giovedì 3 aprile 2025

La vipera convertita

Appena che la Vipera s’accorse d’esse vecchia e sdentata, cambiò vita.
S’era pentita? Forse.
Lo disse ar Pipistrello: – Me ritiro
in un orto de monache qui intorno,
e farò penitenza fino ar giorno
che m’esce fòri l’urtimo sospiro.
Così riparerò, con un bell’atto,
a tanto male inutile ch’ho fatto…
– Capisco: – je rispose er Pipistrello –
la crisi de coscenza è sufficente
per aggiustà li sbaji der cervello:
ma er veleno ch’hai sparso fra la gente,
crisi o nun crisi, resta sempre quello.
Trilussa

Se piove il 3 aprilante

 


“Se piove il 3 aprilante quaranta dì durante”

Recita così un popolare proverbio toscano, che serviva soprattutto agli agricoltori per capire qual’era il tempo migliore per la semina e i raccolti.....Ma non ci sono più le stagioni di una volta 🐞

Vorrei saper...



Vorrei saper quanti baci fur dati
dal dì che i baci furono inventati:
baci di vecchie e di guancie grinzose,
baci di dame e di volti di rose,
baci di bocche insipide e sdentate,
baci d’amore e di labbra infuocate,
timidi baci e baci di fanciulla,
baci di bimba, che sanno di nulla,
baci lunghi, e colpevoli e innocenti;
e doppi baci e baci lunghi e ardenti,
baci di fiori, di frondi e di sole,
fetidi baci e baci di viole…
Vorrei saper quanti baci ne fur scambiati
e a te, fanciulla, averli io tutti dati.


Igino Ugo Tarchetti

Ad una rondine

 

Ad una rondine

 Buon dì, madonna rondine! La prima
Siete che vienmi quest'anno a trovare.

Siam dunque giunti a maggio,
Che vi affrettate i nidi a riattare?...
E avete fatto un felice viaggio?
D'onde venite? Forse dall'Egitto?


Come si fa all'amore in Oriente?
Che dicon le severe
Vetuste mummie dell'età presente?

Mi fu detto che sotto un capitello
D'una colonna di un tempio d'Osiri,
Un nido possedete che è modello
Della vecchia arte greca;
Nè vi gravita sopra un'ipoteca.
Siete, rondini mie, persone agiate,
Io vivo in due stanzette appigionate.

Se la memoria mia non mi fa velo
Certo la mamma vostra ho conosciuto,
Una vecchia ciarliera,
Pulita, mattiniera,
Ghiotta di farfalluccie e moscerini.
Sopra una cordicella,
Ove la nonna mia già vecchierella
Sciorinava le cuffie e le calzette,
Ciaramellava da mattina a sera...
Ero felice allora,
Mi rideva dei primi anni l'aurora!
Età non è più questa,
Credi, o rondine mia, di tue canzoni...
Età non è dei canti.
Vanne a garrir dove stanno i garzoni
Dai capei d'oro, e le belle fanciulle:
Va nei prati smaglianti,
Dove a torrenti si riversa il sole
......I margini e le culle
Son ripieni di bimbi e di viole.

Benedetta la casa
Alla cui gronda i bei nidi appendete,
Voi vi recate la pace e l'amore,
Voi che i fanciulli dicono che siete
Gli uccelli del Signore.
Mi ricorda che al mio nativo tetto
Venian le nonne vostre a darsi spasso;
Ed era allor quel luogo benedetto.
Ma un dì l'allegro stuolo,
Lasciò la casa è più non è tornato,
E da quel giorno, lasso!
La sventura ha il mio tetto visitato.

I.U.Tarchetti

Iginio Ugo Tarchetti



1841- 1869

Nacque a San Salvatore Monferrato nel 1841 da famiglia benestante. Terminati gli studi classici intraprese la carriera militare, che poi abbandonò per dedicarsi alla scrittura. Stabilitosi a Milano, collaborò a riviste e giornali. Autore tra i più rappresentativi della scapigliatura milanese, sperimentatore di diversi generi letterari, animato da intenti dissacratori e da desiderio di opposizioni alle convenzioni letterarie, non scevro da realismo, sviluppò taluni motivi romantici, esaltandone l'aspetto sensuale ed erotico, ai limiti del patologico, come nel celebre romanzo Fosca , in cui riversò l'effettiva storia d'amore per una donna epilettica conosciuta ai tempi in cui esercitava il commissariato militare. Morì a Milano nel 1869.

Alcide De Gasperi

 

(Pieve Tesino, 3 aprile 1881 – Borgo Valsugana, 19 agosto 1954)

è stato un politico italiano. Prima esponente del Partito Popolare Italiano e poi fondatore della Democrazia Cristiana

E' stato il primo Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Viene oggi considerato come uno dei padri della Repubblica De Gasperi nacque in una famiglia povera: infatti i suoi genitori dovettero chiedere un sussidio allo Stato per farlo studiare. Era il primo dei quattro figli di Maria Morandini, nata a Predazzo, ed Amedeo De Gasperi. Italiano di lingua e cultura, De Gasperi nacque e si formò nel Trentino, regione che all'epoca era parte dell'Impero austro-ungarico. Si iscrisse nell'anno scolastico 1896\1897 all'Imperial Regio Ginnasio superiore di Trento, dimostrandosi studente capace soprattutto in latino, greco, italiano, lingua tedesca e propedeutica filosofica. Fin da giovanissimo partecipò ad attività politiche d'ispirazione cristiano-sociali: nel periodo degli studi universitari, a Vienna e ad Innsbruck, fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti trentini, che miravano ad ottenere un'università in lingua italiana per le minoranze italofone dell'impero. Dovette scontare per queste sue attività anche un giorno di reclusione ad Innsbruck. Nel 1905 entrò a far parte della redazione del giornale Il Trentino e in breve tempo assunse la carica di direttore, scrisse una serie di articoli con cui difendeva l'italianità e l'autonomia culturale del Trentino dai tentativi di germanizzazione proposti dalle forze politiche nazionaliste del Tirolo tedesco. Nelle elezioni del Parlamento Austriaco del 13 e 20 giugno 1911 venne eletto tra le file dei Popolari: nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civezzano. Il 27 aprile 1914 ottenne anche un seggio nella Dieta Tirolese di Innsbruck. Anche il suo impegno di Parlamentare, più che all'irredentismo, fu legato alla difesa dell'italianità e dell'autonomia delle popolazioni trentine. La sua attività propagandistica finì con l'essere tenacemente avversata dagli organi polizieschi . Inizialmente De Gasperi sperò che l'Italia entrasse in guerra a fianco dell'Austria e della Germania sulla base della Triplice Alleanza. Quando ciò non avvenne, s'impegnò perché fosse almeno mantenuta la neutralità italiana. Con l'entrata in guerra dell'Italia, anche Il Trentino fu travolto dalla censura: il numero del 22 maggio 1915 venne provocatoriamente stampato con sole pagine bianche; De Gasperi decise di sospendere le pubblicazioni per prevenire il pubblico sequestro. Durante il periodo in cui il Parlamento di Vienna rimase inoperoso (dal 25 luglio 1914 al 30 maggio 1917), De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi di guerra. Anche dopo la riapertura del Parlamento continuò a occuparsi del tema, tanto che presentò e fece approvare una legge per regolare il trattamento loro riservato. Nel 1919 aderì al Partito Popolare Italiano promosso da don Luigi Sturzo; solo nel 1921 venne eletto deputato a Roma, in quanto il Trentino fino a quell'epoca era stato sottoposto a regime commissariale. Nel 1922 si sposa con Francesca Romani. Nasceranno quattro figlie, una delle quali entrerà in monastero. Al tempo delle dimissioni di Don Sturzo da segretario del PPI De Gasperi era capogruppo alla Camera. Nel 1925 assunse la segreteria del partito popolare. Dopo l'iniziale sostegno del suo partito nella prima parte del governo Mussolini, tanto che nel 1923 i popolari cercarono inizialmente di trovare un compromesso. Successivamente si oppose all'avvento del fascismo finché, isolato dal regime, fu arrestato alla stazione di Firenze l'11 marzo 1927, insieme alla moglie, mentre si stava recando in treno a Trieste. Al processo che seguì venne condannato a 4 anni di carcere e ad una forte multa. Dopo la scarcerazione, alla fine del luglio 1928, venne continuamente sorvegliato dalla polizia e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà economiche e isolamento sia morale che politico. Venne assunto dalla biblioteca vaticana come impiegato avventizio soltanto dopo la firma dei Patti Lateranensi (1929). In quella sede passò lunghi anni di studio e di osservazione degli avvenimenti politici italiani e internazionali, nonché di approfondimento della storia del partito cristiano.  Nel 1942-43, durante la Seconda guerra mondiale, compose, insieme ad altri, l'opuscolo Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana in cui esprimeva le idee alla base del futuro partito della Democrazia Cristiana di cui sarebbe stato cofondatore. Una volta liberato il sud Italia ad opera delle forze anglo-americane, entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana (DC) nel Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il governo guidato da Ivanoe Bonomi fu ministro senza portafoglio, mentre dal dicembre del 1944 al dicembre del 1945 venne nominato ministro degli esteri. Nello stesso anno fonda il Centro Nazionale Sportivo Libertas. Nel 1945 fu nominato presidente del Consiglio dei Ministri, l'ultimo del Regno d'Italia. Durante tale governo fu proclamata la Repubblica e perciò fu anche il primo governo dell'Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, che durò fino alle elezioni del 1948. Da ricordare che il 12 giugno del 1946, allorché il consiglio dei ministri da lui presieduto procedette alla proclamazione della repubblica prima che la Corte di cassazione proclamasse i risultati definitivi del referendum del 2 e 3 giugno, egli ricoprì la carica di capo provvisorio dello Stato e dunque a lui furono trasmesse le funzioni fino allora esercitate dal re Umberto II. De Gasperi cumulò nella sua persona le due cariche di capo del Governo (presidente del Consiglio dei ministri) e di capo provvisorio dello Stato fino al 1º luglio, quando Enrico de Nicola, eletto Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno, prese ufficialmente possesso della carica. Il 10 agosto 1946 intervenne a Parigi alla Conferenza di pace, dove ebbe modo di contestare, attraverso un elegante e impeccabile discorso, le dure condizioni inflitte all'Italia dalla Conferenza. Nel gennaio 1947 ebbe luogo la celebre missione di De Gasperi negli Stati Uniti. L'apertura di un dialogo costruttivo tra i due paesi conferì a De Gasperi la motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo governo senza le sinistre e con l'apporto di un gruppo di "tecnici" guidati da Luigi Einaudi. Nell'occasione fu il terzo italiano ad essere onorato di una ticker-tape parade dalla città di New York, e sarà l'unico a ripeterne l'esperienza, nel 1951. Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono tra le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC ed il Fronte Popolare, composto da socialisti e comunisti. De Gasperi riuscì a guidare la DC ad uno storico successo, ottenendo il 48% dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia) e fu nominato Presidente del primo Consiglio dei ministri dell'Italia repubblicana. In un'Italia oberata dal ricordo di vent'anni di dittatura fascista e spaventosamente logorata dalla Seconda guerra mondiale, De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di Pace con le potenze vincitrici, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare, ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta. Cercò inoltre di risolvere a vantaggio dell'Italia la questione della sovranità di Trieste e dell'Istria, ove ebbe meno fortuna. Finanziò una rivista, Terza generazione, il cui scopo era di unire i giovani al di là dei partiti e superare la divisione tra fascisti e antifascisti. Di lì a poco, nello stesso anno, Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi in occasione del trentennale delle sue nozze con Francesca Romani.De Gasperi ne fu molto amareggiato e rispose ufficialmente all'ambasciatore Mameli che gli aveva comunicato il rifiuto:   « Come cristiano accetto l'umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Come Presidente del Consiglio italiano e Ministro degli Esteri, l'autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m'impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla segreteria di Stato un chiarimento»    

Mantenne la carica di presidente del Consiglio fino all'agosto 1953, dimettendosi a causa del fallimento della legge elettorale, denominata dai suoi avversari legge truffa. Convinto sostenitore della necessità di un'integrazione europea, e critico nei confronti dell'ingresso dell'Italia nella NATO, cui avrebbe di gran lunga preferito la creazione di una Comunità Europea di Difesa, Alcide De Gasperi si spense il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Sella (comune di Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia. Cinque giorni prima della morte, disse alla figlia Maria Romana:   « Adesso ho fatto tutto ciò ch'era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l'oggetto della propria passione incompiuto. »   Attualmente si trova sepolto a Roma, nel porticato della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Poco dopo la sua morte, iniziarono le richieste di avviare per lui il processo di beatificazione., per cui la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo Servo di Dio.

Non è possibile non pensarti


In una antica piazza,
di pietre lastricata,
Con gente che scorrazza
serena e spensierata.

Il Chianti è tutto bello,
con le dolci colline
paesi col castello
e muri di rovine.

Davanti a tal beltà
m'inchino , allor comprendo,
la nostra assurdità
di vivere correndo.

La banda del paese
incomincia a suonare
marce senza pretese,
piacevole è ascoltare.

Anche non volendo
mi sei venuto in mente,
giù nella piazza scendo
ti abbraccio dolcemente.

Son note marcette,
noi volteggiamo avvinti,
tra le braccia strette
i sogni sono vinti.

Lucia

La canzone del Mandorlo.

 


_Candidi ciuffi, buffi di cotone_
è questo, a primavera, il mio vestito:
udite, fanciulletti, la canzone
del mandorlo fiorito.
S'alzava tra le mie candide rame
l'inno giocondo di una famigliuola;
tre piccoli in un nido: avean fame,
e la madre era sola.
Mentre cercava il cibo a' suoi piccini
un colpo di fucile uccise il padre.
Con più rapidi voli a quei meschini
provvide allor la madre.
Ma un giorno, attratto dal pigolio dolente
un fanciulletto il nido le rapì,
e la povera madre inutilmente
lo cerca da tre dì.
E chiama e chiama, e come un punto nero
passa nel bianco e sfoga il duol che l'ange.
Lacrime lievi imbiancano il sentiero:
è il mandorlo che piange.

Alberto Cioci.

Questo mondo è un minestrone..


 

Egumeno


 Egumeno, hegumenos o Igumeno, ihumen (in greco ἡγούμενος?; in russo игумен?; in serbo игуман o iguman?) è il titolo con cui viene indicata la guida di un monastero nelle Chiese ortodosse, ruolo simile a quello di abate. Tale termine significa "colui che è in carica", "la guida" in greco. La persona a capo di un convento di monache è chiamata invece egumenia o ihumenia (Greco: hegumeni; Serbo: Игуманија o Igumanija; Russo: игумения).

Egumeno sta inoltre ad indicare uno dei ranghi della gerarchia monastica ortodossa o dell'Oriente cristiano in generale.

Inizialmente il titolo fu applicato in tutti i monasteri. Dopo il 1874, quando i monasteri russi furono secolarizzati[Dove, in che Stato?] e classificati in tre classi, il titolo di egumeno fu riservato solo per i monasteri appartenenti alla classe più bassa, la terza. L'abate dei monasteri delle prime due classi fu invece chiamato archimandrita.

I doveri di egumeni e archimandriti sono gli stessi, solamente durante il servizio religioso gli egumeni vestono un semplice mantello, mentre gli archimandriti ne indossano uno decorato con sacri testi, portano la mitra e tengono nella mano un bastone di legno lavorato (палица, "palitsa").

Nella Chiesa cattolica di rito bizantino il capo di un gruppo di monasteri raggruppato nello stesso territorio è chiamato Protoegumeno (Proto-ihumen, Protoihumen, Proto-egumeno).

3 aprile San Niceta di Medikion

 


Egumeno

Cesrea, Bitinia, 760 circa – Costantinopoli, 3 aprile 824

Niceta nacque a Cesarea di Bitinia verso il 760 e dopo soli otto giorni dalla nascita, rimasto orfano di madre, fu offerto dal padre a Dio quale novello Samuele ed affidato alle premurose cure della nonna. In gioventù fu attratto dalla vita solitaria ed il suo anziano padre spirituale lo iniziò all’ascetismo. Soddisfatto per gli ottimi risultati raggiunti, il suo maestro lo mandà al monastero di Medikion per completare la sua formazione. San Niceforo aveva appena fondato tale nuovo complesso religioso presso Triglia, sulla costa meridionale della Propontide che si affaccia sul Mar Nero, ed il numero ancora infimo di monaci gli permise di seguire al meglio Niceta per prepararlo alla vita religiosa. Lieto delle sue naturali inclinazioni e della sua docilità alle particolari esigenze della vita monastica, nel 790 gli fece conferire l’ordinazione presbiterale dal patriarca Tarasio e lo associò a sè nel governo della comunità. Nel 813, alla morte del fondatore, Niceta gli succedette a pieno titolo alla guida della comunità e con l’aiuto del monaco Atanasio, esperto economo della casa, riuscì ad incrementare l’importanza del monastero sino a contare un centinaio di membri, che lo spinsero contro la sua innata umiltà ad acettare la dignità di egumeno. Nell’815 l’imperatore bizantino Leone V l’Armeno scatenò la persecuzione iconoclasta e Niceta fu una delle prime vittime: gettato in prigione, fu poi rinchiuso nel forte di Masalaeon in Asia Minore. L’imperatore lo richiamò poi a Costantinopoli per indurlo a cedere e riuscendo infine a fargli abbracciare le sue teorie eretiche. Niceta fu poi aiutato dagli amici, in particolare San Teodoro Studita, ad aprire gli occhi e tornare all’ortodossia, ma il sovrano si vendicò del tradimento esiliandolo nell’isoletta di Santa Gliceria, ove fu sottoposto a non poche torture per mano dell’eunuco Antimio, grande nemico dei minaci fedeli al culto delle sacre icone. Nella notte di Natale dell’820 Leone V fu assassinato e Niceta tornò così in libertà, preferendo però non tornare a Medikion ma ritirandosi a vita austera in una dipendenza del monastero presso Costantinopoli. Qui morì il 3 aprile 824. Le spoglie del santo furono riportate al monastero di Medikion, ove furono ricevute trionfalmente. San Teodoro Studita, che a suo tempo aveva deplorato la sua defezione, pronunziò il suo elogio e lo proclamò insigne difensore delle immagini. La sua “Vita” fu scritta da uno dei suoi monaci, Teostericto, che con lui era vissuto, e perciò assume particolare valore.


Autore: 
Fabio Arduino

Non dire a nessuno che la tua mano ti fa male

 


Non dire a nessuno che la tua mano ti fa male, perché un giorno potrebbero torcertela. Non svelare a nessuno la fonte delle tue lacrime, perché sapranno come ferirti.
Non mostrare mai le tue debolezze, perché potrebbero essere usate contro di te.
Non confidare i tuoi segreti, altrimenti diventerai schiavo delle tue stesse paure.
Viviamo in un mondo strano,
dove l’onestà viene tradita,
il traditore è creduto,
il bugiardo è rispettato
e chi dice la verità viene rifiutato.
Web.

La paura contro l'ignoranza

 


mercoledì 2 aprile 2025

Ci avviciniamo alla Pasqua

 



Ginatilan, Filippine, 1654 - Guam, Isole Marianne, 2 aprile 1672
Catechista filippino, martire
Fu uno dei giovani catechisti, che accompagnarono i missionari gesuiti spagnoli, che partendo dalle Isole Filippine, sbarcarono alle Isole Ladroni, successivamente chiamate Marianne, situate nell’Oceano Pacifico Occidentale, dipendenza della Spagna, fin dalla loro scoperta nel 1521 da parte di Fernando Magellano. Pedro Calungsod Bissaya, originario della regione di Visayas nelle Filippine, era nato nel 1654 a Ginatilan (o Naga di Cebu) e fin da ragazzo frequentò la missione dei Gesuiti, divenendo poi catechista. La vita nelle Isole Ladroni, come le chiamò Magellano, era veramente difficile, giungla troppo fitta, scogliere ripide, con frequenti e devastanti tifoni, approvvigionamenti per la missione non regolari; nonostante ciò la perseveranza dei missionari fu premiata con numerose conversioni. Però un guaritore cinese, invidioso del loro successo, prese a spargere la voce fra gli indigeni, che l’acqua del battesimo fosse avvelenata, per cui alcuni bambini erano morti; per la verità questi bambini erano stati battezzati già gravemente ammalati e poi erano deceduti; ma questo bastò e molti gli credettero, rinnegando la fede cristiana e presero a perseguitare i missionari appoggiati da alcuni indigeni superstiziosi e di non retta condotta. Il 2 aprile 1672 all’alba, il superiore della missione, il beato gesuita Diego Luis de San Vitores e il giovane catechista di 17 anni Pedro Calungsod, giunsero al villaggio di Tomhom nell’isola di Guam; lì seppero che era nata una bambina, figlia di Matapang, che un tempo era stato cristiano e amico dei missionari, ma che poi convinto dal guaritore cinese Choco, era diventato contrario. Matapang rifiutò di battezzare la figlia, i missionari sicuri di poterlo convincere, radunarono i bambini e gli adulti del villaggio per pregare e cantare insieme e per parlare delle verità cristiane, invitandolo ad unirsi a loro, ma l’uomo rifiutò, gridando ed imprecando contro Dio ed i loro insegnamenti. Sempre più in preda all’odio si recò al villaggio per avere un appoggio per ucciderli, rivolgendosi ad un certo Hirao, il quale memore della bontà dei missionari in un primo momento rifiutò; nel frattempo padre Diego con il consenso della madre battezzò la bambina, quando Matapang apprese la notizia, prese a scagliare furiosamente numerose frecce contro Pietro. Il giovane catechista molto agile, riuscì in un primo momento a schivarle, poteva scappare del tutto, ma per non lasciare solo padre Diego, non lo fece, ne si difese perché disarmato, come era regola per i catechisti; alla fine fu raggiunto da una freccia al petto cadendo stramazzato, padre Diego accorse e gli diede l’assoluzione. Sopraggiunse Hirao che lo finì con un colpo alla testa, stessa sorte toccò a padre Diego Luis de San Vitores, ucciso con una lancia; i due cadaveri spogliati dalle loro poche cose, vennero portati al largo su una barca e gettati nell’Oceano. Il 6 ottobre 1985 padre Diego venne beatificato da papa Giovanni Paolo II; il 27 gennaio 2000 è stato riconosciuto il martirio del giovane catechista filippino Pedro Calungsod, il quale è stato beatificato dallo stesso pontefice il 5 marzo 2000. Primi martiri e apostoli delle Isole Marianne.
Autore: Antonio Borrelli

La creazione

Dio disse: « Mò che ho fatto Cielo e Tera,
domani attacco Luce e Firmamento,
mercoledì fò er mare, doppo invento
farfalle e fiori pe' la Primavera.
Pe' giovedì fò er Sole, verso sera
fò li Pianeti, er Fòco, l'Acqua, er Vento,
così se venerdì nun vado lento,
faccio sabbato ingrese e bònasera! »
Finì defatti er sabbato abbonora.
« Mò » disse « vojo vede chi protesta
dicenno che er "Signore" nun lavora...
Ho sfacchinato quarant'ore... basta!
Domani ch'è domenica fò festa...
e prima de fa' Adamo fò la Pasta! »
Aldo Fabrizi

Meglio essere sottovalutati....


 

Non disprezzare ma

Non disprezzare mai chi è più debole di te. A volte, è proprio colui che consideravi insignificante a diventare il tuo sostegno. E la gentilezza donata senza aspettarsi nulla in cambio ritorna sempre—quando meno te lo aspetti, ma quando ne hai più bisogno.

Don G. Zampiglione

La morte è la curva della strada,



La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.

di Fernando Pessoa


Voglio, avrò.


 

Raccoglimi

 


“Raccoglimi”

Vieni
inseguimi tra i cunicoli della mia mente
tastando al buio gli spigoli acuti delle mie paure.

Trovami nell’angolo più nero
osservami.

Raccoglimi dolcemente scrollando la polvere dai miei vestiti.
Io ti seguirò.

Ovunque.

Saffo


Pietà!...

Io t’invoco, o Signore, 
Che nel buio mi guardi.
Batte, da lunge l’ore

La bronzea squilla. È tardi.
Spiega la notte l’ale....
Io prego, inginocchiata,
Convulsa, al capezzale
Di mia madre malata.
Pietà!...

Sul terreo viso immoto
Cala come un sudario.
Dio dell’ombra e del vuoto.
Che salisti il Calvario,
Che portasti la croce,

Che cingesti le spine,
Ascolta la mia voce.
Allontana la fine,
Pietà!

Pietà di lei che soffre,
Pietà di lei che muore.
Che vuoi da me?... M’avvinghia,
O implacabil Dolore;
Copri di strazi e d’onte
I miei tristi vent’anni,
Scavami sulla fronte
Le rughe degli affanni,
Fa che d’amor, di gioie,
Fa che di tutto priva
Io sia, tranne di lagrime....
Ma che mia madre viva.
Pietà!

               

martedì 1 aprile 2025

Neve di Febbraio.

Ne la vasta campagna
E' silenzio mortale:

Scende del verno la bianca compagna
Tacitamente pel cielo invernale,
E augel non batte l'ale;

Piomba il torrente nella valle scura
Con rumor sordo che mette paura,
Mute, bianche e deserte
Son le vie del paese,
Le campagne di neve ricoperte
Sembrano paurose ombre distese
In lontananza. E' un mese
Che nevica, e sfinito in su lo strame

Giace coi figli il povero ha fame.
O bimbi fortunati,
Ch'entro sale dorate
Lietamente vivete, carezzati
Da una madre amorosa, or voi pensate
Alle capanne buie e desolate,
Ove la madre e i figli a poco a poco
Mancar si vede, e non han pan nè fuoco.
E' come fior gentile
Che sboccia a mezzo il vierno
La carità d'una mano infantile;
Chè al mondo il riso e il pianto han molto alterno
Per voler superno.
Ma il sol già torna e si scioglie la neve:
Bambini, chi ben fa, ben riceve.

Clinio Quaranta

Ascolta questa soave melodia

Ascolta questa soave melodia
che si diffonde tra gli alberi muti.
Il silenzio e" rotto dalla pioggia
che scende lentamente .
Son le lacrime degli Angeli
che dal cielo scendono giu"
e intonano una soave melodia.
Si diffonde una pace innaturale
che penetra nell"anima.
Per un breve attimo assapori l"estasi
e dopo un attimo la vita si risveglia.
G. Conti

1° aprile Santa Maria Egiziaca



Eremita e penitente
IV secolo

Patronato: Prostitute pentite
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
Emblema: Ampolla d'unguento 

Cercare di riassumere la vita di Maria, che si presenta come una composizione di Sofronio, vescovo di Gerusalemme, attribuzione contro la quale non si è potuto portare alcun argomento decisivo, è farle perdere tutto il suo sapore, la qualità principale per cui questo racconto ha potuto avere qualche interesse; in effetti il suo carattere storico è quasi inesistente anche se, come si dirà piú oltre, è stato costruito intorno ad un iniziale nucleo reale: l'esistenza di una tomba di una santa solitaria palestinese, forse proprio di nome Maria. Zosimo, ieromonaco di qualche laura palestinese, va, secondo l'abitudine, a trascorrere una parte della Quaresima nelle profondità del deserto. Credendo dapprima ad un'allucinazione si rende ben presto conto della realtà della sua visione: una forma femminile cui l'ardore del sole ha disseccato la pelle, senza altra veste che la sua capigliatura bianca come la lana. Vedendo in questo incontro la volontà della Provvidenza, Zosimo cerca di avvicinarla e vi riesce solo sulla riva di un torrente, ma la sua interlocutrice non consente ad iniziaré ia conversazione prima che il monaco le abbia lanciato il suo mantello per coprire la sua nudità. Dopo essersi reciprocamente benedetti si mettono a pregare e Zosimo vede Maria che levita nell'aria. Il monaco dubita allora di trovarsi di fronte ad una macchinazione diabolica, ma Maria lo tranquillizza chiamandolo per nome. Incitata da lui Maria comincia a raccontare la sua vita.
Egiziana di origine, a dodici anni era fuggita dalla casa paterna per condurre a suo agio ad Alessandria la vita di peccato che l'ardone dei suoi sensi reclamava. Per diciassette anni visse in questo stato. Un giorno, vedendo dei pellegrini che s'imbarcavano per Gerusalemme, spinta dalla curiorità ed in cerca di nuove avventure, si uní al gruppo, convinta che il suo fascino le avrebbe permesso facilmente di pagarsi il prezzo del viaggio. I suoi piaceri ebbero termine a Gerusalemme il giorno della festa della Croce: ella voleva infatti come gli altri, entrare nella basilica, ma ogni volta che tentava di varcarne la soglia una forza interiore glielo impediva. A questo punto sentí il richiamo del Giordano. Uscendo dalla città uno sconosciuto le diede tre pezzi d'argento che le sarebbero serviti. ad acquistare pani che dovevano essere il suo ultimo nutrimento terrestre duratole per almeno diciassette anni. Giunta a sera sulle rive del Giordano ed avendo scorto il santuario di S. Giovanni Battista, ella vi fece una visita per pregare e quindi si recò al fiume per purificarsi. In seguito ricevette la Comunione eucaristica e con questo viatico iniziò il suo lungo cammino nel deserto cammino che al momento dell'incontro con Zosimo durava già da quarantasette anni. Giunta al termine del suo racconto autobiografico Maria pregò Zosimo di ritornare l'anno dopo, la sera del giovedí santo in un luogo che ella gli indicò sulle rive del Giordano, per portarle l'Eucarestia. Zosimo fu fedele all'appuntamento e Maria traversò miracolosamente il fiume per raggiungere il monaco. Dopo essersi comunicata ed avere rinnovato l'appuntamento per l'anno successivo nel luogo del primo incontro presso il torrente, Maria riprese la sua marcia nel deserto. Tornando l'anno dopo sulla riva del torrente Zosimo si credette da principio solo, poi scorse a terra il corpo di Maria morta, rivestito ancora del vecchio mantello da lui datole due anni prima. Una scritta sulla terra gli rivelò alcuni aspetti del mistero: "padre Zosimo sotterra il corpo dell'umile Maria; restituisci alla terra ciò che è della terra, aggiungi polvere a polvere ed in nome di Dio prega per me; sono morta nel mese di pharmouti, secondo gli egiziani, che corrisponde all'aprile dei Romani, la notte della Passione del Salvatore, dopo aver partecipato al pasto mistico". Zosimo capí che Maria era già morta da un anno, il giorno stesso in cui le aveva dato la s. Comunione. Si mise subito all'opera per seppellire il corpo di lei, ma non aveva altro utensile che un pezzo di legno; aveva appena cominciato a scavare che ebbe la sorpresa di trovarsi a lato un leone che si dimostrò subito in grande familiarità con lui e che in breve tempo, su richiesta del monaco, scavò una fossa sufficiente a deporre Maria. Dopo aver ricoperto di terra il corpo della santa, Zosimo ritornò al suo monastero, dove raccontò tutta la storia all'abbà Giovanni l'egumeno e ai suoi confratelli per loro edificazione. Tutti sono concordi nel vedere in questa storia soltanto una pia leggenda, come ha scritto H. Delehave: "una creazione poetica, senza dubbio fra le piú belle di quante ci abbia lasciato l'antichità cristiana". Questa creazione letteraria, tuttavia, non è tutta pura invenzione, essa non è che lo sviluppo di una tradizione palestinese che vide la luce intorno alla tomba di una solitaria locale esistita realmente. In effetti, nella Vita di Ciriaco, opera di Cirillo di Scitovoli, l'autore racconta di una sua passeggiata nel deserto in compagnia di un certo abbà Giovanni. F. Delmas, dopo un accurato controllo tra la Vita di Maria opera di Sofronio e, contemporaneamente la Vita di Paolo di Tebe, scritta da s. Girolamo (in cui la parte di Zosimo è sostenuta da un Antonio), ed il racconto del monaco Giovanni nella l'ita di Ciriaco, cosí riassume le conclusioni del suo studio: "1) il quadro generale della vita di s. Maria Egiziaca mi sembra ricalcato sulla vita di s Paolo eremita. 2) la vita di s. Maria Egiziaca mi sembra non essere altro che uno sviluppo retorico della vita di Maria inserita negli Atti di s. Ciriaco". Giovanni Mosco, cronologicamente posteriore a Cirillo, presenta uno svolgimento diverso della leggenda di Maria, ma malgrado le divergenze, le grandi linee dei due racconti sono abbastanza simili perché si possa concludere per l'unicità del fatto originario. al quale entrambi fanno riferimento. Sofronio, di cui abbiamo già sottolineata la dipendenza da Cirillo, ha anche preso in prestito qualche dettaglio da Giovanni Mosco, in particolare la localizzazione della scoperta di Maria nel deserto al di là del Giordano. Non minore fu la popolarità di Maria in Occidente.
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Culto liturgico.
I sinassari bizantini venerano Maria al 1° aprile, qualcuno al 3 o al 4 dello stesso mese. Questa data è in relazione con il supposto giorno della morte di Maria, un giovedí santo nel mese di pharmouthi. A1 1° aprile Maria figura anche nel Typikon della laura di S. Saba. I calendari palestino-georgiani fanno di lei menzione il 1°, il 4 o il 6 dello stesso mese. Il Sinaiticus 34 (X sec.) la nomina per la terza volta il 2 dicembre. Qualche calendario siriaco la menziona ancora il 1° aprile. Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atr?b e Mal?g le dedica una lunga notizia proveniente dalla Vita di Sofronio al 6 barmudah e la traduzione geez di questo Sinassario ha conservato la stessa notizia al giorno corrispondente del 6 miyaziya. Il Calendario marmoreo di Napoli menziona Maria al 9 aprile. I primi martirologi occidentali medievali la ignorano e, a quanto sembra, Usuardo fu il primo ad introdurla al 2 aprile nel suo Martirologio con lo stesso breve elogio di s. Pelagia all'8 ottobre Pietro de' Natalibus le ha dedicato un lungo capitolo de] suo Catalogus.
Il 2 aprile divenne quindi la data tradizionale della commemoraziohe di Maria in Occidente.


Autore: 
Joseph-Maria Sauget

Soli

Sulla spiaggia solitaria

mi avvio a camminare,

respiro fresca l'aria 

con la brezza del mare.

Camminando scalzo i piedi,

intanto incontro a me

tu corri e mi vedi

e sono in braccio a te.

Cadiamo sulla sabbia,

in bocca baci e sale,

carezze pien di rabbia

ma non ci facciamo male.

Amarci così furtivi

Amore è stato uno sballo

ci sian sentiti vivi

è stato troppo bello.

Mentre mi possedevi

con la dolcezza pura

mi baciavi e dicevi:

-non è un'avventura.

C'eran due corpi in uno

sulla spiaggia solitaria,

sfiniti ed appagati

abbiam guardato in aria.

Il cielo era sereno

sereno il nostro cuore.

Un sogno senza freno

ma carico d'Amore.

Sol così ci è permesso

di amarci così tanto

con tanti compromessi

e pieni di rimpianto.


Lucia nei suoi sogni.

Questo Amore

Ho pensato e ripensato,

nonostante le mie pene 

il mio cuor non è cambiato

sempre più ti vuole bene.

Ci incontriamo solo in sogno

ma il cuor ti vuol vicino

per non sentire il bisogno,

fa i capricci d'un bambin

Non dubitare del mio Amore.

Non dubitare mai di me. 

Son con te a tutte l'ore.

Voglio bene solo a te.

Lucia nei suoi sogni...........

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