mercoledì 31 luglio 2024

Adolfo Celi

(Curcuraci di Messina27 luglio 1922 – Siena19 febbraio 1986)
è stato un attoreregista e sceneggiatore italiano.

 

Nato da famiglia nobile, era figlio di Giuseppe Celi, prefetto e Senatore del Regno e di Giulia Mondello. Adolfo cresce tra la Sicilia e il Nord Italia; tra le sue residenze c'è anche Padova. Grazie a una cinepresa amatoriale regalatagli dal padre comincia a impratichirsi con la ripresa. Nel 1942 si iscrive all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica a Roma. Qui conosce, tra i tanti, Vittorio Gassman,  e Vittorio Caprioli, che gli trasmettono la passione per il teatro e per il cinema. Nel 1946 viene scritturato per il film Un americano in vacanza, cui seguono due anni dopo Proibito rubare e Natale al campo 119; nello stesso anno Aldo Fabrizi gli avanza una proposta che gli cambia la vita: la partecipazione al film Emigrantes, girato in Argentina. Successivamente spostatosi in Brasile, si appassiona a questa terra, tanto che decide di rimanerci per i successivi quindici anni, fondando con l'allora moglie Tonia Carrero e Paulo Autran il Teatro Brasileiro de Comédia di San Paolo e la compagnia di prosa Carrero-Celi-Autran; agli inizi degli anni Cinquanta la produzione cinematografica Vera Cruz affida inoltre a Celi la regia dei film Caiçara (1950) e Tico-Tico no Fubá (1952). Celi è considerato a tutt'oggi uno dei più importanti registi del Brasile: a lui si deve infatti la definizione di nuovi canoni di sperimentazione teatrale e cinematografica. In Brasile Celi inizia anche una carriera di caratterista cinematografico, recitando nei film L'uomo di Rio (1963) e Agente 007 - Thunderball: Operazione tuono (1965), che gli conferiscono una notorietà internazionale e ne favoriscono il ritorno in Italia. Rientrato nei primi anni sessanta, trova un cinema molto diverso da quello che aveva lasciato e in pieno sviluppo. Si specializzerà nelle parti del "cattivo", sia nei film western o d'azione sia, con una certa autoironia, nelle commedie, dove interpreta frequentemente personaggi malvagi o potenti. A 45 anni è tra i pochi attori italiani che sappiano recitare anche in inglese, e grazie alla bravura e alla preparazione professionale viene ingaggiato come protagonista o comprimario in numerosi film internazionali, tra cui: Il tormento e l'estasi  (1965); Il colonnello Von Ryan (1965); Grand Prix (1967); Masquerade(1967); Il fantasma della libertà (1974). Nel 1969 esce l'unico film italiano da lui diretto, realizzato con i suoi compagni d'accademia Vittorio Gassman e Luciano Lucignani: l'autobiografico L'alibi. In Italia il culmine del successo arriva quando entra a far parte del cast della fortunata trilogia di Amici miei (197519821985) nei panni del professor Sassaroli, un primario brillante ma annoiato dal lavoro che si unisce alle allegre "zingarate" di un gruppo di amici fiorentini. Nel 1972 interpreta il medico nazista nello sceneggiato Rai Il sospetto, oltre a vestire i panni del poliziotto italo-americano Joe Petrosino, tre anni dopo interpreta Don Mariano D'Agrò nello sceneggiato L'amaro caso della baronessa di Carini. Il suo volto viene fissato nella memoria del pubblico italiano però con la partecipazione alla miniserie televisiva Sandokan (1976),in cui interpreta l'acerrimo nemico della "Tigre di Mompracem". Nel 1981 prende parte al kolossal storico televisivo inglese I Borgia, in cui interpreta la parte di Rodrigo Borgia. Tornato al teatro negli anni ottanta, Adolfo Celi viene ricoverato la sera della rappresentazione teatrale dei Misteri di Pietroburgo (Vittorio Gassman prende il suo posto sul palcoscenico). Il 19 febbraio 1986 muore per un arresto cardiocircolatorio. È sepolto al Cimitero monumentale di Messina. Adolfo Celi è stato sposato tre volte, con Tonia Carrero dal 1951 al 1963Marília Branco dal 1964 al 1965 e con Veronica Lazar dal 1966 fino al 1986. Con Veronica Lazar ha avuto due figli: Alessandra, attrice teatrale, televisiva e cinematografica e Leonardo, autore del documentario Adolfo Celi, un uomo per due culture, realizzato nel 2006 per ricordare il padre sempre a vent'anni dalla scomparsa e presentato nel 2008 alla Festa del Cinema di Roma nell'ambito della rassegna organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo Adolfo Celi e i ragazzi tornati dal Brasile. Leonardo Celi è sposato con la brasiliana Daniela Carreras ed è Amministratore della società Celi Films con sede a Roma.

Ogni poeta, pittore e artista


Ogni poeta, pittore e artista in qualunque campo, riesce ad esprimere il meglio di se, passando dalla sofferenza.

La sofferenza ti acuisce doti che nemmeno pensi di avere.
Lucia 🐞

PALAGIO FIORENTINO

 


STIA nel Casentino

Situata a 411 m. s.l.m., all'inizio della splendida vallata del Casentino, Stia, sorta in posizione naturalmente fortificata dalla confluenza dello Staggia nell'Arno, e' una cittadina di antichissime origini ed e' stata famosa fino dal Quattrocento perche' qui si e' prodotto il famoso panno casentino, stoffa di lana dai vivacissimi colori (verde ed arancione) che ha raggiunto grande notorieta'.


Lo stesso castello in epoca antica.
Erede dell'antico castello dei Conti Guidi completamente distrutto nel 1440, l'attuale edificio del Palagio Fiorentino fu fatto costruire agli inizi del novecento dall'Avvocato Carlo Beni, autore della celebre Guida del Casentino.

Buddha non era buddista.

Buddha non era buddista.

Gesù non era cristiano.

Maometto non era musulmano,

erano Maestri che insegnavano l'Amore.
L'Amore era la loro religione.

Fino a quando.......


 

martedì 30 luglio 2024

I Proverbi.....

Il proverbio (dal latino proverbium) è una massima che contiene norme, giudizi, dettami o consigli espressi in maniera sintetica, molto spesso in metafora e in rima, e che sono stati desunti dall'esperienza comune.
Essi generalmente riportano una verità (o quello che la gente ritiene sia vero): si dice infatti che i proverbi siano frutto della saggezza popolare o della cosiddetta "filosofia popolare" o spontanea, ma v'è chi sostiene che altro non siano che la versione codificata di luoghi comuni o del senso comune. Possono contenere similitudini. Metafore o similitudini sono tratte da usi, costumi, leggende del popolo nella cui lingua è nato il proverbio. Ma molti proverbi sono comuni a più lingue diverse. Si distinguono dai modi di dire in quanto sono sempre costituiti da frasi complete, anche se talvolta uno degli elementi che costituiscono la frase è sottinteso. Possono essere:
Prescrittivi, quando indicano direttamente un comportamento da tenere o da evitare.
Es. "Moglie e buoi dei paesi tuoi" (sottinteso il verbo "prendi" e l'avverbio "soltanto")
Descrittivi, quando "descrivono" in modo impersonale un determinato comportamento da evitare o da seguire
Es. "Chi va con lo zoppo impara a zoppicare"
In genere si raccolgono e si studiano in quanto patrimonio culturale, testimonianza di epoche passate, sopravvivenza di esperienze un tempo importanti.
Lo studio dei proverbi si chiama paremiologia.
Da giovani per lo più si sopportano; con l'avanzare dell'età, invece, si tende a declamarli con maggiore frequenza.
Chi li cita spesso è proverbioso, mentre proverbista è lo studioso di proverbi. Impossibile comunque trovare chi non ne abbia detti o sentiti.

Le parole gentili


 

I figli


 

Siamo subissati da bruttissime notizie dovunque.

Come già detto altre volte siamo subissati da bruttissime notizie dovunque.
Parlando con una persona , ma è nche la mia convinzione!!!
Lo stato o chi comanda ( per esempio i più ricchi del mondo), tendono a farci vivere nella paura, così ci manovrano meglio!
Una cattiva notizia fa scalpore , figuriamoci un TG o Giornale pieno di brutte cose!!! Dobbiamo pensare con la nostra testa , certo che il mondo va male. Ma su ogni notizia brutta o cattiva , ce ne sono 100 , 1000 buone che nessuno racconta, anche perchè alle persone buone e miti non interessa l'apparire.
Una volta ho letto che in Romania al TG era stato imposto che nel suo contenuto di notizie almeno un 30% divevano essere buone!!!!
Facciamoci coraggio e pensiamo che le persone buone sono molto di più delle cattive e chissà che i buoni tutti insieme in un futuro non cambieranno questo brutto mondo!!!
Non perdiamo la speranza ....facciamolo per i nostri figli e nipoti!
Lucia🐞

18 usi dell’aceto che non conoscevi



L’aceto è molto più di un classico condimento per le insalate. Ricchissimo di composti e nutrienti, questo eccellente prodotto naturale può essere usato come alternativa ai prodotti chimici per la pulizia, e può essere utile anche per la nostra salute.

Gli usi dell’aceto sono molteplici, e ci permettono di risparmiare moltissimi soldi. Di seguito ti elenchiamo 18 usi dell’aceto che non conoscevi e che potrebbero cambiarti la vita.
Sturare i tubi di scarico. Drena tutta l’acqua accumulata, poi versa nello scarico circa 180 grammi di bicarbonato di sodio, e 250 ml di aceto bianco. Fai riposare per 10 minuti, poi versa acqua bollente.
Capelli. Mescola mezzo litro d’acqua tiepida con un litro di aceto. Applica sui capelli per 10 minuti, poi risciacquali e lavali normalmente. Oltre a dare lucentezza e volume ai capelli, aiuterà a combattere la forfora.
Macchie d’acqua sul legno. Immergi un panno in una soluzione composta da due parti uguali di aceto e olio d’oliva, poi strofinalo sulle superfici di legno per eliminare le macchie d’acqua.
Pulire il bagno. L’aceto è eccellente per pulire e disinfettare le superfici del bagno. Aiuta a rimuovere le macchie presenti nella doccia o nella vasca da bagno, ma anche sul WC e le piastrelle.
Formiche. Immergi un batuffolo di cotone nell’aceto e strofinalo sulle zone frequentate dalle formiche: le terrà alla larga.
Ruggine. Immergi gli strumenti arrugginiti in un recipiente pieno di aceto per qualche giorno, poi risciacquali con acqua e asciuga bene.
Frigorifero. Mescola due parti uguali di acqua e aceto e usa la soluzione per pulire il frigorifero. Per rimuovere i cattivi odori, poi mettere nel frigo un recipiente con dell’aceto e lasciarlo agire per circa 2 giorni.
Bucato. Prima di mettere il bucato dai colori scuri nella lavatrice, immergili nell’aceto per circa 30 minuti: aiuterà ad evitare che perdano colore durante il lavaggio.
Microonde. Per rimuovere le macchie causate dal cibo (ad esempio, olio o grasso), cuoci nel microonde una soluzione composta da 250 ml d’acqua e 150 di aceto: aiuterà a sciogliere le macchie ed eliminare gli odori.
Scottature. Strofina un po’ di aceto sulle scottature solari per alleviare il dolore.
Pulire la moka. L’aceto bianco aiuta a rimuovere i depositi minerali che rilascia l’acqua calcarea sulla moka. Riempi la moka d’acqua, aggiungi 60 ml di aceto e porta ad ebollizione, poi fai raffreddare e risciacqua bene.
Fiori. Mescola due cucchiai di zucchero e due di aceto in mezzo litro d’acqua. Taglia i gambi dei fiori e ricordati di cambiare l’acqua ogni 5 giorni.
Pavimenti e tappeti. Versa 150 ml di aceto bianco in 2 litri d’acqua tiepida per pulire a fondo i pavimenti. Per eliminare macchie dai tappeti, mescola due parti uguali di aceto e detergente liquido, poi applica con uno spazzolino e strofina leggermente. Infine, usa un panno umido per pulire l’area.
Cuoio. Puoi pulire giacche, scarpe, poltrone o qualsiasi altro prodotto in cuoio mescolando aceto e olio di semi di lino. Strofina bene sulla superficie, poi usa un panno per rimuovere la soluzione.
Macchie di sudore. Per eliminarle, versa dell’aceto bianco puro direttamente su di esse circa 15 minuti prima di lavarle.
Funghi. Applica l’aceto direttamente sui funghi per eliminarli. Se i funghi sono ai piedi, puoi immergerli per 30 minuti in una bacinella con una soluzione di una parte di aceto e cinque d’acqua.
Piante. L’aceto è un eccellente sostituto naturale ai prodotti erbicidi. Per eliminare le piante indesiderate, puoi usare tranquillamente anche l’aceto.

Bisogna essere........


 

lunedì 29 luglio 2024

Grande muraglia cinese.

È stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità nel 1987 e inserita nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno. Fu costruita a partire dal 214 a.C. circa per volere dell'imperatore Qin Shi Huang. Dalle ultime misurazioni la Grande Muraglia risulterebbe lunga 8 851 km (di cui circa 350 km di trincee e circa 2 250 km di difese naturali), con uno sviluppo complessivo di 21 196,18 chilometri misurandone tutte le ramificazioni, circa 2 500 in più di quelli stimati.


Giulio Facibeni



 

(Galeata (Fi) 29 luglio 1884 – Firenze2 giugno 1958)
è stato un presbitero e antifascista italiano, fondatore dell'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, annoverato tra i giusti tra le nazioni per la sua opera a favore degli ebrei a Firenze durante l'Olocausto. Per la Chiesa cattolica ha il titolo di venerabile.

Nasce in una famiglia modestissima di undici figli, da padre calzolaio e madre casalinga. Completati gli studi ginnasiali e liceali nel seminario di Faenza tra il 1899 e il 1904, dopo la licenza liceale si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze. Si mantiene agli studi prestando la sua opera come assistente presso il semiconvitto delle Scuole Pie Fiorentine degli Scolopi. Il 21 settembre 1907 viene ordinato diacono nella cattedrale di Forlì dal vescovo Raimondo Jaffei; il 21 dicembre dello stesso anno, riceve l'ordinazione sacerdotale a Fiesole da parte del vescovo David Cammilli; perciò, lasciati gli studi universitari, compie le prime esperienze pastorali nelle scuole parrocchiali serali di Santa Maria al Pignone, tra le figlie dei carcerati e gli studenti medi. Nel maggio del 1910 fonda il circolo degli studenti secondari cattolici Italia Nova il cui omonimo giornale diverrà presto l'organo ufficiale degli studenti secondari toscani. Nel luglio 1912 è scardinato dalla diocesi di Sansepolcro e incardinato in quella di Firenze. Nel capoluogo toscano, nell'ottobre del 1912 l'arcivescovo di Firenze Alfonso Maria Mistrangelo invia don Facibeni come vicario nella Chiesa di Santo Stefano in Pane nel quartiere industriale e proletario di Rifredi a Firenze dove subito si distingue per il suo impegno educativo e caritativo. Nel suo servizio pastorale rimane molto legato anche alla sua terra e alla Diocesi di Sansepolcro: nel 1914, ad esempio, è nominato dal vescovo Pompeo Ghezzi a far parte del comitato esecutivo del convegno eucaristico di Galeata. Allo scoppio della prima guerra mondiale, don Facibeni organizza in parrocchia un asilo gratuito per i figli dei richiamati. Inviato egli stesso al fronte nel 1916, presta servizio prima sul fronte dell'Isonzo e poi sul Monte Grappa come cappellano militare nella IV Armata. In questo ruolo si prodiga per sostenere moralmente i soldati, soprattutto i feriti e i moribondi, sia italiani che austriaci, senza badare ai rischi corsi, volendo dimostrare che se il sacerdote predica il sacrificio deve anche compierlo. Il senso della sua azione è bene espresso nelle motivazioni con le quali gli è conferita la Medaglia d'Argento al Valor Militare:

«Con profondo sentimento di pietà e alto concetto della propria missione, durante intere giornate di sanguinosi combattimenti rimaneva costantemente sulla linea di fuoco a prestare con attività indefessa la sua opera pietosa e, dando mirabile esempio delle più nobili virtù, usciva, anche da solo, dalla nostra trincea spingendosi in terreno scoperto e battuto dal fuoco nemico per raccogliere feriti e ricuperare salme di Caduti.»

Molti soldati, morenti, gli raccomandano i loro figli. Nasce così in don Facibeni l'idea di un'Opera di assistenza per gli orfani di guerra, ispirata alla sacra immagine della Madonnina del Grappa. Tornato nel 1919 alla Pieve di Rifredi a Firenze, don Facibeni comincia a entrare in contatto con i molti orfani di guerra ed a promuovere iniziative in loro favore. Di fronte alle difficoltà incontrate nel trovare loro degna sistemazione, nel 1923 don Facibeni matura la sua vocazione e pone la prima pietra dell'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, inaugurata ufficialmente il 4 novembre 1924 e alla quale avrebbe dedicato il resto della sua vita. A proposito del luogo dove si trova la Pieve e l'Opera, lo stesso don Facibeni scrive:

«Il Signore ha voluto l'Opera in questo rione operaio, l'ha voluta aliena da umane protezioni e sicurezze e sostenuta dalla preghiera e dal lavoro degli umili, perché fosse apologia vivente della Divina Provvidenza

Nonostante le estreme difficoltà economiche e organizzative, don Facibeni non respinge alcuno che bussi alla sua porta. I dodici orfani ospitati al momento dell'inaugurazione diventano 100 solo quattro anni dopo, e sono 350 nel 1939. Per la sua disinteressata opera caritativa e la sua indipendenza del regime fascista (le cui oppressioni non esita a denunciare pubblicamente), don Facibeni acquista uno status di riconosciuta autorità morale a Firenze tra cattolici e non cattolici. Negli anni della seconda guerra mondiale e in particolare nel corso dell'occupazione tedesca e dell'emergenza bellica, ancora una volta don Facibeni diventa un punto di riferimento fondamentale per la sua opera di assistenza ai profughi e ai ricercati. Le case di ospitalità si moltiplicano in tutta la ToscanaCalenzanoSan MiniatoMontecatini TermeFucecchioRovezzano. Tale opera di assistenza che interessò numerose famiglie e numerosi giovani renitenti alla leva o ricercati, si estese anche agli ebrei perseguitati. Come ebbe a riferire lo stesso Facibeni, in una relazione sul passaggio del fronte inviata alla curia fiorentina il 19 gennaio 1945: "dagli ultimi del 1943 fino alla liberazione [l'Opera] ha ricoverato e provveduto al mantenimento di dieci fanciulli, tre donne, tre giovani e due uomini ebrei". Tra di essi vi sono i fratelli Cesare e Vittorio Sacerdoti (accolti a Montecatini Terme) e Louis e Harry Goldman e Willy Hartmayer, affidati alla cura di don Facibeni da don Leto Casini e della cui salvezza egli si occupa in prima persona a Rifredi. Ricorda Louis Goldman:

«La fama delle buone azioni di Mons. Facibeni si era sparsa fuori dell'orfanotrofio ed egli era stimato e rispettato in tutta Firenze... Era impossibile non essere toccati dalla sua umiltà, gentilezza e salda fede nella Divina Provvidenza... Divenne una abitudine accompagnarlo nei suoi giri per l'orfanotrofio. Spesso egli mi invitava perfino nella sua stanza a fare quattro chiacchiere... Il più delle volte chiacchieravamo toccando una ampia gamma di argomenti, la guerra naturalmente, sempre la guerra: sarebbe mai finita?... Parlavamo anche di argomenti più elevati: natura umana, filosofia, religione... Dalle sue finestre guardavo fuori attraverso il cortile fino alla casetta dove vivevamo Willy ed io. “Poveri ragazzi!” gli sentii sussurrare all'improvviso. Mi voltai e mi resi conto che mi guardava ma proprio allora la sua compassione lasciò il posto al sorriso: “Coraggio, su coraggio”... La cosa più sorprendente era che il Padre, anche nella cordiale intimità dei nostri “téte a téte”, non fece mai il minimo sforzo per allontanarmi dal giudaismo e convertirmi... Mons. Facibeni, al contrario, fece tutto quello che poteva per rafforzarmi nella mia: “Mantieni la tua fede, le tue tradizioni... Anche se ora stai attraversando un difficile periodo della tua vita non rinunciare mai alla tua fede". In una occasione mi disse eccitato: “Ho qualcosa che voglio darti”, e andò a cercarlo tra i molti libri lì nei suoi scaffali, lo trovò e me lo consegnò con ovvio piacere. Un piccolo volume di grammatica della lingua ebraica. Fui toccato dal suo gesto, e alla vista dei caratteri familiari ne restai commosso. Ma lui mi strinse al petto con un abbraccio affettuoso.»

Dalla relazione redatta nel maggio 1945 da Eugenio Artom (rappresentante della comunità ebraica fiorentina nel periodo bellico), risulta anche che "Mons. Giulio Facibeni, Parroco di Rifredi" - assieme alla "Superiora del Monastero della Calza, quella del Monastero di San Ambrogio, [e] il Parroco di S. Francesco di Piazza Savonarola" - fu uno dei religiosi incaricati dai primi mesi del 1944 dal Card. Elia Dalla Costa della "corresponsione materiale" di un sussidio individuale mensile di L. 150 corrisposto clandestinamente dalla DELASEM, che aiutò tanti ebrei fiorentini nascostisi in città. Nel secondo dopoguerra, l'Opera è ormai un'istituzione affermata con oltre 1 200 ospiti. Don Facibeni (“il Padre”, come viene comunemente e semplicemente chiamato da tutti) ne è la riconosciuta guida spirituale nonostante che una forma gravissima della malattia di Parkinson lo costringa ora a dipendere totalmente dall'assistenza altrui. Giungono anche i primi riconoscimenti ufficiali. Nel 1949 don Facibeni e i suoi collaboratori sono ricevuti in udienza da papa Pio XII. Appena nominato Sindaco, nel 1951Giorgio La Pira conferisce a don Facibeni il titolo di cittadino benemerito di Firenze. Il 29 maggio 1955 l'Opera riceve la visita del Presidente della Repubblica ItalianaGiovanni Gronchi. Il 21 dicembre 1957 l'Università di Firenze assegna a don Facibeni la medaglia d'oro per i suoi meriti in campo educativo. Lo stesso anno, nel 50º anniversario della sua ordinazione sacerdotale, Galeata gli conferisce il titolo di cittadino benemerito e nel 1969 intitola a lui il nuovo edificio scolastico. Don Facibeni muore, nel popolare rione fiorentino di Rifredi. Ai suoi funerali l'intera città di Firenze si ferma e si raccoglie con folla immensa.


Sogni.

Stanotte amore bello
ti voglio quì con me,
sarai mio fratello
sarai forse il mio Re.
Voliamo con i sogni
altro non possiam fare;
Teniamo stretti i pugni
perchè dobbiam lottare.
Lottare per rimanere
sì candidi e puliti,
reprimer desideri
che non son consentiti.
In sogno balleremo
il ballo del mattone,
surrerem "Ti Amo"
senza preoccupazione.
Ci terremo stretti,
con la mano sul cuore
e sentirò sul collo,
soltanto il tuo calore.
Avvinti sempre in sogno,
divisi nella vita,
con le parole e i versi
sarem sempre in salita.
Lucia.

Messaggio del progetto dell'anima felice 24

La mente è come un cavallo selvaggio; dobbiamo domarla per usare il suo potere creativo e farlo fungere da strumento per manifestare ciò che più desideriamo. La mente è anche come una spada a doppio taglio che dobbiamo afferrare dalla parte giusta o ci facciamo male. Lasciare che conduca la nostra vita equivale a lasciare che ci ferisca; educare e disciplinare la nostra mente ci permette di godere dei suoi servizi. Io e te, tutti, dobbiamo affrontare le nostre menti e domarle; altrimenti, saremo feriti. La meditazione è uno strumento utile a questo: informatevi. Agisci e prendi decisioni ora che ti aiuteranno a imparare a gestire la tua mente. Non dimenticare mai che le tue azioni e le tue decisioni creano la tua vita! Dove vuoi andare? Cosa vuoi provare? Rifletti, poi agisci e prendi decisioni coerenti con lo scopo desiderato.
Marco con Amor
❤

Il parlare


 

Lo sapete quali sono stati i fondatori di città più rumorosi????



Quelli che fecero CHIASSO

domenica 28 luglio 2024

Buona serata e buonanotte.😊🌙

Buone vacanze a chi è partito e a chi deve partire, mi raccomando state attenti, meglio arrivare tardi, ma tranquillamente.
Godetevi più che potete queste sospirate e meritate ferie.
Io sono arrivata ad una età, non proprio decrepita, ma non ho più voglia di confusione. Ammiro chi sa divertirsi e chi ha tanto spirito di iniziativa. Io sto bene calma a casa, la mattina faccio le cose di casa, mi metto un po' al PC, preparo il pranzo, cucino parecchia verdura, mio marito ha un orto, mangiamo piuttosto sano. A lui non è mai piaciuto visitare città, anche se quando c'è guarda e si interessa. Da giovane il sabato era fisso a pescare. La domenica la dedicava alla famiglia. Poi i figli crescono e se ho girato e visto qualcosa lo devo a me stessa e a parenti e amici che sono venuti con me volentieri. Adesso preferisco vedere le città o i paesi lontani nei documentari. Spero che voi siate più energici/e e attivi/e. Avendo un fratello in Germania (Monaco di Baviera) ci sono stata diverse volte nella mia vita a cominciare dagli anni 70. Un po' di mondo l'ho visto, Jugoslavia (quando era unita un paio di volte ) Bulgaria /Sofia. Ibiza a trovare mio figlio anche là un paio di volte, Venezia 3 o 4 volte (l'ultima volta con i miei figli e nipoti maggio scorso)) Isola d'Elba almeno 2 volte, Gubbio, Assisi, Milano, Parma, Napoli, Ancona, Roma, Comacchio, lago di Garga,Trasimeno, Bolsena, Verona 3 volte ho visto 2 opere liriche, al mare Tirreno e Adriatico, Mornant (francia), Guatemala da mio figlio 2 volte( troppo lungo non credo di tornarci più)). No so se ho dimenticato qualcosa come i castelli di Ludwig, Gardaland coi miei figli quando erano piccoli , Italia in miniatura nel comune di Rimini etc... Però una vacanza bellissima di 7/10 gg, La Crociera sul Nilo con mio figlio nel 2009 se ricordo bene, Bellissima e indimenticabile . Scusate ma quando comincio a scrivere non smetto più.
Passate una fresca notte
Lucia🐞

sabato 27 luglio 2024

Maria Pasolini Ponti


(Gallarate27 luglio 1856 – Roma7 gennaio 1938)
è stata un'educatricestorica e pubblicista italiana.
Maria Ponti nacque nell'omonima famiglia di industriali lombardi attiva nella produzione del cotone.
 
Era figlia di Andrea Ponti e Virginia Pigna, e sorella di Ettore Ponti, sindaco di Milano. Studiò all'Istituto femminile fiorentino di Poggio Imperiale e sposò il conte Pier Desiderio Pasolini, esponente della famiglia aristocratica Pasolini dall'Onda e possidente di ingenti proprietà in Romagna, nonché figlio di Giuseppe Pasolinisenatore del Regno d'Italia, con cui diede alla luce i figli Pasolino e Guido. Rendendosi conto delle misere condizioni in cui versava la classe dei braccianti agricoli, di cui parla ampiamente nella sua Monografia di alcuni operai braccianti nel comune di Ravenna, sentì  il dovere di elevarne lo status economico: nel 1883 fondò a Coccolia una scuola professionale di ricamo per giovani donne. Queste ultime venivano pagate a cottimo, il ché  concedeva loro più autonomia rispetto al pagamento a giornata. All'Esposizione di Chicago del 1893 fu presentata una mostra di merletti, sia prodotti nella scuola di Coccolia  che di altri produttori, con l'intento di vendere i prodotti italiani direttamente ai consumatori statunitensi, eludendo quindi l'intermediazione dei commercianti francesi e aumentando il profitto dei lavoratori. Nel 1883 i Pasolini si trasferirono a Roma, in seguito alla nomina di Pier Desiderio a senatore. Attenta alle condizioni delle donne lavoratrici del suo tempo, nel 1903 Maria Pasolini Ponti promosse le Industrie Femminili Italiane, un  consorzio che avrebbe raccordato tutte le cooperative e le imprese femminili italiane ai fini di combattere lo sfruttamento della manodopera da parte degli intermediari e di migliorare le condizioni economiche delle lavoratrici. Si prodigò nell'istituire dei comitati regionali e locali, e fu in stretto contatto con le operaie, per le quali provvide ad un'istruzione professionale nel campo dell'industria tessile. Sulla scia delle allora nascenti  biblioteche popolari atte a soddisfare i bisogni delle classi lavoratrici, fondò nel 1897 a  Ravenna la Biblioteca Storica Andrea Ponti, una libreria circolante volta a favorire la diffusione e la consultazione delle opere di vario genere. Un'analoga libreria fu fondata a  Bergamo dalla sorella di Maria Pasolini Ponti, la contessa Antonia Suardi Gianforte. Sua  fu l'idea dei Cataloghi ragionati a serie fissa, un sistema che suggeriva i libri da leggere per primi seguendo un ordine logico. Fervente femminista, fece parte della Federazione romana delle opere di attività femminile, tramite la quale istituì una "Biblioteca delle donne" e una sala di lettura. Nel 1906 firmò una petizione a favore del suffragio femminile, e nel 1908 partecipò al primo Congresso Nazionale Femminile e fece parte dell'Associazione per la Donna e dell'Unione femminile. Componente di spicco  dell'Associazione artistica fra i cultori di architettura a Roma, tra le prime associazioni  italiane rivolte alla conservazione del patrimonio storico, artistico e naturalistico del Paese, raccolse un'imponente collezione di fotografie raffiguranti monumenti di architettura 'minore' a Roma e nel Lazio che erano in procinto di essere distrutti, documentandone così l'aspetto prima della loro scomparsa. Donna di vasta cultura, ospitò per 25 anni uno dei salotti letterari più importanti di Roma, al quale erano soliti partecipare ambasciatori, ecclesiastici, archeologi e scienziati. Fu inoltre consocia della Società bibliografica italiana.

Come potrei non amarti.

Come potrei non amarti se alimenti il mio fuoco? Non sono stata io a baciarti e non è stato un gioco. Sono cotta a tal al punto  che se tu n...