mercoledì 12 marzo 2025

Vittorio d'Aste

Pisa, 5 marzo 1884 - Firenze 10 novembre 1973.
Poeta scrittore, giornalista e scrittore per l'infanzia

Nato a Pisa, fu dapprima maestro a Certaldo e poi ispettore scolastico già nel 1915 «il più giovane ispettore d'Italia» con sede di servizio in varie città: Pontedera, Siena, Feltre, Albenga, Genova, sempre accompagnato da polemiche per l'uso di un linguaggio caustico che, pur di stupire, non badava ai bersagli. Oratore dalla vena fluente, amava esibirsi in pubblico con brillanti discorsi a sfondo sociale e di edificazione civile. Nel capoluogo ligure (1925-1933) riempì le cronache scolastiche e cittadine dei suoi estrosi e dissacranti interventi. Dicerie sulla sua galanteria – «Non è necessario che le maestre per essere brave siano anche brutte o mal vestite», ripeteva nei convegni didattici – gratificavano la sua esasperata autostima, mentre gli atteggiamenti iconoclastici ne decretavano il sistematico trasferimento. Collocato a disposizione del Provveditorato di Firenze fino al pensionamento (1952), poté dedicarsi liberamente alla produzione letteraria e alla critica con fitte collaborazioni su quotidiani e riviste d'arte. Pedagogicamente vicino all'idealismo e pugnace sostenitore della riforma scolastica del 1923, di cui apprezzava lo spirito più che gli aspetti  burocratici, fece parte della commissione per la revisione dei libri di testo (1923), chiamato da  Lombardo Radice che lo apprezzava e lo aveva protetto dalle conseguenze della sua lingua tagliente. Difensori illustri gli erano stati, inoltre, il potente cognato  Francesco Ciarlantini e l'amico Giovanni Papini. Tra la trentina delle sue pubblicazioni ci sono discorsi come Asterischi pedagogici e Intorno alla necessità d'istituire biblioteche pubbliche nei comuni minori d'Italia (ambedue 1912); opere di ispirazione fantastica e moraleggiante; interventi sull'arte e la pittura, ma il genere preferito, dove ottenne i risultati migliori, fu quello epigrammatico. Nulla aggiunge alla sua qualità di scrittore Principii di cultura fascista: ad uso delle scuole (1940). Degni di ricordo i libri di poesie rivolte ai bambini e apprezzate dai critici che vi avevano visto una leggera eco pascoliana: Il grappolo (1924), I flauti azzurri (1926) e I campanelli d'oro (1926).

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