Mio padre Gioacchino.
Ringrazio ancora oggi il Signore per avermi donato un padre come Gioacchino. Lui ha saputo irradiare sulla mia vita lo splendore della sua anima e la bontà del suo cuore. Mi ha lasciato in eredità un senso di benevolenza, di pace, di fiducia e specialmente un sensi grande di Dio, il Dio della nostra fede, misericordioso, sempre presente e provvidente. Ricordo come le sere d'estate a Gerusalemme salivamo sulla terrazza di casa e osservavamo le stelle. Una cosa per cui devo ringraziare molto mio padre è di avermi insegnato a leggere e a scrivere, cosa non molto comune tra le fanciulle del nostro popolo. Ma lui lo volle e lui stesso fu mio maestro. Quanto mi è servito; soprattutto poter leggere le Scritture. Mio padre vedeva sempre il lato buono nelle persone. I supoi lavoratori lo stimavano molto. Con loro era benigno e fraterno. Li faceva riposare, sovente sostituiva lui stesso qualche operaio più anziano o più debole, li visitava quando erano ammalati e pagava sempre puntualmente il salario. Un giorno portarono a casa nostra un regalo, segno della riconoscenza: un bastone di cipresso, finemente intarsiato, su cui erano incisi una trentina di nomi: i nomi dei lavoratori degli acquedotti di Gerico. Recava questa iscrizione: " A Gioacchino, nostro capo e amico. Grazie infinite. Ti ricorderemo sempre!".
Ringrazio ancora oggi il Signore per avermi donato un padre come Gioacchino. Lui ha saputo irradiare sulla mia vita lo splendore della sua anima e la bontà del suo cuore. Mi ha lasciato in eredità un senso di benevolenza, di pace, di fiducia e specialmente un sensi grande di Dio, il Dio della nostra fede, misericordioso, sempre presente e provvidente. Ricordo come le sere d'estate a Gerusalemme salivamo sulla terrazza di casa e osservavamo le stelle. Una cosa per cui devo ringraziare molto mio padre è di avermi insegnato a leggere e a scrivere, cosa non molto comune tra le fanciulle del nostro popolo. Ma lui lo volle e lui stesso fu mio maestro. Quanto mi è servito; soprattutto poter leggere le Scritture. Mio padre vedeva sempre il lato buono nelle persone. I supoi lavoratori lo stimavano molto. Con loro era benigno e fraterno. Li faceva riposare, sovente sostituiva lui stesso qualche operaio più anziano o più debole, li visitava quando erano ammalati e pagava sempre puntualmente il salario. Un giorno portarono a casa nostra un regalo, segno della riconoscenza: un bastone di cipresso, finemente intarsiato, su cui erano incisi una trentina di nomi: i nomi dei lavoratori degli acquedotti di Gerico. Recava questa iscrizione: " A Gioacchino, nostro capo e amico. Grazie infinite. Ti ricorderemo sempre!".

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