Nell’Odissea viene citato Elpenore, uno dei molteplici compagni di avventure di Odisseo.
Omero narra della sua trasformazione in maiale, durante il suo soggiorno sull’isola di Circe, la quale gli restituì l’aspetto umano, soltanto dopo l’intervento di Odisseo, poi lui ed il suo equipaggio si trattennero a trastullarsi e gozzovigliare sull’isola, fin quando non furono stanchi di quel dolce far niente e rammentarono al valoroso Odisseo che era giunto il tempo di riprendere il mare per tornare a casa.
Felici che Odisseo si fosse convinto a lasciare finalmente l’isola, i suoi uomini fecero festa e si ubriacarono ed Elpenore, più brillo degli altri, si andò a sdraiare, per dormire, sul tetto dell’abitazione della maga Circe, poi, una volta giunta l’alba, dimentico di dove fosse realmente, cadde e morì all’istante a causa della rottura dell’osso del collo.
Quando Odisseo, dietro consiglio di Circe, decise di rievocare dal regno dei morti le anime di quei compagni che avevano perso la vita durante la guerra di Troia, la prima anima che gli andò incontro fu proprio quella del povero Elpenore, il quale lo supplicò di dargli degna sepoltura poiché il suo corpo non era ancora stato tumulato e per quel motivo la sua anima era condannata a vagare al di fuori dell’Ade.
Odisseo gli diede la sua parola che avrebbe provveduto non appena possibile e infatti, quando terminò l’evocazione, la prima cosa che fece fu quella di far seppellire il corpo del compagno defunto a Eea, isola di Circe.
Circe, di Gustav Adolf Mossa-1908- Nizza-Francia- Collezione Privata.

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