lunedì 4 maggio 2026

4 maggio San Riccardo Reynolds

San Riccardo Reynolds
Sacerdote brigidino, martire 
† Londra, Inghilterra, 4 maggio 1535

Non conosciamo con esattezza la data di nascita di Richard Reynolds, ma dal fatto che fu accettato quale novizio dall’Ordine di Santa Brigina nel 1512 e prese i voti l’anno seguente, deduciamo che sia nato tra il 1488 ed il 1489. Tale ordine religioso prevede infatti che i novizi possano professare i voti solo al raggiungimento dei venticinque anni di età. Trascorsi alcuni anni all’università di Cambridge, nel 1513 conseguì il baccellierato in teologia e dalla medesima università fu assunto quale predicatore. Prima del Concilio di Trento queste attività non erano ritenute incompatibili con lo stato di novizio di un ordine religioso. I monasteri brigidini erano composti da due comunità, maschile e femminile, separate dalla chiesa: i monaci fungevano da cappellani per le suore e la badessa era superiora di ambe le comunità. Come i suoi contemporanei, quali ad esempio i celeberrimi San John Fisher e San Thomas More, anche il Reynolds aveva ricevuto un’ottima formazione umanistica ed il cardinal Pole testimonia che “non solo era un uomo dalla vita santissima, ma era anche l’unico monaco inglese che conoscesse bene le tre lingue fondamentali, cioè il latino, il greco e l’ebraico”. Il Registro della biblioteca del monastero di Syon, fondato nel 1415 dal re Enrico V, annoverava ben 94 volumi a lui attribuiti ed egli fu indubbiamente un’eminente personalità della Londra del tempo. Nel 1535 fu anch’egli imprigionato nella Torre di Londra per essersi rifiutato di prestare il giuramento di supremazia. Il 28 aprile, durante il processo, non demordette dall’opporsi ad un’ingiusta legge contraria alla sua fede: “Per essere a posto con la coscienza mia e di quelli che sono presenti qui con me, io dichiaro che la nostra fede ha maggior peso ed è sorretta da maggiori testimonianze di quella vostra, perché invece delle poche testimonianze che voi avete ricavato dal Parlamento di questo solo regno, io ho dalla mia parte l’intero mondo cristiano”. Un testimone oculare descrisse Riccardo quale “uomo di contegno angelico, amato da tutti, e pieno di Spirito Santo”. Ormai prossimo al martirio, chiese di rinviare l’esecuzione di alcuni giorni, onde potesse “preparare la sua anima all’incontro con la morte come si conviene ad un religioso e a un buon cristiano”. Il cardinal Pole, nella sua “Difesa dell’unità della Chiesa”, ebbe a scrivere: “Non posso tralasciare di dare notizie di uno di questi martiri: è Reynolds che ho conosciuto intimamente; fu un uomo che, per la santità di vita, potrebbe essere paragonato ai primissimi che furono di esempio e di guida agli altri... era stabilito che egli dovesse dare testimonianza della verità col proprio sangue. E lo fece veramente... e con tale fermezza che, secondo quanto ho appreso da un testimone oculare, offrì il capo al mortale capestro come se lo porgesse per ricevere una collana regale piuttosto che uno strumento di morte”.
Insieme verso il martirio
Il 4 maggio 1535 i tre certosini, Padre Reynolds ed il parroco di Isleworth, indossati gli abiti religiosi furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose che portavano dalla Torre di Londra al Tyburn, famigerato luogo delle esecuzioni capitali. Dalla finestra della sua cella il cancelliere Thomas More poté constatare assieme a sua figlia, in visita da lui, la felicità di questi santi uomini che si apprestavano ad essere i primi martiri di questa nuova persecuzione. John Houghton, priore di Londra, anch’egli arrestato e condannato, salì per primo il patibolo e collaborò con il boia per l’impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio. Non era ancora morto soffocato, che uno dei presenti tagliò la corda ed il padre cadde a terra, il boia lo denudò e gli cavò ancora vivo le viscere per poter mostrare il cuore ai consiglieri del re. Seguì poi l’esecuzione degli altri quattro. Ultimo a morire fu il Reynolds, dopo aver incoraggiato i compagni senza impallidire e perdersi d’animo nel vederli squartare e sventrare, ma prima dell’esecuzione si rivolse alla folla presente invitandola a pregare per il re, “affinché il re che, all’inizio del suo regno aveva governato con saggezza e pietà, come Salomone, non dovesse, come lui, nei suoi ultimi tempi essere sedotto dalle donne fino alla rovina”. I corpi dei martiri furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai ‘papisti’, ma la Chiesa, che mai si dimentica dei suoi servitori più fedeli, li ha glorificati concedendo loro l’onore degli altari.


Autore:
Don Fabio Arduino

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