Lo scaffale di Lucia
venerdì 30 gennaio 2026
Gandhi da giovane studiava a Londra
Gandhi da giovane studiava a Londra per avvocato, negli anni della Laurea aveva un Prof. che non si sopportavano a vicenda ma il prof. cercava sempre di mettere Gandhi in difficoltà.
Un giorno alla mensa della scuola gli disse apertamente.
Gandhi lo sa che i porci e gli uccelli non possono mangiare allo stesso tavolo?
Gandhi che sapeva sempre trarsi d'impaccio senza offendere apertamente gli rispose subito:
_Ok professore me ne vado subito via volando...
giovedì 29 gennaio 2026
Giulio Ginanni
Giulio Ginanni
(Firenze, 29 gennaio 1903 – Milano, 31 luglio 1930)
è stato un comico italiano, considerato il primo maestro del XX secolo della commedia in vernacolo toscano, che ispirò molti comici successivi, fino ai giorni nostri. Morì in seguito alle complicazioni per un pestaggio da parte di uno squadrone fascista, in risposta a un suo monologo considerato critico del regime.Manifestò sin dalla tenera età un vivo interesse per l'arte recitativa, declamando poesie e testi tra le mura domestiche, e approdando già all'età di quindici anni nella compagnia di teatro vernacolare Lacchini. In seguito, si unì alla compagnia di Ermete Zacconi, il quale lo indirizzò verso il genere comico, riconoscendo in lui un talento per l'intrattenimento da avanspettacolo, antesignano del cabaret. Così, Ginanni fondò una propria compagnia di varietà e, in soli due anni di attività, compose e interpretò numerosi monologhi comici che conquistarono il pubblico, grazie anche all'incisione su dischi 78 giri. I suoi monologhi ironizzavano su figure e situazioni dell'epoca, e riscossero successo in molti teatri di Firenze, dove riscosse grande successo. Vinse anche un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer per trovare il successore di Rodolfo Valentino, dopo la scomparsa del divo italo-americano nel 1926, e forse se non fosse stato per la sua prematura scomparsa avrebbe potuto avviare una carriera cinematografica di successo. Un suo monologo di satira politica intitolato Il sindaco risultò particolarmente provocatorio per il regime fascista, causando infine il fatale pestaggio di Ginanni. Sebbene oggi, riascoltato, appaia innocuo, esso era nell'interpretazione dal vivo era arricchito di spunti satirici e allusioni a personaggi dell'epoca, risultando come una freccia avvelenata diretta contro il regime. Un gruppo di fascisti lo minacciò infatti, prima conducendolo con la forza in una cantina adornata con simboli fascisti per fargli comprendere che la sua satira stava diventando inaccettabile per il regime, e poco tempo dopo aggredendolo con violente percosse. È probabile che le lesioni riportate in quella occasione, benché non diagnosticate all'epoca, provocarono danni agli organi interni causando un'emorragia interna, che gli fu fatale alcune settimane dopo, mentre si trovava a Milano per registrare nuovi dischi. Ricoverato in ospedale, Ginanni si spense, assistito dalla sua fidanzata Rina. Dopo alcuni decenni di oblio, Giulio Ginanni tornò alla luce grazie alla pubblicazione del libro Giulio Ginanni. Monologhi e creazioni dalla libreria-casa editrice Chiari. Quest'opera, parte della collana La Commedia fiorentina del Centro studi tradizioni popolari toscane, raccolse i suoi monologhi. Alessandro Bencistà, presidente del centro studi, affermò che Ginanni fu una delle figure più amate del teatro vernacolare fiorentino e che la sua genialità si espresse al meglio nel varietà. Bencistà sottolineò la maestria di Ginanni nell'improvvisazione e nel divertire il pubblico con le sue imitazioni di artisti e l'uso del dialetto. Sicuramente Ginanni attinse al teatro popolare vernacolare venuto prima di lui, a Stenterello per intendersi, ma fu uno dei primi ad elevarne lo stile in chiave moderna e a diffonderlo attraverso i nuovi strumenti tecnologici.In questo senso Ginanni può essere considerato un precursore del teatro e del cabaret contemporaneo. Grazie alle incisioni, la sua cadenza, l'uso del vernacolo nell'evocare il riso, il ricorso a forme popolari come gli stornelli, lo resero un punto di riferimento per molti artisti successivi, quali Giovanni Nannini, Narciso Parigi, Riccardo Marasco e, in tempi più recenti, Roberto Benigni. Nel 2005 il Comune di Firenze gli ha dedicato una lapide sulla sua casa in lungarno Cellini 49-51
Harriet Beecher Stowe
Harriet Elizabeth Beecher Stowe
(Litchfield, 14 giugno 1811 – Hartford, 1º luglio 1896)
è stata una scrittrice e attivista statunitense, autrice del romanzo La capanna dello zio Tom e promotrice della causa abolizionista.Settima figlia del ministro calvinista e pastore congregazionista Lyman Beecher, fu allevata con i suoi nove fra fratelli e sorelle, in un'atmosfera di grande religiosità. Nel 1832 il reverendo Beecher si trasferì a Cincinnati, vicino al confine dell'Ohio, per fondarvi un seminario, e vi condusse i figli. Nel 1836 la ragazza sposò un collega del padre, Calvin Stowe, eccentrica figura di teologo; il matrimonio sarà allietato da una numerosa prole (sette figli). Nonostante gli impegni familiari, Harriet, su cui il nativo Nuova Inghilterra esercitò un invincibile, nostalgico fascino, cominciò a scrivere. Esordì con una serie di bozzetti su «scene e tipi fra i discendenti dei Padri Pellegrini»; questi contributi saranno raccolti e pubblicati nel 1843 sotto il titolo di Mayflower. Seguirono alcune operette di economia domestica, raccolte di canzoni e racconti popolari del New England e altri brevi scritti d'occasione. Nel corso di quegli anni la Stowe cominciò a nutrire accese simpatie per il movimento antischiavista, sostenuto anche dal padre e dalla cognata, Catherine Beecher. Nel 1850, di ritorno nella Nuova Inghilterra, Harriet, vivamente colpita da una lettera di Catherine, decise di scrivere un'opera volta a illustrare le tristi condizioni degli schiavi. Tornata nell'Est, pubblicò a puntate sul "National Era" (un giornale di Washington di impronta abolizionista) il romanzo La capanna dello zio Tom (Uncle Tom's cabin, 1852), che ebbe una immensa popolarità e sortì un ruolo importante nel promuovere la causa abolizionista. Secondo un noto aneddoto, il presidente Abraham Lincoln, incontrando l'autrice, le avrebbe detto: "So, you are the little lady who caused this big war". Tra i romanzi successivi, che non ebbero la grande notorietà del primo, si ricordano: Dred, racconto della palude desolata (Dred: a tale of the great dismal swamp, 1856, continuazione de La capanna dello zio Tom) e Cittadini d'altri tempi (Oldtown folks, 1869). La Stowe fu anche sostenitrice del vegetarianismo e fautrice di iniziative legislative per la protezione degli animali
Grande Spirito nella bellezza possa io camminare
Grande Spirito nella bellezza possa io camminare
Tutto il giorno possa io camminare
Attraverso il tornare delle stagioni possa io camminare
In bellezza possiederò di nuovo uccelli gioiosi
Sul sentiero chiazzato di polline possa io camminare
Con cavallette e rugiada ai miei piedi possa io camminare
Con bellezza davanti a me
Con bellezza dietro di me
Con bellezza sopra di me
Con bellezza attorno a me possa io camminare.
In età avanzata, vagando su un sentiero di bellezza,
possa io camminare rivivendo perfetto di bellezza.
Grande Spirito questo è ciò che chiedo.
Poesia Navajo
Il PIU’ BEL RISO
Il PIU’ BEL RISO
Il più bel riso l'ho veduto ieri
sbocciar raggiante sul visetto sporco
d'un monelluccio figlio di randagi,
con la camicia fuor dei calzoncini,
con la calza a strappi e un piede nudo.
Nel traversar la strada irta di ghiaia
il piccolo cascò. Si rialzò.
Si rimise nel piede la ciabatta
Si guardò le manine un po' sbucciate.
Si guardò intorno... e vide solo me.
E, per farmi capir ch'era gagliardo
mi rise in faccia un riso così bello,
così pien di coraggio e d'innocenza,
che quel riso divino si confuse;
con l'oro del tramonto e il blu del mare.
Ardo Mottini
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