martedì 3 febbraio 2026

Liliano Frattini

Liliano Frattini 
(
Varese3 febbraio 1934 – Roma7 giugno 2015)
è stato un 
giornalista italiano. 

Nel 1998 lasciò il giornalismo e la televisione per dedicarsi a tempo pieno all'attività di autore di libri e pranoterapeuta
Conduttore del TG1 fino al 1998, lasciò la professione giornalistica per dedicarsi a tempo pieno alla pranoterapia e in particolare all'imposizione delle mani. Come esperto di medicina alternativa fu autore di diversi saggi: dette alle stampe anche un testo di narrativa. Legò il suo nome alla rubrica  televisiva Meteo3, di cui fu l'ideatore e il conduttore, in alternanza con Fulvio Grimaldi. Frattini si era avvicinato al giornalismo ai tempi del liceo fondando il giornale studentesco Blue Jeans e aveva poi coordinato la preparazione del settimanale socialista di Varese Nuovo ideale. Avvicinatosi politicamente al PSI, entrò a lavorare all'Avanti! occupandosi soprattutto di cronaca e di attività amministrative. Collaborò per qualche tempo anche a Il Giorno. Amico di Bettino Craxi, fu assunto per concorso in RAI nel 1967. Inizialmente in servizio a Milano (radio e trasmissioni regionali), venne poi trasferito a Roma dove nel 1972 assunse la conduzione del TG1 delle 13.30. Mantenne il ruolo di conduttore per circa vent'anni tranne un breve periodo nella seconda metà degli anni ottanta, quando venne impiegato su Rai 3 nella conduzione di Meteo3, rubrica di taglio ironico da lui ideata, antesignana di Che tempo che fa. Cognato del vescovo emerito di Pavia Giovanni Giudic,  a seguito di un infarto, all'età di 81 anni.

I silenzi


 

Corri e non fermarti.



Corri e non fermarti.

Corri e non lasciarti ingannare
dall'immortal selva dei dolori
perché di lì si può uscire
solo se corri, senza mai fermarti.
Un giorno contemplerai le tue mani
e capirai di aver vinto
contro un cuore privo di
scorciatoie.
E sarà allora che una luce diversa
ti attraverserà per sempre.
-- Anonimo

Considero valore tutte le ferite

 


L'ambizione dei potenti


 

domenica 1 febbraio 2026

Amor, se morta è la mia prima speme

Amor, se morta è la mia prima speme

Amor, se morta è la mia prima speme,
nel primo foco mio pur vivo ed ardo;
il desir ch'ebbi pria col primo sguardo
nei dì miei primi, avrò nell'ore estreme.

La vita e 'l bel pensier morranno insieme,
e tosto fia per l'un per l'altra tardo:
l'ultima piaga fece il primo dardo,
né più ben spera il cor, né più mal teme.

Ma se l'alma fedel languendo tace,
e per lei gridan mille aperte prove,
dàlle per lunga guerra or breve pace!

Non vuol che libertà mai più si trove
nel suo voler, ma che l'ardente face
s'intepidisca sì che 'l viver giove.

Vittoria Colonna

Questo Olocausto non lo ricorda nessuno


 

Antonio Michela Zucco

Antonio Michela Zucco 
(
San Giorgio Canavese1º febbraio 1815 – Quassolo24 dicembre 1886)
è stato un 
inventore italiano. 

Compì i suoi studi presso la Regia Accademia Albertina di Torino e si dedicò all'insegnamento presso vari Comuni del Canavese e infine a Ivrea. Per tutta la vita studiò, il più approfonditamente possibile per quegli anni, il linguaggio umano, gli organi anatomici preposti alla produzione dei suoni, i valori fonetici. Classificò gli elementi occorrenti alla formazione di tutte le sillabe di cui sono composti i vocaboli e diede a ognuno una espressione grafica, un simbolo e un valore numerico al fine di stabilirne l'esatta pronunzia.All'epoca questo tipo di ricerche era assolutamente d'avanguardia e d'altra parte gli studi e gli esperimenti sulla scrittura fonetica sono tuttora molto recenti. Ideò un meccanismo per riuscire a registrare con assoluta precisione i simboli corrispondenti a raggruppamenti fonici con la stessa velocità con la quale fluiscono dalle labbra di chi parla. La genialità del sistema, che consiste nella diversa combinazione di soli sei comunissimi segni con i quali si ottengono le sillabe dell'alfabeto e di conseguenza le sillabe, sta nella semplicità e nella chiarezza, caratteristiche che permisero e permettono tuttora alte velocità di registrazione. Coadiuvato da abilissimi artigiani di Ivrea e di Torino e alle prese con problemi tecnici di quasi impossibile soluzione in quel periodo storico, finalmente Antonio Michela Zucco nel 1863 poté illustrare al II Congresso Pedagogico che si tenne a Milano a Palazzo Brera il suo sistema di stenografia, Metodo Michela, "a processo sillabico istantaneo mediante piccolo e portatile apparecchio a tastiera". La macchina suscitò immediatamente grande interesse perché si intuivano le sue molte possibilità di applicazione, e non solo in Italia (il Consiglio Municipale di Torino fu probabilmente il primo organo collegiale ad avere un resoconto stenografico immediato della sua seduta del 20 gennaio 1879) ma anche in Francia dove, come riportano gli "Annales Industrielles" del 27 febbraio 1881, era stata eseguita il 24 dello stesso mese una dimostrazione nell'aula del Consiglio Municipale di Parigi a Palazzo Borbone. Lo stesso Garibaldi, con lettera del 16 dicembre 1877 da Caprera, dichiarava: «Desidero che l'utilissima scoperta del professor Michela sia messa in opera» Nel 1878 la macchina ottenne il brevetto italiano e nel 1879 quello statunitense dell'U.S. Patent Office. Alla grande Esposizione Universale di Parigi del 1878 le fu assegnata solo la medaglia d'argento e non d'oro, non avendo voluto l'inventore pubblicare le particolarità tecniche dell'invenzione. Nel 1881 vinse la medaglia d'oro alla Esposizione di Milano e nel 1884 a quella di Torino.  Nel 1881 fu adottata per la resocontazione stenografica dei lavori parlamentari del Senato, attività che è proseguita ininterrottamente fino a oggi (la macchina Michela attuale è del tutto computerizzata e consente la trascrizione immediata e in chiaro dei dibattiti) Antonio Michela Zucco prevedeva intanto altri sviluppi della sua invenzione. Già nella relazione allegata all'attestato di privativa industriale scriveva:

«"Il presente processo sillabico, oltre alla stenografia, è ancora applicabile ai seguenti casi: a) per la lettura e scrittura dei ciechi; b) per la riproduzione di un discorso per mezzo dell'elettricità; c) per utilizzare la recente portentosa invenzione del telefono". E a questi traguardi si indirizzarono dal 1880 in poi i suoi interessi scientifici e la sua attività. In Francia studi approfonditi sul sistema e sulla macchina erano stati compiuti dall'ing. G. A. Cassagnes, il quale negli Annales Industrielles del 27 febbraio 1881 ne aveva presentato una relazione particolareggiata. Insieme a lui l'inventore puntò all'obbiettivo di applicare il sistema Michela al telegrafo. L'interesse era vivissimo e se ne comprende il motivo guardando le cifre di rendimento dei principali apparecchi telegrafici dell'epoca (linea da 600 a 700 km): Morse semplice, 25 dispacci di 20 parole all'ora (parole 500); Hughes, 60 dispacci di 20 parole all'ora (parole 1.200); Meyer a tastiera, 25 dispacci di 20 parole all'ora (parole 500); Baudot a tastiera, 40 dispacci di 20 parole all'ora (parole 800); Wheatstone, 90 dispacci di 20 parole all'ora (parole 1.800); Stenotelegrafo Cassagnes a tastiera, 500 dispacci di 20 parole all'ora (parole 10.000).»

Furono eseguiti numerosissimi esperimenti tra Parigi (Ministère de Télégraphes), Orleans, Tour, Le Havre e varie altre città a distanza sempre maggiore. Gli "Annales Industrielles" del 4 aprile 1886 ne presentarono una meticolosa relazione. Le dimostrazioni ebbero tutte positivi e promettenti risultati, così le prove e gli esperimenti proseguirono. Un notevole passo avanti fu compiuto con l'applicazione di bande perforate e di trasmettitori automatici[1]. Due allievi del Michela, Luigi Saudino e particolarmente Giuseppe Vincenti idearono congegni più semplici di quello dell'ingegnere francese e progettarono lo steno-telegrafo. Ma la scoperta della radio nell'anno 1896 diminuì enormemente l'interesse verso questi esperimenti per fare del telegrafo un mezzo di comunicazione di impensabile velocità ed essi cessarono. La ricerca scientifica e tecnologica prese altre strade e questa, che sarebbe stata di enorme utilità anche parallelamente alla radio, venne abbandonata. L'inventore non ebbe la fortuna di assistere alla grandiosa invenzione della radio. Pur addolorato per la fine degli esperimenti con il telegrafo, chissà quali altri campi si sarebbero schiusi alla sua vivace intelligenza. Del suo continuo interessamento ai problemi matematici e geometrici ci restano purtroppo solo due relazioni su “Proprietà caratteristiche comuni alla periferia del circolo e al perimetro del quadrato equivalente” e soprattutto su “Proposta di un invariabile rapporto tra periferia e raggio, dimostrato con cinque teoremi”. Amava la musica e fondò la banda del suo Comune. Nel Museo Etnografico di S. Giorgio Canavese è esposta una pianola meccanica (spinetta a cilindri) fatta nel 1884 sul prototipo da lui costruito. Anche in questo caso l'interesse dello studioso si spingeva dagli studi speculativi alle applicazioni pratiche. Ritiratosi dall'insegnamento, lavorò intensamente al completamento del “Sistema fonografico universale a mano”, che con un numero limitatissimo di segni riusciva a scrivere manualmente qualunque parola in qualsiasi lingua. Il sistema fu pubblicato nel 1885 e illustrato dall'inventore alla Società Filotecnica Torinese (l'adozione di questo alfabeto universale fu allora molto caldeggiata anche presso il Ministero della Pubblica Istruzione e certamente sarebbe stata utilissima soprattutto per l'apprendimento delle lingue, riuscendo a registrarne l'esatta pronunzia. Gli studenti, ad esempio, sui dizionari italo-inglesi avrebbero trovato già, a fine Ottocento, la pronunzia precisa che solo da pochi anni ci si sforza di trascrivere con i più recenti metodi). Nel pieno dei suoi studi e delle sue realizzazioni, premiato dal Ministero della Pubblica Istruzione con la medaglia d'argento al merito scolastico e ricompensato dal Re con la nomina a Cavaliere dell'Ordine Mauriziano, morì il 24 dicembre 1886. Intanto la macchina Michela continuava a essere, presso il Senato, la testimone sicura e fedele della vita parlamentare italiana. Quando cominciò a operare, nell'infuocato clima politico del periodo compreso tra i governi Cairoli, Depretis, Crispi, registrò le discussioni sull'abolizione della tassa sul macinato, sulla legge speciale per Roma capitale, sulla legge elettorale, sulla legge relativa al lavoro dei fanciulli, sulla riforma universitaria. È interessante notare che nel primo gruppo di stenografi vi erano due donne, Anna Violetta e Luisa Gillio. E così, legislatura dopo legislatura, la storia d'Italia è passata sui tasti della Michela: il Regno, la I guerra mondiale, il fascismo, la II guerra mondiale, la Repubblica. In tutti quegli anni la macchina rimase invariata, essendo perfettamente idonea alle esigenze della attività parlamentare. A riprova del rilievo assunto negli anni dal sistema, anche a livello europeo, si osserva che una macchina Michela è stata esposta alla mostra permanente “Les grandes heures du Parlament”, realizzata a Parigi per iniziativa dell'Assemblée Nationale nello Château de VersaillesGli stenografi del Senato hanno conseguito ai campionati di stenografia quattro titoli mondiali (1979, 1983, 1985, e 1995) e dal 1977 al 1996 tutti i titoli italiani. Nel corso degli ultimi decenni la Michela, pur continuando a basarsi sul meccanismi non troppo dissimili da quelli dei primi esemplari, ha adottato via via le più aggiornate tecnologie informatiche e il medesimo protocollo di comunicazione adottato dalle tastiere musicali (MIDI), fino a divenire uno dei più veloci sistemi di inserimento dati oggi esistente. Di recente il sistema è divenuto disponibile anche su piattaforme OpenSource. Filmato audio Plover with Michela-MIDI, su YouTube.


Ancora oggi al senato


1 febbraio 1945






* 1° febbraio 1945 - in Italia viene introdotto il suffragio universale con il quale per la prima volta viene dato il diritto di voto alle donne *

"Il 1 febbraio per molti non è che l'inizio del mese più corto dell'anno, ma per le donne italiane è un giorno importante.
Il 1 febbraio di 76 anni fa, infatti, alle donne fu dato il Diritto di voto, da cui erano sempre state escluse.
Porta la data del 1° febbraio 1945, infatti, il Decreto luogotenenziale del n. 23, che riconosce il voto femminile, approvato dal Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi.
Così, l'Italia, non ancora uscita dalla guerra, ancora divisa e con il Nord ancora sotto l'occupazione tedesca, iniziò a risollevarsi dalle macerie con un atto sostanziale e simbolico di estrema importanza, voluto, votato e varato dal primo Governo antifascista, che sanciva un diritto da cui le donne italiane erano troppo a lungo escluse, più delle donne di moltissimi altri Paesi nel mondo"

Buon mese di Febbraio

 


l'amicizia è come un fiore

 


Presagi della nonna

 


sabato 31 gennaio 2026

Cerco un segno tuo in tutte le altre

Cerco un segno tuo in tutte le altre,
nel brusco, ondeggiante fiume delle donne,
trecce, occhi appena sommersi,
piedi chiari che scivolano navigando nella schiuma.

D'improvviso mi sembra di scorger le tue unghie
oblunghe, fuggitive, nipoti di un ciliegio,
altra volta è la tua chioma che mi passa e mi sembra
di vedere ardere nell'acqua il tuo ritratto di fuoco.

Guardai, ma nessuna recava il tuo palpito,
la tua luce, la creta oscura che portasti dal bosco,
nessuna ebbe le tue minuscole orecchie.

Tu sei totale e breve, di tutte sei una,
così con te vo' percorrendo e amando
un ampio Mississippi d'estuario femminile.

Pablo Neruda

A volte succedono cose strane,

A volte succedono cose strane,
un incontro, un sospiro,
un alito di vento che suggerisce nuove avventure
della mente e del cuore.
Il resto arriva da solo,
nell'intimità dei misteri del mondo.
Alda Merini

Il 17º Festival della canzone italiana



Il diciassettesimo Festival di Sanremo 

si svolse al Salone delle feste del Casinò di Sanremo dal 26 al 28 gennaio 1967 con la conduzione, per la quinta volta consecutiva, di Mike Bongiorno, nell'occasione affiancato da Renata MauroLa canzone vincitrice fu Non pensare a me cantata da Claudio Villa ed Iva Zanicchi, che prevalse per soli due punti di distacco sulla seconda classificata, a tutt'oggi il minimo storico di tutti i Festival di cui si conosca il punteggio finale. Quest'edizione è nota alla storia per aver fatto da sfondo al suicidio del cantautore Luigi Tenco, presente alla gara con Ciao amore, ciao abbinato alla cantante franco-italiana Dalida (alla quale era legato anche sentimentalmente), brano eliminato dopo la prima serata. Le possibili ragioni del suicidio, esplicate in un bigliettino attribuito a Tenco («Faccio questo […] come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale e una commissione che seleziona La rivoluzione»), divennero cavallo di battaglia di chi denunciava la deriva commerciale del Festival a scapito della canzone d'autore. La stessa Orietta Berti, interprete di uno dei brani citati nel biglietto di Tenco, Io, tu e le rose (assieme al gruppo francese Les Compagnons de la Chanson), ancora a cinquant'anni di distanza dal fatto raccontava di essere stata trattata dalla stampa come capro espiatorio, per quanto involontario, del suicidio del cantautore. Caterina Caselli, interprete di Il cammino di ogni speranza, durante l'esecuzione del brano nella seconda serata, grazie alla registrazione ritrovata dopo oltre cinquant'anni (si può ascoltare su You Tube) riuscì a completare l'esecuzione, ma proprio verso la fine si sente trattenere le lacrime a stento per poi, come raccontano le cronache, lasciare di corsa il palco in lacrime. Tra i cantanti stranieri in gara, da segnalare le statunitensi Dionne Warwick e Cher, l'allora marito di quest'ultima Sonny Bono, e la britannica Marianne Faithfull, all'epoca nota per essere impegnata in una turbolenta relazione con il frontman dei Rolling StonesMick Jagger. Tra gli stranieri avrebbe dovuto figurare anche il francese Christophe, in coppia con Domenico Modugno, che però si pentì di averlo scelto come partner e riuscì a farlo sostituire in extremis con Giuseppe Gidiuli. Fu, anche, l'esordio di Lucio Battisti sebbene solo come autore, che portò in gara Non prego per me, scritta in coppia con Mogol e interpretata da Mino Reitano e gli Hollies.

Tornami al tempo, allor che lenta e sciolta

Tornami al tempo, allor che lenta e sciolta
al cieco ardor m’era la briglia e ’l freno;
rendimi il volto angelico e sereno
onde fu seco ogni virtù sepolta,
e ’ passi spessi e con fatica molta,
che son sì lenti a chi è d’anni pieno;
tornami l’acqua e ’l foco in mezzo ’l seno,
se vuo’ di me saziarti un’altra volta.
E s’egli è pur, Amor, che tu sol viva
de’ dolci amari pianti de’ mortali,
d’un vecchio stanco oma’ puo’ goder poco;
ché l’alma, quasi giunta a l’altra riva,
fa scudo a’ tuo di più pietosi strali:
e d’un legn’arso fa vil pruova il foco.

Michelangelo Buonarroti

Maria Giacinta Drago

Maria Giacinta Drago 
(
Pegli31 gennaio 1774 – Genova8 agosto 1852)
è stata la madre di 
Giuseppe Mazzini.

Maria Drago nacque a Pegli (al tempo un comune autonomo), nell'allora Repubblica di Genova, da un'agiata famiglia borghese, figlia del mercante Giacomo Drago e di Geronima Bottino. Fin da giovane fu educata nei precetti del giansenismo, molto radicato in Liguria, che la resero una donna di saldi principi morali e di una forte religiosità. Il 25 settembre 1796 la giovane Maria, a 22 anni, si sposò con Giacomo Mazzini, medico originario di Chiavari, dal quale ebbe quattro figli, tre femmine e un maschio, ai quali trasmise tutta la sua esperienza morale e religiosa: la primogenita, Rosa, nata nel 1797, a 24 anni decise di ritirarsi in convento, morendo tre anni dopo; la secondogenita, Antonietta, sposatasi con Francesco Mussuccone, dovette allentare i legami con la madre per volere dei parenti del marito; Francesca, detta in famiglia "Chichina", nata nel 1808, di costituzione gracile e malaticcia, morì di tisi a neanche trent'anni. Ma fu al figlio terzogenito, Giuseppe Mazzini, nato nel 1805 e affettuosamente chiamato "Pippo", che Maria diede le sue maggiori attenzioni: infatti, a differenza del marito, approvò sempre la condotta del figlio e gli fu preziosa collaboratrice, supportandolo nelle difficoltà sia materialmente che emotivamente, attraverso l'invio di una fitta corrispondenza, che le fu di conforto durante l'esilio di Giuseppe, iniziato nel 1831. Dopo di allora, Maria Drago lo avrebbe rivisto solo nel 1848 a Milano, per pochi giorni, durante le vicende legate alle Cinque Giornate di Milano. Inoltre, dal 1833 fino alla morte, avvenuta l'8 agosto 1852 nella città natale, a 78 anni, trasformò la sua casa in un rifugio per ogni perseguitato politico. La sua tomba, accanto a quella del figlio, si trova nel Cimitero monumentale di Staglieno (Genova).

Vivi il presente con realismo.

 


Vivi il presente con realismo. Vivi il futuro sempre con la speranza
e il passato con indubbio ricordo.
Vivi nel modo che vuoi,
costruisci giorno per giorno
te e la tua storia, il tuo nome e il tuo carattere,
allontanati dall'effimero
(perché svanirà,senza lasciarti nulla),
tieni salda la sicurezza
(solo quella ti accompagnerà finché ci crederai).
Solo così vivrai.
E, come diceva un grande filosofo:
- vivi e basta.
Giusva Iannitelli

Liliano Frattini

Liliano Frattini   ( Varese ,  3 febbraio   1934  –  Roma ,  7 giugno   2015 ) è stato un  giornalista   italiano .   Nel  1998  lasciò il g...