Ravenna
Ravenna, glauca notte rutilante d'oro,sepolcro di violenti custodito
da terribili sguardi,
cupa carena grave d'un incarco
imperiale, ferrea, construtta
di quel ferro onde il Fato
è invincibile, spinta dal naufragio
ai confini del mondo,
sopra la riva estrema!
Ti loderò pel funebre tesoro
ove ogni orgoglio lascia un diadema.
Ti loderò pel mistico presagio
che è nella tua selva quando trema,
che è nella selvaggia febbre in che tu ardi.
O prisca, un altro eroe tenderà l'arco
del tuo deserto verso l'infinito.
O testimone, un altro eroe farà di tutta
la tua sapienza il suo poema.
Ascolterò nel tuo profondo
sepolcro il Mare, cui 'l Tempo rapì quel lito
che da lui t'allontana; ascolterà il grido
dello sparviere, e il rombo
della procella, ed ogni disperato
gemito della selva. "È tardi! È tardi!"
Solo si partirà dal tuo sepolcro
per vincer solo il furibondo
Mare e il ferreo Fato.
Gabriele D'Annunzio

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