giovedì 3 aprile 2025
La vipera convertita
Se piove il 3 aprilante
“Se piove il 3 aprilante quaranta dì durante”
Recita così un popolare proverbio toscano, che serviva soprattutto agli agricoltori per capire qual’era il tempo migliore per la semina e i raccolti.....Ma non ci sono più le stagioni di una volta 🐞Vorrei saper...
dal dì che i baci furono inventati:
baci di vecchie e di guancie grinzose,
baci di dame e di volti di rose,
baci di bocche insipide e sdentate,
baci d’amore e di labbra infuocate,
timidi baci e baci di fanciulla,
baci di bimba, che sanno di nulla,
baci lunghi, e colpevoli e innocenti;
e doppi baci e baci lunghi e ardenti,
baci di fiori, di frondi e di sole,
fetidi baci e baci di viole…
Vorrei saper quanti baci ne fur scambiati
e a te, fanciulla, averli io tutti dati.
Igino Ugo Tarchetti
Ad una rondine
Ad una rondine
Buon dì, madonna rondine! La prima
Siete che vienmi quest'anno a trovare.Siam dunque giunti a maggio,
Che vi affrettate i nidi a riattare?...
E avete fatto un felice viaggio?
D'onde venite? Forse dall'Egitto?
Come si fa all'amore in Oriente?
Che dicon le severe
Vetuste mummie dell'età presente?Mi fu detto che sotto un capitello
D'una colonna di un tempio d'Osiri,
Un nido possedete che è modello
Della vecchia arte greca;
Nè vi gravita sopra un'ipoteca.
Siete, rondini mie, persone agiate,
Io vivo in due stanzette appigionate.Se la memoria mia non mi fa velo
Certo la mamma vostra ho conosciuto,
Una vecchia ciarliera,
Pulita, mattiniera,
Ghiotta di farfalluccie e moscerini.
Sopra una cordicella,
Ove la nonna mia già vecchierella
Sciorinava le cuffie e le calzette,
Ciaramellava da mattina a sera...
Ero felice allora,
Mi rideva dei primi anni l'aurora!
Età non è più questa,
Credi, o rondine mia, di tue canzoni...
Età non è dei canti.
Vanne a garrir dove stanno i garzoni
Dai capei d'oro, e le belle fanciulle:
Va nei prati smaglianti,
Dove a torrenti si riversa il sole
......I margini e le culle
Son ripieni di bimbi e di viole.Benedetta la casa
Alla cui gronda i bei nidi appendete,
Voi vi recate la pace e l'amore,
Voi che i fanciulli dicono che siete
Gli uccelli del Signore.
Mi ricorda che al mio nativo tetto
Venian le nonne vostre a darsi spasso;
Ed era allor quel luogo benedetto.
Ma un dì l'allegro stuolo,
Lasciò la casa è più non è tornato,
E da quel giorno, lasso!
La sventura ha il mio tetto visitato.
Iginio Ugo Tarchetti
1841- 1869
Nacque a San Salvatore Monferrato nel 1841 da famiglia benestante. Terminati gli studi classici intraprese la carriera militare, che poi abbandonò per dedicarsi alla scrittura. Stabilitosi a Milano, collaborò a riviste e giornali. Autore tra i più rappresentativi della scapigliatura milanese, sperimentatore di diversi generi letterari, animato da intenti dissacratori e da desiderio di opposizioni alle convenzioni letterarie, non scevro da realismo, sviluppò taluni motivi romantici, esaltandone l'aspetto sensuale ed erotico, ai limiti del patologico, come nel celebre romanzo Fosca , in cui riversò l'effettiva storia d'amore per una donna epilettica conosciuta ai tempi in cui esercitava il commissariato militare. Morì a Milano nel 1869.
Alcide De Gasperi
(Pieve Tesino, 3 aprile 1881 – Borgo Valsugana, 19 agosto 1954)
è stato un politico italiano. Prima esponente del Partito Popolare Italiano e poi fondatore della Democrazia Cristiana
E' stato il primo Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Viene oggi considerato come uno dei padri della Repubblica De Gasperi nacque in una famiglia povera: infatti i suoi genitori dovettero chiedere un sussidio allo Stato per farlo studiare. Era il primo dei quattro figli di Maria Morandini, nata a Predazzo, ed Amedeo De Gasperi. Italiano di lingua e cultura, De Gasperi nacque e si formò nel Trentino, regione che all'epoca era parte dell'Impero austro-ungarico. Si iscrisse nell'anno scolastico 1896\1897 all'Imperial Regio Ginnasio superiore di Trento, dimostrandosi studente capace soprattutto in latino, greco, italiano, lingua tedesca e propedeutica filosofica. Fin da giovanissimo partecipò ad attività politiche d'ispirazione cristiano-sociali: nel periodo degli studi universitari, a Vienna e ad Innsbruck, fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti trentini, che miravano ad ottenere un'università in lingua italiana per le minoranze italofone dell'impero. Dovette scontare per queste sue attività anche un giorno di reclusione ad Innsbruck. Nel 1905 entrò a far parte della redazione del giornale Il Trentino e in breve tempo assunse la carica di direttore, scrisse una serie di articoli con cui difendeva l'italianità e l'autonomia culturale del Trentino dai tentativi di germanizzazione proposti dalle forze politiche nazionaliste del Tirolo tedesco. Nelle elezioni del Parlamento Austriaco del 13 e 20 giugno 1911 venne eletto tra le file dei Popolari: nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civezzano. Il 27 aprile 1914 ottenne anche un seggio nella Dieta Tirolese di Innsbruck. Anche il suo impegno di Parlamentare, più che all'irredentismo, fu legato alla difesa dell'italianità e dell'autonomia delle popolazioni trentine. La sua attività propagandistica finì con l'essere tenacemente avversata dagli organi polizieschi . Inizialmente De Gasperi sperò che l'Italia entrasse in guerra a fianco dell'Austria e della Germania sulla base della Triplice Alleanza. Quando ciò non avvenne, s'impegnò perché fosse almeno mantenuta la neutralità italiana. Con l'entrata in guerra dell'Italia, anche Il Trentino fu travolto dalla censura: il numero del 22 maggio 1915 venne provocatoriamente stampato con sole pagine bianche; De Gasperi decise di sospendere le pubblicazioni per prevenire il pubblico sequestro. Durante il periodo in cui il Parlamento di Vienna rimase inoperoso (dal 25 luglio 1914 al 30 maggio 1917), De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi di guerra. Anche dopo la riapertura del Parlamento continuò a occuparsi del tema, tanto che presentò e fece approvare una legge per regolare il trattamento loro riservato. Nel 1919 aderì al Partito Popolare Italiano promosso da don Luigi Sturzo; solo nel 1921 venne eletto deputato a Roma, in quanto il Trentino fino a quell'epoca era stato sottoposto a regime commissariale. Nel 1922 si sposa con Francesca Romani. Nasceranno quattro figlie, una delle quali entrerà in monastero. Al tempo delle dimissioni di Don Sturzo da segretario del PPI De Gasperi era capogruppo alla Camera. Nel 1925 assunse la segreteria del partito popolare. Dopo l'iniziale sostegno del suo partito nella prima parte del governo Mussolini, tanto che nel 1923 i popolari cercarono inizialmente di trovare un compromesso. Successivamente si oppose all'avvento del fascismo finché, isolato dal regime, fu arrestato alla stazione di Firenze l'11 marzo 1927, insieme alla moglie, mentre si stava recando in treno a Trieste. Al processo che seguì venne condannato a 4 anni di carcere e ad una forte multa. Dopo la scarcerazione, alla fine del luglio 1928, venne continuamente sorvegliato dalla polizia e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà economiche e isolamento sia morale che politico. Venne assunto dalla biblioteca vaticana come impiegato avventizio soltanto dopo la firma dei Patti Lateranensi (1929). In quella sede passò lunghi anni di studio e di osservazione degli avvenimenti politici italiani e internazionali, nonché di approfondimento della storia del partito cristiano. Nel 1942-43, durante la Seconda guerra mondiale, compose, insieme ad altri, l'opuscolo Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana in cui esprimeva le idee alla base del futuro partito della Democrazia Cristiana di cui sarebbe stato cofondatore. Una volta liberato il sud Italia ad opera delle forze anglo-americane, entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana (DC) nel Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il governo guidato da Ivanoe Bonomi fu ministro senza portafoglio, mentre dal dicembre del 1944 al dicembre del 1945 venne nominato ministro degli esteri. Nello stesso anno fonda il Centro Nazionale Sportivo Libertas. Nel 1945 fu nominato presidente del Consiglio dei Ministri, l'ultimo del Regno d'Italia. Durante tale governo fu proclamata la Repubblica e perciò fu anche il primo governo dell'Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, che durò fino alle elezioni del 1948. Da ricordare che il 12 giugno del 1946, allorché il consiglio dei ministri da lui presieduto procedette alla proclamazione della repubblica prima che la Corte di cassazione proclamasse i risultati definitivi del referendum del 2 e 3 giugno, egli ricoprì la carica di capo provvisorio dello Stato e dunque a lui furono trasmesse le funzioni fino allora esercitate dal re Umberto II. De Gasperi cumulò nella sua persona le due cariche di capo del Governo (presidente del Consiglio dei ministri) e di capo provvisorio dello Stato fino al 1º luglio, quando Enrico de Nicola, eletto Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno, prese ufficialmente possesso della carica. Il 10 agosto 1946 intervenne a Parigi alla Conferenza di pace, dove ebbe modo di contestare, attraverso un elegante e impeccabile discorso, le dure condizioni inflitte all'Italia dalla Conferenza. Nel gennaio 1947 ebbe luogo la celebre missione di De Gasperi negli Stati Uniti. L'apertura di un dialogo costruttivo tra i due paesi conferì a De Gasperi la motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo governo senza le sinistre e con l'apporto di un gruppo di "tecnici" guidati da Luigi Einaudi. Nell'occasione fu il terzo italiano ad essere onorato di una ticker-tape parade dalla città di New York, e sarà l'unico a ripeterne l'esperienza, nel 1951. Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono tra le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC ed il Fronte Popolare, composto da socialisti e comunisti. De Gasperi riuscì a guidare la DC ad uno storico successo, ottenendo il 48% dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia) e fu nominato Presidente del primo Consiglio dei ministri dell'Italia repubblicana. In un'Italia oberata dal ricordo di vent'anni di dittatura fascista e spaventosamente logorata dalla Seconda guerra mondiale, De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di Pace con le potenze vincitrici, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare, ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta. Cercò inoltre di risolvere a vantaggio dell'Italia la questione della sovranità di Trieste e dell'Istria, ove ebbe meno fortuna. Finanziò una rivista, Terza generazione, il cui scopo era di unire i giovani al di là dei partiti e superare la divisione tra fascisti e antifascisti. Di lì a poco, nello stesso anno, Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi in occasione del trentennale delle sue nozze con Francesca Romani.De Gasperi ne fu molto amareggiato e rispose ufficialmente all'ambasciatore Mameli che gli aveva comunicato il rifiuto: « Come cristiano accetto l'umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Come Presidente del Consiglio italiano e Ministro degli Esteri, l'autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m'impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla segreteria di Stato un chiarimento»
Mantenne la carica di presidente del Consiglio fino all'agosto 1953, dimettendosi a causa del fallimento della legge elettorale, denominata dai suoi avversari legge truffa. Convinto sostenitore della necessità di un'integrazione europea, e critico nei confronti dell'ingresso dell'Italia nella NATO, cui avrebbe di gran lunga preferito la creazione di una Comunità Europea di Difesa, Alcide De Gasperi si spense il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Sella (comune di Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia. Cinque giorni prima della morte, disse alla figlia Maria Romana: « Adesso ho fatto tutto ciò ch'era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l'oggetto della propria passione incompiuto. » Attualmente si trova sepolto a Roma, nel porticato della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Poco dopo la sua morte, iniziarono le richieste di avviare per lui il processo di beatificazione., per cui la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo Servo di Dio.
Non è possibile non pensarti
La canzone del Mandorlo.
Egumeno
Egumeno, hegumenos o Igumeno, ihumen (in greco ἡγούμενος?; in russo игумен?; in serbo игуман o iguman?) è il titolo con cui viene indicata la guida di un monastero nelle Chiese ortodosse, ruolo simile a quello di abate. Tale termine significa "colui che è in carica", "la guida" in greco. La persona a capo di un convento di monache è chiamata invece egumenia o ihumenia (Greco: hegumeni; Serbo: Игуманија o Igumanija; Russo: игумения).
Egumeno sta inoltre ad indicare uno dei ranghi della gerarchia monastica ortodossa o dell'Oriente cristiano in generale.
Inizialmente il titolo fu applicato in tutti i monasteri. Dopo il 1874, quando i monasteri russi furono secolarizzati[Dove, in che Stato?] e classificati in tre classi, il titolo di egumeno fu riservato solo per i monasteri appartenenti alla classe più bassa, la terza. L'abate dei monasteri delle prime due classi fu invece chiamato archimandrita.
I doveri di egumeni e archimandriti sono gli stessi, solamente durante il servizio religioso gli egumeni vestono un semplice mantello, mentre gli archimandriti ne indossano uno decorato con sacri testi, portano la mitra e tengono nella mano un bastone di legno lavorato (палица, "palitsa").
Nella Chiesa cattolica di rito bizantino il capo di un gruppo di monasteri raggruppato nello stesso territorio è chiamato Protoegumeno (Proto-ihumen, Protoihumen, Proto-egumeno).
3 aprile San Niceta di Medikion
Egumeno
Niceta nacque a Cesarea di Bitinia verso il 760 e dopo soli otto giorni dalla nascita, rimasto orfano di madre, fu offerto dal padre a Dio quale novello Samuele ed affidato alle premurose cure della nonna. In gioventù fu attratto dalla vita solitaria ed il suo anziano padre spirituale lo iniziò all’ascetismo. Soddisfatto per gli ottimi risultati raggiunti, il suo maestro lo mandà al monastero di Medikion per completare la sua formazione. San Niceforo aveva appena fondato tale nuovo complesso religioso presso Triglia, sulla costa meridionale della Propontide che si affaccia sul Mar Nero, ed il numero ancora infimo di monaci gli permise di seguire al meglio Niceta per prepararlo alla vita religiosa. Lieto delle sue naturali inclinazioni e della sua docilità alle particolari esigenze della vita monastica, nel 790 gli fece conferire l’ordinazione presbiterale dal patriarca Tarasio e lo associò a sè nel governo della comunità. Nel 813, alla morte del fondatore, Niceta gli succedette a pieno titolo alla guida della comunità e con l’aiuto del monaco Atanasio, esperto economo della casa, riuscì ad incrementare l’importanza del monastero sino a contare un centinaio di membri, che lo spinsero contro la sua innata umiltà ad acettare la dignità di egumeno. Nell’815 l’imperatore bizantino Leone V l’Armeno scatenò la persecuzione iconoclasta e Niceta fu una delle prime vittime: gettato in prigione, fu poi rinchiuso nel forte di Masalaeon in Asia Minore. L’imperatore lo richiamò poi a Costantinopoli per indurlo a cedere e riuscendo infine a fargli abbracciare le sue teorie eretiche. Niceta fu poi aiutato dagli amici, in particolare San Teodoro Studita, ad aprire gli occhi e tornare all’ortodossia, ma il sovrano si vendicò del tradimento esiliandolo nell’isoletta di Santa Gliceria, ove fu sottoposto a non poche torture per mano dell’eunuco Antimio, grande nemico dei minaci fedeli al culto delle sacre icone. Nella notte di Natale dell’820 Leone V fu assassinato e Niceta tornò così in libertà, preferendo però non tornare a Medikion ma ritirandosi a vita austera in una dipendenza del monastero presso Costantinopoli. Qui morì il 3 aprile 824. Le spoglie del santo furono riportate al monastero di Medikion, ove furono ricevute trionfalmente. San Teodoro Studita, che a suo tempo aveva deplorato la sua defezione, pronunziò il suo elogio e lo proclamò insigne difensore delle immagini. La sua “Vita” fu scritta da uno dei suoi monaci, Teostericto, che con lui era vissuto, e perciò assume particolare valore.
Autore: Fabio Arduino
Non dire a nessuno che la tua mano ti fa male
Non dire a nessuno che la tua mano ti fa male, perché un giorno potrebbero torcertela. Non svelare a nessuno la fonte delle tue lacrime, perché sapranno come ferirti.
Non mostrare mai le tue debolezze, perché potrebbero essere usate contro di te.
Non confidare i tuoi segreti, altrimenti diventerai schiavo delle tue stesse paure.
Viviamo in un mondo strano,
dove l’onestà viene tradita,
il traditore è creduto,
il bugiardo è rispettato
e chi dice la verità viene rifiutato.
Web.
mercoledì 2 aprile 2025
La creazione
Non disprezzare ma
Non disprezzare mai chi è più debole di te. A volte, è proprio colui che consideravi insignificante a diventare il tuo sostegno. E la gentilezza donata senza aspettarsi nulla in cambio ritorna sempre—quando meno te lo aspetti, ma quando ne hai più bisogno.
La morte è la curva della strada,
La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
di Fernando Pessoa
Raccoglimi
“Raccoglimi”
Vieni
inseguimi tra i cunicoli della mia mente
tastando al buio gli spigoli acuti delle mie paure.
Trovami nell’angolo più nero
osservami.
Raccoglimi dolcemente scrollando la polvere dai miei vestiti.
Io ti seguirò.
Ovunque.
Saffo
Pietà!...
Che nel buio mi guardi.
Batte, da lunge l’ore
La bronzea squilla. È tardi.
Spiega la notte l’ale....
Io prego, inginocchiata,
Convulsa, al capezzale
Di mia madre malata.
Pietà!...
Sul terreo viso immoto
Cala come un sudario.
Dio dell’ombra e del vuoto.
Che salisti il Calvario,
Che portasti la croce,
Che cingesti le spine,
Ascolta la mia voce.
Allontana la fine,
Pietà!
Pietà di lei che soffre,
Pietà di lei che muore.
Che vuoi da me?... M’avvinghia,
O implacabil Dolore;
Copri di strazi e d’onte
I miei tristi vent’anni,
Scavami sulla fronte
Le rughe degli affanni,
Fa che d’amor, di gioie,
Fa che di tutto priva
Io sia, tranne di lagrime....
Ma che mia madre viva.
Pietà!
martedì 1 aprile 2025
Neve di Febbraio.
E' silenzio mortale:
Scende del verno la bianca compagna
Tacitamente pel cielo invernale,
E augel non batte l'ale;
Piomba il torrente nella valle scura
Con rumor sordo che mette paura,
Mute, bianche e deserte
Son le vie del paese,
Le campagne di neve ricoperte
Sembrano paurose ombre distese
In lontananza. E' un mese
Che nevica, e sfinito in su lo strame
Giace coi figli il povero ha fame.
O bimbi fortunati,
Ch'entro sale dorate
Lietamente vivete, carezzati
Da una madre amorosa, or voi pensate
Alle capanne buie e desolate,
Ove la madre e i figli a poco a poco
Mancar si vede, e non han pan nè fuoco.
E' come fior gentile
Che sboccia a mezzo il vierno
La carità d'una mano infantile;
Chè al mondo il riso e il pianto han molto alterno
Per voler superno.
Ma il sol già torna e si scioglie la neve:
Bambini, chi ben fa, ben riceve.
Clinio Quaranta
Ascolta questa soave melodia
1° aprile Santa Maria Egiziaca
Eremita e penitente
IV secolo
Patronato: Prostitute pentite
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
Emblema: Ampolla d'unguento
Culto liturgico.
Autore: Joseph-Maria Sauget
Soli
Sulla spiaggia solitaria
mi avvio a camminare,
respiro fresca l'aria
con la brezza del mare.
Camminando scalzo i piedi,
intanto incontro a me
tu corri e mi vedi
e sono in braccio a te.
Cadiamo sulla sabbia,
in bocca baci e sale,
carezze pien di rabbia
ma non ci facciamo male.
Amarci così furtivi
Amore è stato uno sballo
ci sian sentiti vivi
è stato troppo bello.
Mentre mi possedevi
con la dolcezza pura
mi baciavi e dicevi:
-non è un'avventura.
C'eran due corpi in uno
sulla spiaggia solitaria,
sfiniti ed appagati
abbiam guardato in aria.
Il cielo era sereno
sereno il nostro cuore.
Un sogno senza freno
ma carico d'Amore.
Sol così ci è permesso
di amarci così tanto
con tanti compromessi
e pieni di rimpianto.
Lucia nei suoi sogni.
Questo Amore
Ho pensato e ripensato,
nonostante le mie pene
il mio cuor non è cambiato
sempre più ti vuole bene.
Ci incontriamo solo in sogno
ma il cuor ti vuol vicino
per non sentire il bisogno,
fa i capricci d'un bambin
Non dubitare del mio Amore.
Non dubitare mai di me.
Son con te a tutte l'ore.
Voglio bene solo a te.
Lucia nei suoi sogni...........
La vipera convertita
Appena che la Vipera s’accorse d’esse vecchia e sdentata, cambiò vita. S’era pentita? Forse. Lo disse ar Pipistrello: – Me ritiro in un orto...

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Luisa Nason scrittrice dei primi del 900. Famose le sue poesie e i racconti per bambini .Molto presente nei testi dei libri di s...
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« Miei cari amici vicini e lontani buonasera » ( Palermo , 20 settembre 1902 – Rodello , 24 gennaio 2002 ) è stato un conduttore radio...
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Nata a Busana sull'Appennino Reggiano (1898 - 1986) Scrittrice e poetessa che per cinquant'anni ha raccontato la sto...