Difatti Carestini, negli spettacoli sopra menzionati, compare nei libretti come «virtuoso di camera del Card. Cusani» e figura così anche successivamente, quando si trovò impiegato a Roma. Fin quando il giovane virtuoso fosse stato alle dipendenze del cardinale doveva versare parte dei suoi guadagni al suo patronoQuando fu nell’Urbe, durante la stagione di Carnevale 1720-1721 al Teatro Capranica, Carestini interpretò Costanza nella Griselda di Alessandro Scarlatti e Fausta nel Crispo di Giovanni Battista Bononcini. A proposito di quest'ultima opera si può leggere una lettera del 28 gennaio 1721 di Margherita Balletti, moglie del compositore dell’opera Bononcini, la quale afferma che Carestini «à tutto quello che ci vuole per ben cantare» e che l’unica cosa che gli manca è l’esperienza. Sul finire del 1721 partecipò invece al Teatro Alibert come Fausto nel Flavio Anicio Olibrio di Nicola Porpora e come Candaule nella Sofonisba di Luca Antonio Predieri. L’anno successivo apparve di nuovo al Teatro Capranica, prima nel ruolo di Pilade nell'Oreste di Benedetto Miccheli e poi, all’inizio del 1723, nei panni di Alceste nell'Ercole sul Termodonte di Antonio Vivaldi. Dopo la prima esperienza romana, fu impiegato dall’aprile del 1723 fino all’ottobre del 1725 nella cappella della corte imperiale di Vienna, emancipandosi quindi dalla famiglia Cusani, che si era occupata di formarlo e introdurlo nel mondo del teatro in musica. In estate, infatti, partì alla volta di Praga, in cui partecipò ai grandiosi festeggiamenti per la cerimonia d’incoronazione di Carlo VI a re di Boemia, cantando nell’opera Costanza e fortezza di Johann Joseph Fux, eseguita il 28 agosto 1723. A Vienna si esibì poi l’anno dopo di nuovo in un oratorio di Caldara La morte e sepoltura di Cristo, il primo marzo. Dal finire del 1724 fino a tutto il 1725 fu invece attivo a Venezia, dove partecipò a due opere di Giovanni Porta, entrambe su libretto di Domenico LalliLa Mariane e Ulisse al Teatro S. Angelo, nella prima interpretava Ottaviano e nella seconda Telemaco. Il ruolo di Ottaviano è emblematico perché si crea un legame, non di poco conto per l’epoca, fra il personaggio interpretato dal virtuoso Carestini e la carica ricoperta dal suo mecenate, appunto l’imperatore asburgico. Cantò poi, sempre nella città lagunare, nella parte di Odenato nell'Amore eroico di Giovanni Francesco Brusa al Teatro S. Samuele, nelle vesti di Antioco nel Seleuco di Giovanni Zuccari ancora al S. Angelo, nel ruolo di Erminio nel Siface di Nicola Porpora al S. Giovanni Grisostomo e nei panni di Medarse nel Siroe Re di Persia di Leonardo Vinci al Teatro Grimani, entrambe queste ultime su libretto di Metastasio e rappresentate il medesimo giorno, il 26 dicembre 1725. Carestini in questa data non figura più nei libretti come virtuoso dell’imperatore, poiché il suo contratto era finito nel mese di ottobre dello stesso anno. Per la fine del 1725, per tutto il 1726 e per la prima parte del 1727 Carestini partecipò dunque agli spettacoli solo a proprio nome, anche se «il 25 aprile 1726 fu accolto dall’Accademia Filarmonica di Bologna “a voti pieni”: in questo stesso periodo dovette entrare alle dipendenze del duca di Parma Francesco Maria Farnese». Tuttavia, soltanto l’anno successivo Carestini sarebbe stato ufficialmente riconosciuto come dipendente e protetto del duca parmense. In questo arco di tempo in cui ancora figurava come cantante in proprio partecipò a I fratelli riconosciuti di Giovanni Maria Capelli a Parma, nel quale fu ancora sul palco con Farinelli, e poi di nuovo a un Siroe Re di Persia, ma stavolta musicato da Giovanni Porta, rappresentato a Firenze e non più nei panni di Medarse, come nella versione di Vinci, ma in quelli del protagonista eponimo. Infine fu nell'Ingratitudine castigata di Vincenzo Chiocchetti e nel pasticcio Il più fedel tra i vassalli a Genova. Rispetto a questo pasticcio, il librettista Francesco Silvani fa capire nella prefazione come nella stesura il ruolo dei cantanti, fra cui Carestini, fosse stato incisivo: «Se lo vedrai con qualche mutazioni, massimamente d’arie […] fu solamente mera necessità di servire a cenni di chi comanda ed incontrare il genio de virtuosi cantanti». La rivalità con Bernacchi e con Farinelli. Questa alta competitività fra i due si sarebbe replicata pochi anni dopo a Londra, quando Carestini fu assunto da Georg Friedrich Händel per la propria compagnia d’opera e Farinelli per la rivale Opera of the Nobility. Tornando al procedere della carriera di Carestini, dopo il Carnevale romano del 1730 si spostò prima a Piacenza, poi a Milano, poi ad Alessandria e ancora a Milano. Cantò rispettivamente nello Scipione in Cartagine nuova di Geminiano Giacomelli, nell'Arminio di Hasse, nell'Anagilda di Luca Antonio Predieri e, entrambe nella città adottiva, in un pasticcio sull'Artaserse metastasiano, sempre nelle vesti di Arbace, e in una nuova versione di Alessandro nell’Indie musicata da Predieri, con Carestini sempre come Poro. Nel libretto dell'Anagilda rappresentata ad Alessandria, Carestini non compare più come virtuoso del duca di Parma, era il 23 settembre 1730. Da quando non dipese più dal duca di Parma, Carestini appare nei libretti fra il 1731 e l’inizio del 1733 alternativamente o solo col proprio nome o come virtuoso dell’elettore bavarese Carlo Alberto. Dopo una rappresentazione nel maggio 1731 a Venezia nell’opera Venere placata di Francesco Courcelle, Carestini fu infatti a Monaco di Baviera per L’Ippolito di Pietro Torri nelle vesti dell’eponimo protagonista. Tuttavia, non è dimostrabile che egli fosse già assunto presso l’elettore, poiché nel libretto il suo nome non è accompagnato da nessun mecenate e in un resoconto del lavoro di sartoria per quest’opera si descrive la realizzazione di un «abito persiano» per lo «straniero Carestini»: straniero e non nuovo castrato (dicitura che accompagnava solitamente i virtuosi neo-assunti). Fu poi a Milano per il pasticcio Antigona e per l’opera di Giovanni Porta Il Gianguir. Nel 1732 passò ancora a Roma per cantare nel Lucio Papirio Dittatore, sempre di Porta, in cui è indicato come cantante dell’elettore bavarese, poi a Piacenza, senza mecenate, nell'Alessandro Severo di Geminiano Giacomelli e infine a Firenze, di nuovo come virtuoso dell’elettore, dove cantò alla fine dell’anno nel Demetrio di Giovanni Battista Pescetti e all’inizio del 1733 nel pasticcio Farnace. Carestini fu in vita «cantante e attore di grande sensibilità e temperamento, vantò una voce potentissima, estesissima e doti virtuosistiche d’eccezione», come lo descrive Celletti, e fu certamente, oltre che fra i più bravi interpreti d’opera, anche fra i più celebri, tanto che Giuseppe Parini lo menziona, assieme al famoso rivale Farinelli, in un suo componimento satirico sul mondo del teatro del 1755.


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