Il posto a tavola riservato al povero.
Dopo la morte del babbo, la nostra casa a Gerusalemme, prima sempre visitata, ora rimaneva quasi dimenticata, all'infuori di Zaccaria ed Elisabetta. E' davvero triste, nel nostro popolo, la situazione delle donne, specialmente se vedove! Nessuno le considera più: è come se non esistessero. Nessuno vede il loro dramma interiore, l'amarezza di un cuore che si trova solo e abbandonato. Per questo i profeti parlano tanto dell'aiuto e dell'attenzione che si deve dare a queste persone rimaste sole. L'unico conforto in quei momenti veniva a noi dalla fede, ravvivata dalla speranza di ritrovarci in un'altra vita. Ai tempi di mia madre, la speranza in una vita futura esisteva, sì, ma non tanto chiara. Solo Gesù, più tardi, ci avrebbe illuminati su questo punto. Come sempre ogni settimana mia madre mi portava nel quartiere di Siloe, il più umile della città. Vi rimanevamo tutto il mattino o tutto il pomeriggio, aiutando le famiglie bisognose, pulendo le misere casette dove esse vivevano, ammucchiate fino a otto o dieci persone in una sola camera; pettinava le bambine e i bambini, distribuiva sempre un po' di pane, frutta, carne, uova e vestiti. Mio padre si era accordato con lei, perché al mercato si facesse la spesa sempre come se fossimo quattro in casa. Il quarto, a tavola, era il povero. E questo povero, con volti diversi, ci visitava praticamente tutto l'anno.
Dipinto Bartolini G. sec. XVII L’educazione della Vergine

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