Feci
venire di Pian degli Ontani una Beatrice, moglie d’un pastore, donna di
circa trent’anni, che non sa leggere e che improvvisa ottave con
facilità, senza sgarar verso quasi mai: con un volger d’occhi ispirato,
quale non l’aveva Madama de Sade; lo giurerei per le tre canzoni degli
Occhi. Né Francesco da Barberino vanta fra’ suoi molti versi che
valgano questi!
Beatrice continua a pascolare le pecore anche dopo il matrimonio
e, “per ben due volte – ci informa Carla Schubert – stando alla macchia
le toccò di mettere alla luce un figliuolo senza i conforti
necessari”. Nel 1863 quando, a causa dello straripamento della Lima e
del Sestaione, oltre che rischiare la vita, perde irreparabilmente la
sua casa. Beatrice conclude la sua lunga vita, dura e laboriosa, il 25 maggio 1885.
Da diversi anni a Pian degli Ontani è stato istituito un Centro Studi
alla sua memoria. Recentemente, nella stessa località, le è stato
intitolato il parco culturale Le parole delle tradizioni dove, su
appositi massi levigati, sono stati incisi suoi versi.
mercoledì 2 marzo 2022
Beatrice di Pian degli Ontani
è la più nota poetessa improvvisatrice dell’appennino tosco-emiliano tra Otto e Novecento detta anche La Poetessa Pastora. Analfabeta ma dotata di un’innata indole poetica e di un’altrettanto
rilevante vena creativa, trascorre la sua esistenza tra due piccoli
villaggi della montagna pistoiese, il Cornio e Pian degli Ontani. Dopo la morte della madre, accompagna ancora giovanissima il padre nei suoi lavori in Maremma.
Si sposa a vent’anni con Matteo Bernardi, molto più anziano di lei, e
proprio il giorno del matrimonio, assistendo al contrasto tra due
improvvisatori, si lancia per la prima volta nella disputa poetica
scatenando l’entusiasmo tra i convenuti. Da allora sarà costantemente
invitata a esibirsi in feste e in cerimonie locali dove riscuoterà
grandi successi tra la sua gente.In pochi anni raggiunge una grande notorietà,
grazie a numerosi incontri con studiosi, letterati, estimatori di
poesia e curiosi che vanno a farle visita e che in seguito la invitano a
improvvisare versi in prestigiosi salotti letterari, aristocratici e
mondani a Firenze, Pistoia e Bologna e in tante altre località minori. Nel 1832 incontra Niccolò Tommaseo, in viaggio letterario in Toscana, che scrive di lei:
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