mercoledì 26 marzo 2025

Questa è la storia dell'insegnante




Questa è la storia dell'insegnante che prese un pesce dall'acquario della sua classe, lo mise sul tavolo davanti alla classe e poi lasciò l'aula con il messaggio che nessuno poteva muoversi dal proprio posto. Chiunque si opponesse verrebbe immediatamente espulso dalla scuola.

Nessuno dei bambini si mosse e tutti guardarono il pesce lottare. Nessuno osò alzarsi per evitare di finire nei guai.
Ma alla fine una ragazza balzò in piedi, corse verso il pesce e lo rimise nella vasca. Dopotutto, lei era l'unica che si rifiutava di guardare il pesce morire.
Quando l'insegnante ritornò, spiegò alla classe che quella era stata una lezione. Che la paura di finire nei guai non dovrebbe mai impedirti di fare la cosa giusta. Che a volte devi sfidare l'autorità e il pensiero di gruppo semplicemente perché è la cosa giusta da fare.

Se tu fossi un pensiero

 


Se tu fossi un pensiero
vorrei tenerti chiuso nella mia mente,
sempre così presente
come quel bacio, l'ultimo, sincero

che ancor vive leggero;
socchiudo gli occhi e il sapor si sente,
con te tutta fremente
sorpresa come me e non ci par vero.

Se tu fossi un pensiero
ti marchierei a fuoco nel mio cuore,
sopporterei il dolore
con sacrificio che ne sarei fiero.

Quell'aria di mistero
che aleggia sopra il cielo dell' Amore,
sia l'estro ispiratore
e, non tradisca mai quel bel pensiero.

Zamblon

La nostra felicità dipende

 


"La nostra felicità dipende più da quello che abbiamo nelle nostre teste, che nelle nostre tasche..."

(Arthur Schopenhauer)

Iddio


Or chi di fiori il campo,
di stelle il ciel fiorìo? 1
Chi tante avverse cose
in armonia compose?
Chi le comprende? 2 Iddio.

Agli astri all'aure, al lampo,
chi l'ale, e gli anni aprìo?
Oltre  alle vie profonde
de' cieli ed oltre all'onde
chi viva  immenso? Iddio.

Chi può d'immenso amore
compiere il mio desìo? 3
Chi l' intimo pensiero
mi legge, e m'apre il vero?4
E chi più m'ama? Iddio.

Niccolò Tommaseo

1) passato remoto 
2) Abbraccia
3) desiderio
4) verità

La preghiera d'un quasi cieco

Sole di Dio, la vivida
luce che crea l'aprile e fa l'aurora,
nella pupilla languida
versa di sé pur qualche stilla ancora.
Qual chi da buia carcere
esce all'aperto, e la catena ha seco;
qual chi, l'opaca tunica
toltagli, esclama: or non son io più cieco?;
Tal, come di miracolo
quotidian, ti rende il pensier mio
grazie, e con gioia trepida
dice: I' ti veggo ancor, sole di Dio.
Dal buio che l'attornia,
discerne ancor sulla parete il bianco
raggio posare, e il coglie,
quasi candido fior, quest'occhio stanco.
Ma non distingue il tremulo
scintillar delle stelle, e i bei colori
dell'iride, e il sorridere
de' visi amati, e in mezzo al verde i fiori.
Ah sia continue tenebre
la mia giornata estrema tutta quanta,
purché tu sole all'anima
quaggiù mi resti, oh mansueta, oh santa.
Nel paziente e vigile
senno romita, ed umilmente altera,
tu nel mio verno un florido
ispirasti alitar di primavera.
La man tua fida il povero
cieco sorregga, e di tua mente pura
l'occhio la via gl'illumini,
salvo mi scorga alla mia sepoltura.
Senza di te, cadavere
pien di vivi dolor', che farei io?
Della sua pace il raggio
non mi s'asconda. Orate, Angeli, a Dio.

Niccolò Tommaseo

Dipinto di Lorenzo Viani.

Fides

 


Giovanni Pascoli

Un saggio disse